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basìlica

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Lessico

Sf. [sec. XV; dal greco basilikós, reale, da basiléus, re].

1) Termine architettonico che designa sia l'edificio pubblico romano (basilica civile, o forense) sia l'edificio cultuale cristiano .

2) Insegna della Camera Apostolica, detta anche “gonfalone pontificio”. È a spicchi rosso e oro, sormontata da un globo ornato dalla croce; l'asta che lo regge reca il simbolo delle chiavi papali.

Architettura: basilica civile

Nei suoi elementi essenziali, si definisce come un ambiente coperto, a pianta rettangolare, suddiviso in più navate da colonnati o da pilastri, con l'ingresso generalmente su uno dei lati lunghi. Il problema dell'origine di tale edificio (se sia cioè un organismo peculiare romano o derivi da prototipi orientali) non è stato ancora risolto. Le prime basiliche di cui si abbia notizia sorsero a Roma in età repubblicana con funzioni di centro degli affari (Porcia, 184 a. C.; Fulvia Emilia, 179 a. C.; Sempronia, 169 a. C.), ma, oltre alla presenza di una grandissima basilica a Pompei del 150-130 a. C. (quindi in un periodo ancora di influenza greca), si considera anche l'esistenza, nota dalle fonti, di un portico colonnato coperto ad Atene (la stoá basíleios, sede di tribunale, da cui deriverebbe il nome) e di una sala ipostila a Delo (rettangolare, a cinque navate, con ingresso sul lato lungo) molto simile alle sale ipostile egizie (in cui la navata centrale, come nelle basiliche, era più alta delle laterali). Si è anche ipotizzato che il nome derivi dai portici delle città ellenistiche, che avrebbero influito in ambiente italico attraverso le colonie greche. La testimonianza di Vitruvio ci permette di stabilire che già fin dagli inizi dell'impero la basilica svolgeva anche alcune funzioni giudiziarie e amministrative. Architettonicamente lo sdoppiamento di funzioni venne risolto con l'aggiunta di uno o due vani absidati sui lati brevi, nei quali aveva sede il tribunal. Sempre in età augustea la basilica trovò la sua sistemazione urbanistica definitiva come uno degli edifici principali del foro, verso il quale si rivolgeva il lato lungo con l'ingresso. La massima realizzazione di questo tipo si ebbe con la basilica Ulpia (sec. II d. C.) nel Foro Traiano, opera di Apollodoro di Damasco, con due ampie absidi e cinque navate. L'ultima grande basilica forense, la basilica di Massenzio (inizi sec. IV), rappresenta invece, con le sue dimensioni enormi e con le navate laterali risolte in possenti arcate susseguentisi, un momento di transizione fra le tradizionali forme monumentali romane e l'elaborazione della nuova architettura bizantina.

Architettura: basilica cristiana

La pianta basilicale (o longitudinale) si presenta rettangolare, a tre o cinque navate, con quella centrale più alta, copertura “a capanna”, ingresso su un lato breve, in corrispondenza dell'abside sull'altro. Anche per la basilica cristiana il problema dell'origine è controverso: accettata fino al sec. XIX l'ipotesi di L. B. Alberti che la faceva derivare da un tipo di aula basilicale esistente in alcune case private romane, si è cercata una relazione sia con edifici sacri e profani, sia con la basilica forense (vista nella sua funzione di luogo di ritrovo), sia con le sale per le udienze nei palazzi degli imperatori romani. In ogni caso non si hanno documenti sull'esistenza di basiliche adibite al nuovo culto in epoca anteriore a Costantino (sec. IV) e inoltre una precisa codificazione della liturgia si ha solo con il Concilio di Nicea (325). Nella basilica cristiana si ha una netta divisione fra l'area riservata al culto (il presbiterium, cioè l'abside con l'altare, il ciborio, il coro) e l'area riservata ai fedeli (il quadratum populi, cioè le navate), divisione spesso accentuata dall'iconostasi (fila di colonne con architrave e arco trionfale) e dal diverso livello del pavimento. A Roma le prime basiliche (sec. IV e V) furono quelle di S. Maria Maggiore, S. Sabina, S. Giovanni in Laterano. Come le basiliche pubbliche anche le basiliche cristiane furono soggette a numerose varianti, come l'edificio a navata unica e transetto (S. Simpliciano a Milano, sec. IV). Il transetto, che compare alla fine del sec. IV, definisce la cosiddetta pianta a “croce latina” e produce, all'incontro con le navate longitudinali e il presbiterio, o una grande volta a crociera o una cupola o una torre. Un'altra variante è quella ravennate a tre navate, con influenze orientali (S. Giovanni Evangelista, 425-450; S. Apollinare in Classe, 549) mentre articolate con numerose absidi e navate (fino a nove, come a Cartagine, a Tipasa, a Dāmūs el-Harīta) sono le basiliche africane, considerate uno dei modelli delle moschee.

Diritto canonico

Canonicamente, le basiliche si suddividono in maggiori, o patriarcali, e minori. Delle prime – sei in tutto – quattro si trovano a Roma, e precisamente le basiliche urbane di S. Salvatore sul Celio (S. Giovanni in Laterano, chiesa cattedrale di Roma) e di S. Maria Maggiore e quelle extraurbane di S. Pietro e di S. Paolo: in esse l'altare maggiore è riservato al papa e tra le loro prerogative è la “porta santa”, aperta negli anni santi; le altre due basiliche maggiori sono S. Francesco e S. Maria degli Angeli in Assisi. Basiliche minori sono attualmente diverse chiese di Roma. Il diritto canonico riconosce il titolo di basilica alla chiesa che soddisfi alle condizioni di antichità e valore artistico o religioso; clero adeguato al servizio liturgico; rendite sufficienti; sacre reliquie e suppellettili cospicue; precedente solenne consacrazione. Alla basilica competono i privilegi del gonfalone pontificio, del tintinnabolo (asta con all'estremità superiore una campanella) e della cappa magna per i canonici.

Bibliografia

R. Schultze, Basilika, Berlino-Lipsia, 1928; G. Giovannoni, La tecnica della costruzione presso i Romani, Roma, 1955; G. Matthiae, Le chiese di Roma dal IV al X secolo, Bologna, 1962; F. Gandolfo, Le basiliche armene. IV-VII secolo, Roma, 1982.