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L'età romantica (1798-1832)

George Gordon Byron

George Gordon Byron (1788-1824) fu il più influente tra i poeti romantici inglesi. La sua poesia, infatti, creò una moda, diffusasi rapidamente in tutta l'Europa, che fu considerata la quintessenza del romanticismo. Era una poesia che si proponeva di esprimere "il male del secolo", l'inquietudine, l'irrequietezza, la malinconia e lo spirito di ribellione contro qualsiasi ordine precostituito. Accanto a questo Byron, animato da un fosco sconforto e da una disperata ribellione (elementi che favorirono il fenomeno letterario e di costume del byronismo) appare, soprattutto nelle opere appartenenti alla seconda fase della sua attività letteraria, una vena autoironica e satirica.

La vita e le opere

Nacque a Londra dalle seconde nozze di lord John Byron, che morì nel 1791 dopo aver dilapidato tutti i propri averi. Il piccolo George seguì la madre, una nobile scozzese, ad Aberdeen, dove trascorse un'infanzia infelice, angustiato da un difetto al piede che lo rendeva zoppo. Alla morte di un prozio ereditò il titolo nobiliare e la proprietà di Newstead Abbey, che gli consentì di ricevere un'educazione adeguata. Nel 1801 entrò nella scuola di Harrow, nel 1805 al Trinity College di Cambridge. In quegli anni pubblicò a proprie spese una prima raccolta di versi Fugitive pieces (Frammenti effimeri, 1806), a cui seguì Hours of idleness (Ore d'ozio, 1807), comprendente diverse liriche su temi quali l'amore, la separazione, il ricordo, il rimpianto e alcuni frammenti di traduzioni da poesie greche e latine. L'opera fu recensita negativamente dalla "Edimburgh Review": indispettito, Byron rispose con la violenta satira English bards and Scottish reviewers (Bardi inglesi e critici scozzesi, 1809), che lo rese di colpo celebre. Nello stesso anno partì per un lungo viaggio d'istruzione (Lisbona, Malta, Albania, Grecia, Costantinopoli), durante il quale iniziò la composizione dei primi due canti del Childe Harold's pilgrimage (Pellegrinaggio del giovane Aroldo). Nel 1811 rientrò in Inghilterra e a Londra trascorse anni intensissimi: cominciò a brillare nella vita pubblica dopo un acceso discorso alla camera dei Lord contro le leggi eccezionali sulla disoccupazione. In questo periodo scrisse e pubblicò, nel 1813, le cosiddette "novelle turche", The giaour (Il giaurro) e The bride of Abydos (La sposa di Abido), e nel 1814 le altre due novelle in versi The corsair (Il corsaro) e Lara, raccogliendo un successo straordinario. Byron contribuiva alla propria notorietà assumendo in pubblico gli atteggiamenti tenebrosi dei suoi eroi letterari, mentre dava scandalo per le relazioni con donne sposate e per quella presunta con la sorellastra Augusta; lo scandalo non rientrò neppure con il matrimonio di Byron, che del resto durò solo un anno. Egli allora lasciò l'Inghilterra per la Svizzera, dove scrisse il terzo canto dell'Harold e The prisoner of Chillon (Il prigioniero di Chillon), pubblicati nel 1816. Un viaggio nelle Alpi bernesi gli ispirò il dramma Manfred (1817), opera concepita più per la lettura che per la rappresentazione. Nel 1818 si trasferì a Venezia, dove la vita sregolata non gli impedì di avviare una nuova e feconda fase letteraria, nella quale, oltre all'ultimo canto dell'Harold, al poema eroicomico Beppo (1818) e a Mazeppa (1819), iniziò la stesura del suo capolavoro, Don Juan (Don Giovanni), del quale pubblicò negli anni 1819-21 i primi cinque canti. L'appassionato incontro con la patriota Teresa Guiccioli lo portò a Ravenna, dove scrisse il poemetto politico The prophecy of Dante (La profezia di Dante, 1819); nuovamente a Venezia, compose le tragedie Marino Faliero (1820), The two Foscari (I due Foscari, 1821), entrambe ispirate da quelle di Alfieri, altri drammi tra cui Cain (Caino, 1821) e il poema in ottava rima The vision of judgment (La visione del giudizio, 1821), parodia di un'elegia di Southey su Giorgio III e suo ultimo sforzo satirico. Per sottrarsi alla repressione anticarbonara fuggì con la Guiccioli a Pisa, dove si trovava Shelley, e alla morte di questo si recò a Genova, da dove, su invito dei patrioti greci, salpò per prendere parte alla guerra d'indipendenza della Grecia contro il dominio turco: giunto a Missolungi, vi morì di febbre.

