La leggenda

Leggendario re della Britannia. Nacque verso la fine del sec. V quando gli Anglosassoni avanzavano vittoriosamente verso l'Ovest. Figlio di Uther Pendragon e di Igraine (personaggi mitici) e nipote di Ambrosio il Tiranno, per aver strappato dalla viva roccia la spada Excalibur ebbe il diritto al trono della Britannia. Capo delle forze della Britannia celtica (516), gli si attribuiscono 12 vittorie di cui forse soltanto l'ultima a Mount Badon (520 ca.) è storica. Secondo l'immaginazione di tardi biografi si attribuisce ad Artù la conquista di Scozia, Irlanda, Islanda, Danimarca, Norvegia, Gallia e Spagna. Giunto alle porte di Roma, ebbe notizia di sedizioni in patria e del fatto che il nipote Mordred aveva sedotto la sua sposa, Guenevere (Ginevra). Rientrò allora in Britannia con Walwain (Galvano), suo ambasciatore, che venne ucciso durante lo sbarco; Guenevere fuggì nascondendosi in un convento, mentre Mordred si ritirò presso la baia di Camban (Cambula) in Cornovaglia, dove avvenne lo scontro finale. Secondo Malory, Artù, ferito a morte, consegnò la sua spada Excalibur a sir Bedevere con l'ordine di gettarla nell'acqua. Apparve allora un piccolo vascello con molte belle dame e una regina che portarono l'eroe nella valle di Avalon, dove si dice ch'egli ancora attenda, con la sorella Morgan le Fay, di ritornare tra i suoi e guidarli alla vittoria.

La letteratura

Leggendario eroe di numerosi romanzi ciclici medievali (vedi cavaliere), ne troviamo tracce nella letteratura celtica del sec. VI. Notizie su di lui si riscontrano in Gildas (ca. 540), De excidio et conquestu Britanniae, nel poema Gododdin del bardo Aneurin, nella Historia Bretonum di Nennio (ca. 800), negli Annales Cambriae (ca. 955) che riferiscono la battaglia di Mount Badon, in The Spoils of Annwn (sec. X). Nei racconti di Kulhwch and Olwen del Mabinogion (sec. XIII e XIV), Artù è rappresentato come il re delle fate. Nel sec. XII la fama di Artù si diffonde in Inghilterra (cfr. le Gesta regum Anglorum di William di Malmesbury e l'Historia regum Britanniae di Goffredo di Monmouth, tradotta dal poeta normanno Wace di Jersey, verso il 1155, nel Roman de Brut). La leggenda prende una forma mistica definitiva in Chrétien de Troyes. Layamon si rifà al modello della cronaca di Wace e scrive il Brut. Nel sec. XIII la leggenda viene ripresa in Germania a opera di Goffredo di Strasburgo e Wolfram von Eschenbach col Parzival. Nel sec. XIV abbiamo un'importante fioritura anonima in Inghilterra con Arthur, The Alliterative Morte Arthure (1360), Le Morte Arthur, nonché altre romanze che rappresentano gli sviluppi collaterali della leggenda. Nel sec. XV Thomas Malory riprende questo tema con Le Morte Darthur, stampata da W. Caxton nel 1485. Nel rinascimento inglese il giovane principe Artù ispira tutta l'opera della Faerie Queene (1590; La regina delle fate) di E. Spenser. Nell'età vittoriana il poeta A. Tennyson rimaneggia la leggenda nel poema Idylls of the King (1850-85). L'americano Edwin Arlington Robinson scrive tre poemi sulla trilogia arturiana: Merlin (1917), Lancelot (1920) e Tristram (1928). Mark Twain ci offre una romanza burlesca dal titolo A Connecticut Yankee in King Arthur's Court (1889); Un americano alla corte di re Arturo). Infine, del 1958 è l'opera dello scrittore inglese Terence Hanburg White, dal titolo The Once and Future King (Re passato e futuro).

Bibliografia

C. Williams, The Figure of Arthur, Oxford, 1948; R. S. Loomis, Arthurian Tradition and Chrétien de Troyes, New York, 1949; J. S. P. Tat-lock, The Legendary History of Britain, Berkeley, 1950; R. S. Loomis, Wales and the Arthurian Legend, Cardiff, 1956; idem, Arthurian Literature in the Middle Ages, a Collaborative History, Oxford, 1959; D. D. R. Owens, Arthurian Romance, Seven Essays, Londra, 1970.

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