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tèmpio

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Lessico

(anticamente tèmplo), sm. (pl. tèmpi o tèmpli) [sec. XIV; latino templum].

1) Spazio delimitato ai suoi lati da una linea che lo separa dal terreno profano per conferirgli la sacralità necessaria al compimento dei riti religiosi. Funzione del tempio è di ricreare nel suo spazio le condizioni del piano divino, operandone una trasposizione sulla Terra. Oggi, luogo sacro al culto e, più propr., edificio a ciò dedicato, dove – secondo la fenomenologia religiosa – i fedeli si radunano per cercare il contatto con la realtà divina.

2) Edificio destinato alla memoria di persone illustri, alla celebrazione di un simbolo: il tempio voltiano a Como; tempio votivo. Fig., luogo quasi sacro, da rispettare e venerare: la scuola, una volta, era un tempio. Poetico, il cielo, il Paradiso.

Religione

Diversità di cultura e di concezione religiosa determinano forme e funzioni dello “spazio sacro” e da esse derivano anche le diverse denominazioni date al tempio: Casa degli Antenati, Casa di Dio, Tomba dell'eroe tutelare (il nucleo sacro, che assicurava protezione e durata alla città, allo Stato ecc.). Dove il tempio è inteso come “Casa della divinità”, la sua parte più sacra è accessibile solo ai sacerdoti, perché in essa Dio si manifesta; nelle religioni misteriche il tempio è luogo di iniziazione e di passaggio ai vari gradi nella sperimentazione della realtà del divino; nelle religioni che si richiamano a un fondatore storico il tempio è luogo di culto e assieme scuola per l'insegnamento della sua dottrina; quasi sempre il tempio è sede dei sacrifici, che creano il rapporto fra l'uomo e Dio.

