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Bòbbio

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comune in provincia di Piacenza (45 km), 272 m s.m., 106,46 km², 3816 ab. (bobbiesi), patrono: san Colombano (23 novembre).

Generalità

Centro della media val Trebbia, alla confluenza del torrente Bobbio nel Trebbia. Indiscusso capoluogo economico e turistico della valle, si trova nell'Appennino Emiliano, non lontano dai confini con la Lombardia, il Piemonte e la Liguria. Un tempo importante stazione lungo la via del sale, è oggi relativamente decentrato rispetto alle maggiori arterie di traffico commerciale.

Storia

Le origini di Bobbio si confondono con quelle dell'abbazia fondata nel 614 dal monaco irlandese san Colombano e ordinata secondo la regola benedettina. Primo monastero occidentale posto sotto la diretta sovrintendenza del papa (628), l'abbazia fiorì soprattutto sotto i Franchi, divenendo uno dei centri monastici più influenti e ricchi d'Italia;il suo celebre scriptorium fu, con quello di Montecassino, all'avanguardia nel trascrivere e conservare preziosissimi scritti antichi (i manoscritti e i codici superstiti dell'antica biblioteca dell'abbazia sono oggi sparsi nelle biblioteche di diversi paesi). L'abitato si sviluppò a partire dal sec. X intorno alla nuova abbazia, trasferita più a valle, diventando sede episcopale nel 1014. Indebolita dai conflitti tra abate e vescovo, nel 1230 la città fu costretta a giurare fedeltà a Piacenza. Entrata a far parte dei domini viscontei nel sec. XIV, nel 1436 fu infeudata ai Dal Verme che la conservarono fino al 1748, allorché passò al Regno di Sardegna.

Arte

L'abitato conserva numerose testimonianze del periodo signorile. Nella parte alta del paese sono i resti del castello Malaspina (1440), con il poderoso maschio oggi sistemato a museo. Il duomo, costruito nel sec. XI e rimaneggiato a partire dal sec. XIII, ha una facciata del 1436. Alle spalle del duomo è il ponte sul Trebbia (detto “del Diavolo” o “Gobbo”, a undici arcate diseguali); forse anteriore alla fondazione dell'originaria abbazia ma documentato dal sec. XII, fu ampliato nei sec. XVI-XVII. Notevoli i palazzi Olmi, Malaspina e un edificio trecentesco con archi gotici comunemente chiamato “casa di Teodolinda”. Nel cuore del borgo è il monastero fatto costruire dall'abate Agilulfo verso il Mille in sostituzione dell'originario cenobio. Il complesso attuale risale al 1456-1522; dell'antica basilica protoromanica sono visibili solo un breve tratto dell'abside e parte della torre campanaria (sec. XI). All'interno sono la decorazione pittorica di Bernardino Lanzani (1526), il coro ligneo del 1488 e, nella cripta, l'arca marmorea (1480) con le reliquie di san Colombano. Sempre nella cripta si trovano resti di un mosaico del sec. XII. In località Callegari di Cassolo si trova l'interessante Museo Etnografico Val Trebbia.

Economia

L'industria è attiva nei settori elettrotecnico (resistenze elettriche), termotecnico, metalmeccanico, della lavorazione del tabacco, chimico (resine), dei giocattoli e dell'abbigliamento. Di rilievo sono anche le attività legate allo sfruttamento delle acque termali e il turismo culturale ed escursionistico. Specializzata è l'agricoltura, rivolta alla coltivazione di cereali, foraggi, uva e alla raccolta e lavorazione di funghi e primizie. All'allevamento bovino e suino è legata la produzione lattiero-casearia e degli insaccati (pancetta, culatello e coppa DOP).

Curiosità

Marco Bellocchio vi girò il film I pugni in tasca (1964).