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clàssico

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Lessico

agg. e sm. (pl. m. -ci) [sec. XV; dal latino classícus].

1) Che concerne gli autori greci e latini considerati, soprattutto durante l'Umanesimo e il Rinascimento, modelli di perfezione artistica. Arte classica, arte greca e romana fino alla decadenza dell'Impero romano; periodo classico nell'arte greca il periodo tra l'arcaismo e l'ellenismo (convenzionalmente tra il 525 a. C. e la morte di Alessandro Magno 323 a. C.); cultura classica, che tiene conto della civiltà letteraria e complessiva lasciata dagli antichi Greci e Romani in quanto periodo esemplare, nella storia della civiltà occidentale, di maturazione dell'uomo; istruzione classica, ramo della scuola media superiore, composto da un biennio (ginnasio) e da un triennio (liceo classico), in cui la cultura classica viene approfondita dal punto di vista storico, artistico e linguistico.

2) Di stile conforme ai modelli dei migliori scrittori. Per estensione, qualunque forma artistica che ha come caratteristiche essenziali il ritmo, l'armonia, l'equilibrio, la compostezza dello stile. Anche come sm. pl.: i classici. Per estensione, i migliori autori di un genere letterario e anche le opere più rappresentative di qualunque settore dell'arte: i classici del giallo; Moravia è ormai un classico.

3) Tipico, tradizionale, caratteristico: “Aspettava la cena nella classica poltrona” (Fogazzaro); quello è il classico avventuriero. Privo di eccentricità, che denota gusto sicuro, in quanto aderente a una tradizione: quel cappotto è di linea classica. Usato assol. come sf. (classica), nel ciclismo: classico di apertura, la Milano-Sanremo; classico di chiusura, il Giro di Lombardia.

4) Fisica classica, fisica non quantistica e non relativistica, in contrapposizione a fisica moderna, le cui basi sono poste nella teoria dei quanti e nella teoria della relatività.

Economia

Per scuola classica, nell'accezione più generale possibile, si intende un periodo particolare della storia del pensiero economico che va all'incirca dal 1750 al 1870, i cui contributi più importanti vennero forniti da economisti inglesi. I principali esponenti di questa scuola furono A. Smith, D. Ricardo, T. Malthus, J. S. Mill, K. Marx, e F. Quesnay. Non c'è tuttavia accordo tra i cultori di storia del pensiero economico su quali pensatori far rientrare nella scuola classica. Per esempio Marx era solito individuare in W. Petty nel sec. XVII il primo pensatore classico e in Ricardo l'ultimo; J. M. Keynes invece considerava come scuola classica gli sviluppi del pensiero realizzatisi da D. Ricardo a Pigou. Ancora più controverso è stabilire i principali contenuti teorici elaborati da questa scuola. Si può dire tuttavia che le problematiche economiche vennero affrontate da un punto di vista prettamente macroeconomico, in cui centrali risultavano i temi della produzione, distribuzione e determinazione del valore delle merci. La validità della legge di Say – secondo cui il sistema dei prezzi è in grado di eliminare qualsiasi forma di squilibrio a livello macroeconomico –, il legame tra accumulazione del capitale e determinazione del saggio di profitto e lo schema circolare della produzione possono essere individuati come elementi centrali del pensiero economico classico, anche se non si possono dimenticare importanti divergenze da questa linea, quale per esempio la teoria della distribuzione di Marx e il rigetto della legge di Say a opera di Malthus. Nel corso del nostro secolo alcuni economisti si sono riallacciati al pensiero classico, lasciato per molti decenni in ombra dallo sviluppo del marginalismo; per distinguere tale impostazione da quella tipica dei seguaci del marginalismo si è coniato il termine di scuola neo-ricardiana. I principali lavori in questo senso sono dovuti a P. Sraffa, J. Robinson, N. Kaldor, L. Pasinetti, A. Quadrio Curzio, A. Roncaglia, I. Steedman, B. Schefold. Suggestiva l'interpretazione fornita da S. Hollander del pensiero della scuola classica in chiave di equilibrio economico generale.

Filatelia

In senso stretto, il termine è riferito ai francobolli emessi tra il 1840 (data di emissione dei primi francobolli) e il 1875 ca. Successivamente si è teso a estendere la qualifica di classico, intesa come contrapposta a moderno, a qualsiasi francobollo emesso nel secolo scorso, e si parlerà quindi di “filatelia classica” e “filatelia moderna”. L'interesse collezionistico dei francobolli classici è legato da un lato alle vicende storiche delle quali furono testimoni e dall'altro al fatto che essi presentano le irregolarità caratteristiche di tutti i manufatti. Su tali irregolarità si basano indirizzi fondamentali della filatelia classica, lo studio del francobollo nei suoi aspetti tecnici e la ricostruzione delle tavole.