Architettura

Forma originaria del tempio sumero fu la stessa della casa dell'uomo: una cella minuscola, che si ergeva sopra una vasta piattaforma, costruita con muri molto spessi, muniti di finestrelle. Più tardi la cella del dio (o santuario) fu notevolmente ampliata e attorno alla piattaforma si aggiunsero cortili e sagrestie. Poi la piattaforma divenne il primo gradino di una piramide amputata; l'evoluzione si compì in età neosumera (III dinastia di Ur), quando il santuario fu affiancato da due stanze, arricchito di un pronao, da un naos e da un opistodomo. Contemporanea a questi tempi sorse la ziqqurat, a forma di montagna e portante sulla terrazza la “sala dell'attesa” del Dio: di stretto significato religioso, la ziqqurat era figura della montagna, che sale verso il cielo avvicinando gli uomini a Dio. Tempi e ziqqurat sumeri furono comuni anche ai Babilonesi, agli Elamiti, agli Assiri e ai neo-Babilonesi. In Egitto il primo tempio del periodo protodinastico era in legno, delimitato da un vasto spazio recintato e con l'entrata recante alle due estremità un'asta. Avvicinandosi al tempio s'incontrava uno steccato e al di là di questo si accedeva alla cappella fatta di graticcio. Quando al legno si sostituì il marmo, l'ingresso fu formato da un mastodontico pilone sormontato dalle aste (da 4 a 10). Si entrava quindi in un grande cortile con colonnati ai lati e stanze per il faraone. Fra lo steccato e la cappella si allineavano diverse sale e una serie di colonne; si accedeva poi al pronaoalla sala ipostila, ad altri vestiboli folti di colonne e finalmente si giungeva al santuario, una piccola stanza nella quale erano conservati la barca sacra e il tabernacolo in legno, dove si conservava il simulacro del dio. Lo spazio attorno ai vestiboli era destinato al culto degli dei paredri e associati, ai magazzini ecc. In Grecia il tempio deriva dal mégaronmiceneo con l'aggiunta della peristasi, cioè del colonnato che lo circonda, e viene formandosi architettonicamente nel sec. VII a. C. assumendo forme canoniche nel VI e nel V. I santuari più antichi sono costituiti da una sala rettangolare preceduta da un portico a due colonne e divisa talora in due navate da due o più colonne assiali per facilitarne la copertura; il colonnato centrale è presente ancora nella “basilica” di Paestum, con fronte enneastilo (composto di nove colonne), della metà del sec. VI o posteriore. La peristasi esterna (già l'antico mégaron di Termo è incluso, nel sec. VIII a. C., in un colonnato semiellissoidale) si sviluppa nella prima metà del sec. VII a. C.: l'Hekatonpedon II di Samo (660-650 a. C. ca.), con peristilio di 6×18 colonne, contiene già le premesse del successivo sviluppo architettonico del tempio greco, nella forma allungata della cella propria dei templi più antichi (in seguito sarà divisa in pronao, che precede la cella, in naos, cella vera e propria, e opistodomo, ambiente posteriore) e nella mancanza del suo colonnato centrale, mentre la copertura poggia su pilastri addossati alle pareti, primo accenno alla divisione in 3 navate (quella centrale maggiore con il simulacro della divinità) frequente in seguito. Tra il sec. VII a. C. e l'inizio del VI si attuano il passaggio dalla struttura lignea a quella lapidea e la formazione degli ordini dorico e ionico. Tempi dorici sono diffusi soprattutto in Grecia (tra i più antichi quelli di Era ad Argo e ad Olimpia e quello di Corfù, del 585 a. C. ca., il primo tutto in pietra) e nell'Occidente greco, dove sono anzi più numerosi e spesso più grandi (Paestum, Siracusa, Agrigento, Selinunte) e con ricca decorazione scultorea in pietra (in precedenza i templi erano ornati soprattutto da terrecotte dipinte). Grandi tempi ionici, con peristasi a più file di colonne, si hanno invece a Efeso e Samo. Regolarizzato nella pianta, studiato nelle proporzioni anche per quanto riguarda le deviazioni ottiche, ornato di sculture marmoree nelle metope e nei frontoni, il tempio dorico raggiunge la sua maggior perfezione nella prima metà del sec. V a. C. (Egina, Olimpia) per culminare nel Partenone, iniziato nel 447 a. C. L'ordine ionico, usato nella seconda metà del sec. V anche ad Atene per templi di forme particolari (tempietto anfiprostilo di Atena Nike; Eretteo), troverà invece realizzazioni imponenti nel sec. IV a. C. nel tempio di Atena Poliade a Priene e nelle colossali ricostruzioni ellenistiche dei tempi di Efeso, Samo, Mileto. In età ellenistica il tempio greco non è però più il monumento principale della città, anche se gli architetti cercano di trovare varianti alle soluzioni canoniche (per esempio Ermogene) e si estende l'uso di tempi a pianta circolare e dell'ordine corinzio. I tempi etrusco-italici, di cui restano in genere solo le fondazioni e la ricca decorazione fittile (Pirgi, Veio, Falerii, Orvieto, ecc.), sono