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Ostrogòti

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Le origini

Gli Ostrogoti erano una popolazione germanica, ramo dei Goti. Secondo le saghe germaniche i Goti, provenienti dalla Scandinavia, già nel sec. II, in Germania, erano divisi in due gruppi: i Teroingi o Visigoti (Goti saggi) e i Gretungi od Ostrogoti (Goti risplendenti). Nel sec. III si trovavano nella Russia meridionale, a nord del Mar Nero: gli Ostrogoti a est del Dnepr, i Visigoti a ovest del fiume stesso (donde l'identificazione Ostrogoti, Ostgothen, Goti dell'est; Visigoti, Westgothen, Goti dell'ovest). Ostrogotha, della dinastia degli Amali, il più antico re goto menzionato (ca. 250), condusse i due gruppi di Goti nella valle del Danubio, donde incominciarono le loro scorrerie nell'area dell'Impero romano. L'imperatore Decio combattendoli (251); Claudio II li sconfisse a Naisso (269); Aureliano li respinse oltre il Danubio (270-275); ma più tardi, guidati da Geberico, vinsero i Vandali e presero la Dacia (ca. 340). Seguì per loro un periodo di grande fortuna con Ermanrico, che fondò un ampio regno gotico (da cui però si allontanarono i Visigoti). In questo periodo appresero il cristianesimo (ariano). L'invasione degli Unni, verso il 370, segnò la fine di questo periodo fortunato; gli Ostrogoti rimasero soggetti agli Unni fino alla morte di Attila (453), mentre i Visigoti si rifugiavano in territorio imperiale. Anche sotto gli Unni gli Ostrogoti continuarono ad avere re della casa degli Amali e quando, con la fine di Attila, l'impero unnico si sfasciò, gli Ostrogoti ricuperarono l'indipendenza e, guidati dai fratelli Valamiro, Videmiro e Teodemiro, passarono in Pannonia, nel Norico come federati dell'impero; con Teodemiro invasero anche l'Illiria, costringendo l'imperatore Leone I a venire a patti e ad adattarsi alla loro influenza nell'impero.

Il regno degli Ostrogoti in Italia

Teodoricoio di Teodemiro, cresciuto a Costantinopoli come ostaggio (dal 462) e onorato dall'imperatore Zenone per avergli reso grandi servigi, quando succedette al padre come re degli Ostrogoti (474), li condusse nella Mesia e di là, in veste di patrizio dell'imperatore, in Italia (488-489), per abbattere Odoacre e stabilirvisi. In quattro anni l'impresa fu compiuta e Teodorico instaurò il regno degli Ostrogoti in Italia. Il governo di Teodorico (489-526), riconosciuto anche dal successore di Zenone, Anastasio, relativamente felice per la collaborazione con i Romani e l'alleanza con Franchi, Vandali, Burgundi e Visigoti, fu nell'ultimo periodo travagliato da una grave crisi politico-religiosa; il regno degli Ostrogoti perdette le alleanze coi vicini regni romano-barbarici e subì l'urto della politica di restaurazione cattolica e imperiale degli imperatori Giustino e Giustiniano. All'estinzione della dinastia filoromana degli Amali (vedi Amalasunta, Atalarico, Teodato), Giustiniano mise in atto la riconquista dell'Italia con la guerra greco-gotica (535-553), condotta da Belisario e Narsete. La prima fase della guerra terminò nel 540 con la conquista bizantina di Ravenna e la cattura del re Vitige e Matalasunta. Gli Ostrogoti si ripresero tuttavia con Baduila, detto Totila (l'Immortale), succeduto nel 541 a Ildibado ed Erarico, che giunse a riconquistare Napoli e Roma; ma nel 552 fu vinto e ucciso a Tagina da Narsete. Poco dopo anche l'ultimo re goto, il valoroso Teia, morì in battaglia presso i monti Lattari (553). Spente le ultime resistenze nel 555 (Conza) gli Ostrogoti furono parte deportati in Oriente, parte arruolati nell'esercito imperiale, parte si trasferirono in Gallia.

La vita culturale

Durante la dominazione degli Ostrogoti nell'Italia, per tanto tempo funestata dalla guerra, le manifestazioni culturali più notevoli appartengono all'età di Teodorico e agli anni immediatamente successivi, quando fiorirono Boezio, Cassiodoro, Ennodio, Massimiano, tardi esponenti della cultura romana. Nel campo dell'arte, le testimonianze più insigni sono quelle di Ravenna: il palazzo (perduto) e il mausoleo di Teodorico, il Battistero e Sant'Apollinare Nuovo. Alla vigilia della guerra greco-gotica San Benedetto di Norcia fondò i monasteri di Subiaco, poi di Montecassino (verso il 529) e dettò la Regola del più importante ordine monastico dell'alto Medioevo. Ispirato al diritto romano è il cosiddetto Editto di Teodorico, nel quale alcune disposizioni integrative a favore delle classi rurali, prese da Totila durante la guerra (e poi revocate da Giustiniano) manifestano una singolare sensibilità per i problemi sociali. Ma, nel complesso, la cultura dell'età gotica può considerarsi debitrice, in tutti i suoi aspetti positivi, di quella romana.

Bibliografia

G. Romano, Le dominazioni barbariche in Italia, Milano, 1940; L. Halphen, Les barbares, Parigi, 1948; G. Pepe, Il medioevo barbarico in Italia, Torino, 1959; E. Bartolini, I Barbari, Milano, 1970; L. Musset, Le invasioni barbariche. Le ondate germaniche, Milano, 1989.

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