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Carlo I (re d'Inghilterra)

re d'Inghilterra (Dumferline 1600-Londra 1649). Secondo figlio di Giacomo I, salito al trono nel 1625, si fece subito pessima fama sciogliendo il suo primo Parlamento che gli concedeva solo un settimo della somma richiesta. La necessità di danaro l'obbligò a convocarlo di nuovo e il Parlamento gli presentò la Petition of Right (Petizione di Diritto, 1628). Carlo I acconsentì con riluttanza, ma quando i Comuni vollero protestare contro la sua politica ecclesiastica giudicata troppo favorevole ai cattolici, sciolse nuovamente il Parlamento. La concezione di Carlo I secondo cui il re era responsabile solo di fronte a Dio, e a lui un buon suddito doveva obbedire come all'unto del Signore, comportava necessariamente l'intolleranza. Avendo il Parlamento messo in discussione le prerogative reali, doveva essere sciolto. E per 11 anni Carlo I governò senza Parlamento (1629-40). Conclusa la pace con la Francia (1629) e la Spagna (1630), trascurò la politica estera e la ricerca dell'equilibrio sul continente. Ristabilì ogni genere di tributi e balzelli caduti in disuso, prendendo misure odiose e molto impopolari. Anche in politica ecclesiastica suscitò vasti scontenti, reclamando la sua supremazia in tutte le questioni ecclesiastiche. Volle imporre innovazioni anche in Scozia (1637), ma provocò una rivolta armata e invano sperò di restaurare la sua autorità con la forza. Obbligato a firmare il Trattato di Berwick (1639), decise di convocare il Parlamento in Inghilterra per guadagnarne l'appoggio e rinnovare la guerra contro la Scozia. Quando il Parlamento si radunò (1640), il re, non trovandolo arrendevole ai suoi desideri, lo liquidò in pochi giorni (Parlamento Corto, 13 aprile-5 maggio 1640). Raccolto un debole esercito, fu nuovamente sconfitto dagli Scozzesi, che si dimostrarono più desiderosi di un accordo col Parlamento che col re. Non avendo altra scelta, Carlo I lo convocò il 3 novembre 1640 (Parlamento Lungo, la cui durata si protrasse fino al 1660) e non poté opporsi alla revoca degli espedienti finanziari del 1630; dovette inoltre assicurare che si riunisse ogni due anni e che non potesse essere sciolto senza il suo stesso consenso. Nel 1641 tentò di corrompere i suoi principali oppositori in Scozia e i cattolici irlandesi per formare un esercito da mandare contro il Parlamento, ma i suoi intrighi fallirono; nel 1642 tentò di arrestare in Parlamento cinque dei principali membri dei Comuni, ma ebbe come risposta le 19 Proposizioni (giugno 1642) che miravano a ridurlo a un mero sovrano titolare. Fu la guerra civile (1642-45), alla fine della quale il re, sconfitto, cercò invano di tergiversare in lunghe trattative. Fuggì allora nell'isola di Wight (1647) e si alleò con gli Scozzesi, impegnandosi a riconoscere il presbiterianesimo per tre anni in cambio dell'aiuto a tornare sul trono. La coalizione fu però sconfitta (Preston, 1648) e il re, portato in giudizio di fronte a una corte nominata da un Parlamento epurato di tutti i realisti, nel 1649 fu condannato a morte e decapitato. § Mecenate (alla sua corte lavorarono W. Dobson, Pourbus il Giovane, Rubens e Van Dyck) e collezionista, raccolse sculture antiche e capolavori della pittura italiana e fiamminga; alla sua ricca collezione si unirono poi quella ereditata dal fratello Enrico e la raccolta Gonzaga (acquistata nel 1627-28 per il tramite del duca di Buckingham). Di quest'ultima facevano parte le celebri tempere col Trionfo di Cesare del Mantegna, oltre a opere di Correggio, Lotto, Parmigianino, Giorgione, Tiziano e Reni. Dopo la sua morte, gran parte della collezione passò in quelle del cardinale Mazarino (e di qui al Louvre), dell'arciduca Leopoldo Guglielmo e di Filippo IVi Spagna.