I capolavori

Nel 1812 Byron pubblicò i primi due canti del Pellegrinaggio del giovane Aroldo, scritto in strofe costituite di nove pentametri rimati: l'itinerario seguito dal protagonista era il medesimo di Byron e, benché l'autore negasse decisamente, Harold era la proiezione ideale di lui stesso; in quest'opera (il terzo canto apparve nel 1816 e il quarto nel 1818) Byron dava ampio spazio al suo appassionato eccesso di amore, di odio, di ribellione, di rimpianto per la gloria storica del passato e di bisogno di giustizia. Per la prima volta compariva qui la figura dell'eroe byronano, byronic hero, che sarebbe ritornato in opere come Lara, Il corsaro e Don Juan. Gli immediati antecedenti letterari dell'eroe byroniano erano gli oscuri protagonisti dei romanzi gotici, ma un più nobile predecessore era l'orgoglioso Satana di Milton. Il suo eroe si connotava con un'origine misteriosa, un passato ambiguo, una tendenza a tutti gli eccessi, la sensibilità verso la bellezza e la natura (sola consolazione per chi è escluso da una società indifferente), l'amore sempre tragico per una donna. Nel terzo e quarto canto Byron sembrò gettare la maschera e il personaggio di Harold cedette il posto a quello del poeta stesso.

Durante la permanenza in Italia Byron ebbe modo di apprendere dai poeti epici del Rinascimento italiano e, soprattutto, dal Pulci del Morgante maggiore un nuovo stile colloquiale, flessibile ma vigoroso, adatto a esprimere una grande varietà di stati d'animo. Fu così che egli adottò l'ottava rima per il suo capolavoro, Don Juan (Don Giovanni, 1819-24), poema incompiuto che narra in sedici canti (ciascuno dei quali composto di oltre cento strofe in ottava rima) le avventure del nobiluomo spagnolo; nel poema Byron riversò liberamente ironia e idealismo, lirismo e realismo, l'osservazione del mondo e le sue sofferte esperienze umane, lo scherzo e la critica. Il tono prevalentemente sarcastico, sprezzante e irriverente non esclude brani ricchi di pathos e sensibilità. Il protagonista non appare più come il tipico eroe byroniano, e neppure come l'infaticabile seduttore della tradizione: il Don Giovanni di Byron è un donnaiolo per forza degli eventi, più che per vocazione, vittima più che attore delle proprie avventure.

Lo stile e la fortuna

Byron ebbe una formazione letteraria sostanzialmente classica e non ripudiò l'influenza della tradizione letteraria inglese e della poesia neoclassica di Pope: egli rimase quindi sordo ai contenuti e allo stile "umili" di Wordsworth e alla rivoluzione che stava avvenendo nel linguaggio poetico. Nelle sue opere egli continuò a riferirsi alla poetic diction persino in presenza di temi, personaggi o emozioni che costituivano, per il loro anticonformismo, una novità scandalosa agli occhi dei contemporanei. Talvolta la forza delle sue passioni infranse, però, la raffinata eleganza dei versi, mostrando un lato più "romantico".

La lezione del Don Juan lasciò un'impronta decisiva nella poesia europea. I suoi soggetti, poi, ispirarono numerosi musicisti romantici: G. Verdi (I due Foscari, 1844), R. Schumann (Manfred, 1849), H. Berlioz (Harold en Italie, 1834; Le corsaire, 1850), Cajkovskij (Manfred, 1885).

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