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Orissa

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Generalità

Stato (155.707 km²; 33.795.000 ab. secondo una stima del 1994; capitale Bhubaneswar) dell'India, nel Deccannordorientale; affacciato a E e a SE al golfo del Bengala, confina con gli Stati del Bengala Occidentale a NE, del Bihar a N, del Madhya Pradesh a W e dell'Andhra Pradesh a SW. L'Orissa è amministrativamente diviso in 16 distretti; lingua principale è l'oriyā, religione prevalente è quella induista. § Morfologicamente lo Stato comprende il settore settentrionale dei Ghati Orientali, il bacino medio e inferiore del fiume Mahanadi (che qui alimenta il lago artificiale di Hirākud), le propaggini meridionale dell'altopiano di Chota Nagpur e una fascia costiera pianeggiante di origine prevalentemente alluvionale. Risorse economiche sono l'agricoltura (riso soprattutto, poi semi oleosi, iuta, canna da zucchero, cotone, tabacco, legumi, curcuma), cui è addetto il 75% della popolazione attiva, l'allevamento (bovini, caprini, ovini, bufali), la pesca e lo sfruttamento delle foreste, che occupano il 36% della superficie dello Stato. Dal sottosuolo si estraggono minerali di ferro, cromo e manganese, carbone e calcare, che alimentano l'industria metallurgica (cromo a Jajpur; manganese a Joda e Jeypore; alluminio a Hirākud) e soprattutto quella siderurgica (Rourkela, Barbil); le altre industrie sono sviluppate nei settori alimentare, cartario (Rayagada, Choudwar, Brajarajnagar), chimico (fertilizzanti a Rourkela), del vetro (Barang), del cemento (Bargarh, Rajganpur), tessile (Choudwar, Jharsuguda, Bargarh) e meccanico (Kansbahal, Choudwar). Città importanti, oltre alla capitale, sono Cuttack, Rourkela, Berhampur, Puri e Sambalpur. Turismo.

Storia

Estremo confine orientale dei popoli indoariani, nel 261 a. C. venne conquistato da Aśoka. Tornato indipendente alla fine della dinastia Maurya, l'Orissa ebbe un notevole periodo di gloria ed espansione sotto l'imperatore Khāravela, dopo il quale ripiombò nell'oscurità fino alla conquista di Samudragupta (metà del sec. IV). Dopo il succedersi di varie dinastie locali di scarsa importanza e la conquista da parte del Bengala e poi di Harṣa, regnò sull'Orissa la dinastia del Gaṅga orientale (ca.650-1434), dominatori di tutta la striscia costiera dall'Hooghly al Krishna, ed edificatori dei maggiori monumenti religiosi oriyā. Fiaccati dalle lotte con il Bengala musulmano, i Gaṅga furono spodestati dai Sūryavaṃśi, pure grandi conquistatori, ma dal 1540 lo Stato non poté più reggere agli assalti dei musulmani, e finì per cadere definitivamente in mano ai Moghūl sul finire del sec. XVI. Nel 1751 passò ai Marāṭhā e nel 1803 agli Inglesi, che vent'anni dopo lo divisero in tre distretti facenti parte della Bengala Presidency e in vari staterelli tributari. All'inizio del sec. XX cominciarono le agitazioni per rivendicare l'unione anche politica delle popolazioni di lingua oriyā. Nel 1950 è entrato a far parte dell'Unione Indiana.

Arte

Le più antiche testimonianze artistiche risalgono all'epoca Maurya, quando la regione fu conquistata dal re Aśoka, che a Dhauli (località vicina alla città di Bhubaneswar) fece incidere suoi editti su una roccia, sulla quale è scolpita a tutto tondo una grande protome di elefante. Oltre che a Dhauli, le più antiche documentazioni archeologiche e artistiche sono testimoniate dalla città greca di Śiśupālgarh, collocabile tra il sec. III a. C. e il sec. IV d. C., dai complessi giainici di Kandagiri/Udayagiri (sec. I a. C.-sec. I d. C.), questi ultimi costituiti da più di trenta grotte rupestri in genere di piccole dimensioni e irregolarmente disposte, formate da una o più celle, spesso con antistante veranda pilastrata. A Sitābhiñji (Orissa settentrionale) è stato rinvenuto un affresco rupestre con scena di parata reale attribuito al sec. IV. Dal sec. VII al XIII l'Orissa fu uno dei maggiori centri artistici dell'India, caratterizzato da una produzione architettonica in stile “settentrionale” con varianti locali, documentata nei numerosi templi di Bhubaneswar, a Puri (tempio di Jagannātha, iniziato nel 1136) e a Konārak, nel tempio del Sole, della metà del sec. XIII, quest'ultimo dalla forma di enorme carro trascinato da sette cavalli, tre a nord e quattro a sud, con dodici paia di ruote scolpite sul plinto simboleggianti i dodici mesi o segni dello zodiaco. La tradizione scultorea raggiunse i più alti livelli, espressa soprattutto nella rappresentazione della coppia mithuna e di gruppi erotici.