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Leóne XIII

(al secolo Gioacchino Pecci), papa (Carpineto Romano 1810-Roma 1903). La sua famiglia era originaria di Siena, ma da tre secoli si era trasferita a Carpineto. Di alto livello sociale, il giovane Pecci poté fruire di un'ottima educazione sotto la guida dei gesuiti. Buon umanista, conseguì la laurea in teologia nel 1832 ed entrò nell'Accademia dei Nobili Ecclesiastici. Perfezionò poi i suoi studi presso l'Università della Sapienza. Protetto da Gregorio XVI e consacrato sacerdote nel 1837, iniziò una brillante carriera curiale. Fu, tra l'altro, delegato apostolico di Benevento, dove si distinse per l'inesorabile lotta al brigantaggio, e a Perugia, dove combatté carbonari e liberali, ma perseguì un'interessante politica scolastica e culturale (si era agli inizi del neotomismo). Nel 1843 fu nominato arcivescovo e andò nunzio a Bruxelles, dove rimase fino al 1846. La sua opera politica, complicata dal conflitto tra cattolici e liberali e da varie questioni sull'insegnamento della teologia nell'Università di Lovanio, non fu a Roma da tutti apprezzata. Egli però godette delle simpatie di re Leopoldo ed ebbe modo di fare conoscenza con le prime esperienze sociali in campo cattolico. A esse s'ispirò quando, come papa, fece elaborare la famosa enciclica sociale Rerum Novarum del 1891. Nominato vescovo a Perugia nel 1846, perseguì una politica filoromana; nel 1853 diventava cardinale e nel 1877 camerlengo di Santa Romana Chiesa. Eletto papa nel febbraio 1878 con l'appoggio del cardinale Billiot, iniziò un pontificato caratterizzato da una fisionomia particolare: tra quello autoritario e rigido di Pio IX e quello di Pio X, nel corso del quale fermenti, movimenti e tendenze che erano in gestazione nell'epoca leonina giunsero a un punto di rottura con il cosiddetto “modernismo”. L'azione di Leone XIII condusse a un mutamento notevole nell'atteggiamento della Chiesa romana nei riguardi degli studi: con l'enciclica Aeterni Patris del 1879 il tomismo venne dichiarato filosofia “ufficiale” della Chiesa cattolica; furono incoraggiati anche gli studi biblici (enciclica Providentissimus Deus, 1893); vennero invece ribadite le dottrine del Concilio Vaticano I sull'ispirazione globale della Scrittura e sul rapporto Scrittura-Tradizione (un punto fermo contro protestantesimo e critica radicale). La posizione papale contro socialismo-liberalismo-protestantesimo fu sempre intransigente (linea di Pio IX) e rimase immutata la diffidenza per il principio di libertà di coscienza, intesa in senso illuministico, permissivo. Interessante è stata invece l'apertura sociale, indice di una nuova mentalità, di un nuovo adattarsi al processo d'industrializzazione che ha messo in crisi la visione cattolica del mondo, anche se nulla di rivoluzionario vi fu in tale mutamento (tradizione, famiglia, proprietà rimasero principi fermi). La Rerum Novarum, con la concessione dell'accesso all'Archivio Vaticano agli studiosi (lettera Saepenumero considerantes), rimane forse il fatto più importante del pontificato leonino, che pure si trovò ad affrontare con difficoltà attacchi da tutte le parti (persecuzione anticattolica di Bismarck; anticlericalismo della Terza Repubblica francese; ostilità del governo italiano verso i cattolici, ecc.). In questo senso la politica di papa Leone XIII rientra in quella più vasta di tutta la Chiesa nell'evoluzione mondiale del sec. XIX.

Bibliografia

E. Soderini, Il pontificato di Leone XIII, Milano, 1932; G. Antonazzi, L'enciclica Rerum Novarum, testo autentico e relazioni preparatorie dai documenti originali, Roma, 1957; F. Spadafora, Leone XIII e gli studi biblici, Rovigo, 1976.