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arcàico

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Lessico

agg. (pl. m. -ci) [sec. XIX; dal greco archaikós, antico].

1) Risalente alla più remota antichità, primitivo, primordiale, specialmente riferito al momento iniziale di un ciclo naturale, di un processo storico o artistico. In geologia (come sm.), Arcaico è sinonimo di Archeano e di Azoico, quali termini intesi a indicare il più antico dei due periodi dell'Archeozoico; secondo alcuni autori l'Arcaico (o era arcaica) precede il Precambriano e va inteso come la prima delle due ere costituenti l'eone criptozoico, in sostituzione del termine Azoico o era azoica, in disuso.

2) Che rievoca l'antico. In particolare, di artisti e di stili che adottano consciamente modi e forme propri di un'epoca passata o di una fase primitiva.

Arte

Nell'arte greca è detto periodo arcaico il periodo che va dal definitivo stanziamento di Dori e Ioni alla supremazia di Atene (sec. VIII-metà del V a. C.). La raggiunta unità intellettuale e religiosa si esprime nei santuari e nei giochi nazionali. L'arte è strettamente connessa con la nuova religione delle divinità olimpiche e antropomorfiche, rappresentate in statue singole o in gruppi frontonali; ma soprattutto nella definizione della tipologia del tempio si ha la vera rivoluzione rispetto all'età precedente. Il culto non è più privato (come nel mégaron) né legato a una stirpe regale: si costruisce quindi il tempio, come protezione per il simulacro del dio comune, con il vasto spiazzo antistante per l'altare dei sacrifici. Lo stile ionico, per l'influenza dell'alto livello culturale delle colonie asiatiche, presenta delle caratteristiche raffinate ed elaborate, ed è incline alla ricchezza di particolari preziosi e fantastici. Lo stile dorico, invece, si costituisce da elementi di origine nordica, ed è attento alle masse di materiale da esaltare in possenti squadrature geometriche, in ritmi semplici e robusti (l'Heraion di Olimpia; il complesso di Paestum). Oltre al tempio, si vengono elaborando in questo periodo altri edifici destinati a inserirsi nell'ambiente naturale, come il teatro, lo stadio, l'ippodromo. Anche nella scultura si distinguono le due correnti: la dorica si esprime in forme nettamente squadrate, aliene dal particolarismo e da qualsiasi idea di moto (per esempio il Cleobi di Polimede di Argo; Delfi, Museo); la scultura ionica ricerca preziosità e pittoricismo attraverso l'eleganza del contorno e le sottili vibrazioni dei panneggi (per esempio l'Hera di Samo, Parigi, Louvre; il Trono Ludovisi, Roma, Museo Nazionale Romano). Alla fine del sec. VII a. C. si delinea uno stile attico, con centro ad Atene, che si accosta al dorico per la composizione frontale, ma attenua la rigidezza dei volumi con gradazioni chiaroscurali di tipo ionico (il Moscoforo, Atene, Museo dell'Acropoli; il tipo kóre). Alla produzione ceramica delle isole, a decorazioni di animali e mostri fantastici, si sovrappone la ceramica protocorinzia, corinzia e laconica, ancora di tipo orientale nella decorazione fantasiosa in nero, bianco e marrone sul fondo rosso dell'argilla. Solo col sec. VII a. C. comincia la ceramica attica, con lo stile a figure nere (600-530 a. C.) e lo stile a figure rosse (530-480 a. C.).