caratterizzati da un podio con scalinata anteriore e da una maggiore larghezza rispetto alla lunghezza; molto profondo è infatti il pronao con due o più file di colonne, dietro il quale si sviluppa una larga cella talora tripartita. L'elevato era generalmente di legno e materiali fragili. In Roma i tempi più antichi sono di tipo etrusco (Tempio Capitolino), ma dal sec. III o II a. C. assumono, sotto l'influenza ellenistica, forme esterne greche (l'ordine di gran lunga preferito è quello corinzio), pur conservando l'alto podio, il pronao largamente aperto, la prevalenza della facciata (il tempio romano è spesso addossato contro uno sfondo). Numerosi sono anche i tempi circolari, dedicati a particolari divinità come Vesta. In età imperiale i tempi romani presentano forme monumentali variate e particolarmente complesse, soprattutto nelle province orientali (Baalbek, Palmira). Nella Cina antica l'adorazione del dio e i sacrifici si compivano su di una piattaforma elevata in terra battuta. Più tardi l'unica terrazza si accompagnò ad altre, il pavimento venne lastricato e furono costruite scale di accesso, balaustrate e l'altare. L'altare ebbe poi un apposito edificio, con facciata a lato largo e tetti diversi, che diventarono ondulati dopo il 1500 a. C. Il buddhismo, penetrato in Cina nei sec. I-II d. C., adattò il tempio cinese alle sue esigenze: ripetendo in esso i moduli del tempio indiano, accentuò la tendenza verticale (forma di torre), mentre la struttura della facciata rimase ligia ai canoni cinesi. In Giappone i primi tempi ebbero la forma della casa dell'uomo: un tempio modesto, piuttosto un'edicola, in cui conservare gli oggetti simbolici. Il buddhismo, introdotto dalla Cina verso il 500 d. C., diede alla pagoda la forma cinese, con alcune modifiche ispirate ai gusti giapponesi. In India i primi tempi copiarono la capanna indigena; scavati nelle grotte, i tempi obbedirono a due tipologie: il caitya, vero luogo di culto, formato da una sala rettangolare con abside, portale a forma di ferro di cavallo e volta a botte, il vihāra, piuttosto un luogo di soggiorno e di riunione dei monaci, nel quale, vicino alla sala rettangolare, si aprivano le celle. Nella religione induista il tempio prese poi la forma di un'edicola culminante a forma di torre, formata da terrazze piramidali, o delimitata da verticali incurvate, o con i due stili mescolati. In ulteriori sviluppi il tempio indiano prese sempre più l'aspetto di una vera chiesa. Nei Paesi attorno all'India (Champa, Cambogia, Birmania, Siam e Giava) alcuni tempi ripetono i motivi di quello indiano; in altri è più pronunciato l'apporto delle varie culture nazionali. Presso gli antichi Ebrei, costituita l'unità nazionale, fu eretto un tempio a Gerusalemme: aveva forma rettangolare con ingresso a est; era lungo 35 m, largo 10. Al suo interno era diviso in tre sezioni: vestibolo (lungo 5 m), luogo santo (lungo 20 m), luogo santissimo (lungo 10 m). Maya, Aztechi e Inca, come pure altre grandi popolazioni amerindie, praticavano il culto di astri e pianeti e i loro tempi sorsero quindi sopra le alte montagne (Inca) o sopra gigantesche piramidi mozze. Nel cristianesimo primitivo non si può parlare di tempi, ma solo di domus ecclesiae, luoghi di culto, di riunione per i fedeli e scuola per i catecumeni. Durante le persecuzioni i cristiani si rifugiarono nelle catacombe, in cui si trovano fatture semplici ma gentili di una vasta simbolistica cristiana. Dopo l'Editto di Costantino (313), vari tempi pagani con alcune modifiche furono trasformati in tempi cristiani. I primi tempi cristiani furono a forma di croce e volti a oriente; in seguito assunsero le più diverse forme architettoniche. Nei tempi orientali rimase invece il richiamo simbolico alla croce. In Francia e in altri Paesi dell'Europa centrale si sviluppò il gotico, che eliminò le masse murarie senza significato costruttivo. Il Rinascimento operò all'inizio del sec. XV un ritorno al classicismo antico e al protocristiano con un accentuato interesse per le costruzioni a sistema accentrato. Il razionalismo del sec. XVIII richiamò a una revisione semplificatrice, ma a un suo completo successo si oppose un ritorno all'antico, ristudiato con spirito archeologico e riproposto come modello insuperabile. In ambito moderno, mentre prevale la tendenza a far scomparire buona parte del repertorio tradizionale, nell'architettura religiosa il movimento non è così iconoclastico. In genere si sente l'influenza del nuovo gusto, soprattutto nella semplificazione degli schemi, ma senza un'alta ispirazione creatrice.

Bibliografia

H. Berve, G. Gruben, I templi greci, Firenze, 1963; G. Gruben, Die Tempel der Griechen, Monaco, 1966; H. Kaehler, Der Römische Tempel, Berlino, 1970; F. Coarelli, A. Rossi, Templi dell'Italia antica, Milano, 1980.