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Novecènto (arte)

termine con cui si suole designare la corrente predominante nelle arti figurative italiane nel periodo tra le due guerre, corrente che trovò precisa identificazione con la cultura sviluppatasi durante gli anni del fascismo. La denominazione risale al 1922, anno in cui si costituì a Milano il gruppo dei Pittori del Novecento. Sorto su premesse di recuperi culturali dell'arte del passato, da quella dei primitivi a quella del Rinascimento (orientamenti neoclassici trovarono manifestazione nell'ambito della pittura metafisica e in quello della rivista Valori plastici), e sul proposito di “fare dell'arte pura italiana ispirandosi alle sue purissime fonti, sottraendola a tutti gli “ismi” di importazione”, tale gruppo (A. Bucci, L. Dudreville, A. Funi, E. Malerba, P. Marussig, U. Oppi e M. Sironi), fu consacrato dalla prima mostra ufficiale tenuta nel marzo del 1923 alla Galleria Pesaro di Milano. Il gruppo s'allargò nelle esposizioni successive (Biennale di Venezia del 1924 e rassegne milanesi, specie quella del 1926 organizzata alla Permanente da Margherita Sarfatti) per l'adesione di altri artisti (A. Tosi, A. Wildt, Arturo Martini, C. Carrà, F. Casorati, F. Messina, F. Carena e poi ancora V. Guidi, M. Marini, A. Bartoli, M. Campigli, R. Melli, fino alle presenze, peraltro brevi, di G. Morandi e F. De Pisis), tra i quali i migliori seppero giungere, pur nella varietà di temperamenti e qualità di ricerca, a risultati che andarono oltre ai caratteri propri dell'arte del Novecento. Contro questa, d'altro canto, vivace fu l'opposizione attuata dall'attività svolta da artisti isolati o raccolti in gruppi (Scuola romana, Sei pittori di Torino, Corrente) che maturarono la propria ricerca sulle diverse strade dell'espressionismo, del cubismo, dell'astrattismo. Una valutazione critica sull'opera delle singole personalità che in misura diversa contribuirono allo sviluppo della cultura artistica del Novecento appare ancor oggi di complessa definizione (si pensi alla variazione offerta dal movimento di Strapaese), in un'epoca ancora così fluida per l'azione costante di studi, di revisioni, di verifiche e di recuperi come è quella della cultura contemporanea.