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Sassànidi

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(o Sasanidi). Dinastia dell'antico Iran. Fondata da Ardashīr I (dagli autori occidentali citato anche come Artaserse) nel 224 d. C., prese il nome da Sāsān, un antenato di Ardashīr, ultimo sacerdote del tempio di Zarathustra a Persepoli prima della distruzione compiuta da Alessandro Magno. Sotto la guida di Ardashir I, i Sassanidi spodestarono i Parti e crearono un impero che, al tempo della sua massima espansione sotto Šāpūr II (309-379), andava dalla Georgia alla Penisola Arabica, dall'Indo alla Mesopotamia. La dinastia svolse un ruolo politico e religioso fondamentale per tutta l'Asia mediterranea nei secoli compresi tra il III e il VII. Con i Sassanidi lo zoroastrismo divenne religione di Stato e cementò la rinascita nazionalista persiana, anche attraverso la persecuzione del cristianesimo e del manicheismo. La dinastia sassanide diede inoltre alla Persia un notevole impulso alle lettere e alle arti con traduzioni di opere dalla lingua greca e siriaca, e un'efficiente amministrazione su base feudale piramidale che costituì un modello per i futuri dominatori arabi. A differenza della struttura adottata dai Parti, che riservava ampie autonomie alle città, i Sassanidi organizzarono uno Stato fortemente accentrato, con capitale a Ctesifonte sul fiume Tigri. Il ruolo principale nell'amministrazione era ricoperto dal Gran Visir, il primo ministro incaricato di svolgere le mansioni del sovrano in caso di sua assenza. Ministri (divan), agenti e addetti alla riscossione delle entrate completavano l'organico. L'esercito era organizzato e addestrato per reparti: fanteria, cavalleria e truppe corazzate, che impiegavano elefanti. I generali rispondevano del proprio operato direttamente all'imperatore. Per quattro secoli l'impero sassanide sostenne lunghe guerre, con esiti alterni, contro Roma e poi, dal V secolo, contro Bisanzio. La figura principale della dinastia è Khusraw (Cosroe) I Anusharwn (531-579), che fu rivale di Giustiniano. Dopo questo fiorente periodo lo stato sassanide fu sconvolto da lotte dinastiche, cui si aggiunsero crisi economiche e sociali che portarono rapidamente al declino della potenza persiana, costretta anche a fronteggiare a Est i barbari delle steppe, dai Kusāna agli Unni. I Sassanidi furono debellati, tra il 634 e il 651, da un nuovo nemico (la popolazione araba), che giunse quasi inatteso ai confini dell'impero. L'ultimo re, Yezdegerd III, fu messo in fuga e assassinato nel 651 nel Khorasan.

Arte

I Sassanidi crearono una forma di arte ufficiale che, pur rifacendosi per programmi e realizzazioni all'eredità secolare dei predecessori Parti, introduceva e assimilava elementi orientali e occidentali. L'urbanistica rivestì un ruolo di primo piano: accanto alle riedificazioni dei centri dei Parti vennero fondate città nuove, e in entrambi i casi furono costruiti grandiosi palazzi, concrete espressioni della forza del potere centrale. Le coperture lignee vennero sostituite definitivamente da volte (generalmente a botte) e cupole in muratura, quasi sempre in mattoni; il sistema a volta, già diffuso nell'architettura partica, fu arricchito dall'introduzione della cupola su pennacchi. Caratteristici dell'architettura sassanide sono la rigida impostazione gerarchica nella suddivisione degli spazi interni e l'utilizzo come vestibolo monumentale dell'īvān, un ambiente coperto a volta, chiuso solo su tre lati, già noto nell'architettura partica. La decorazione delle architetture è affidata a rivestimenti ceramici policromi, anche a mosaico, e a stucchi a motivi geometrici e floreali; la decorazione a stucco invade tutte le superfici, anche le colonne, creando un effetto di maestà e grandiosità destinato a colpire i visitatori. Dei monumenti più importanti giunti fino a noi si ricordano il palazzo di Ardashīr a Firūzāb ād, quello di Šāpūr I a Bishāpūr, di Bahrām V a Sarvistan e il complesso di Qaṣr-i-Shirin, fatto erigere da Khusraw (Cosroe) II (590-628) per la sua sposa. Famoso è anche il palazzo di Ctesifonte (Tāq-i-Qisrā), la capitale. Nel campo dell'architettura religiosa sono numerosi i "templi del fuoco", che generalmente presentano una struttura quadrata circondata da un corridoio con quattro aperture, in corrispondenza dei punti cardinali.

La scultura trova espressione nei rilievi, soprattutto rupestri; quelli di Bishāpūr e di Naqsh-i-Rustam, dove si esalta il trionfo di Šāpūr su Valeriano (battaglia di Edessa del 260 d. C.), risentono anche dell'influsso del rilievo celebrativo romano. Il tema centrale dell'esaltazione del sovrano viene trattato tramite l'introduzione della rappresentazione frontale del re, contrapposta alle rappresentazioni di profilo delle figure di secondo piano: in questo modo il re è immediatamente riconoscibile come figura dominante. Alcuni rilievi rupestri più tardi provengono da Tāq-i-Bustan, residenza venatoria dei sovrani sassanidi: qui il tema dominante è la caccia. Nella descrizione del sovrano appare il tema caratteristico del "galoppo volante": nell'intento di rappresentare le figure in rapido movimento, uomo e cavallo vengono "fermati" in corsa e ritratti in parte di profilo (cavallo e gambe del cavaliere), in parte di fronte (torso e viso del cavaliere). Durante il regno sassanide venne ripresa anche la produzione di oggetti in vetro, sospesa dal momento del crollo del regno achemenide (sec. IV a. C.); forse anche grazie alla presenza di artigiani occidentali vennero introdotte tecniche di lavorazione in uso nel mondo romano: le opere più diffuse sono coppe e vasi colorati soffiati a stampo e intagli con decorazione sfaccettata. Numerosi oggetti preziosi di produzione sassanide sono giunti nel mondo occidentale, diffondendone i motivi decorativi e stilistici: si tratta di tessuti, piatti, coppe e vasi in argento, oro e bronzo decorati con scene religiose, di caccia, di banchetto, di danza.

Bibliografia

R. Ghirshman, Parthes et Sassanides, Parigi, 1962; V. Lukonin, Iran II. Des Séleucides au Sassanides, Ginevra, 1967; C. Schippmann, Die iranischen Feuerheiligtümer, Berlino, 1971; Q. Camu, Deux grand rois: les Xusró, Parigi, 1987.

Per l'arte

K. Erdmann, Die Kunst Irans zur Zeit des Sasaniden, Berlino, 1943; R. Ghirshman, Arte Persiana - Parti e Sassanidi, Milano, 1962; idem, La civiltà persiana antica, Torino, 1972; M. Contat, L'art sassanide, Parigi, 1985.