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Bauhaus

s. neutro tedesco (comp. da Bau, costruzione+Haus, casa). Nome della scuola statale di architettura e arte applicata istituita nel 1919 a Weimar dall'architetto Walter Gropius, il quale, con l'appoggio del granduca di Sassonia, fuse la Kunstgewerbeschule diretta dal Van de Velde e la Hochschule für bildende Kunst fondata e diretta da Muthesius. La nuova scuola (Das Staatliche Bauhaus), che nel 1925 venne trasferita a Dessau, visse fino al 1933, cioè fino all'avvento del nazismo che, considerandola troppo aperta alle tendenze internazionali, ne decretò la chiusura. Il movimento Bauhaus ebbe vastissimo influsso su tutta l'architettura “razionale” e su tutte le forme d'arte applicata. Contro l'invadenza e i pericoli della civiltà industriale oppose un nuovo modulo d'insegnamento, cui non erano estranei i suggerimenti venuti dalle esperienze del movimento inglese Arts and Crafts e dello stesso Werkbund. Scopo del nuovo programma era quello di eliminare il diaframma tra artista e artigiano per giungere alla “costruzione completa, traguardo finale delle arti visive”. Il Bauhaus fu innanzitutto scuola di democrazia, in un mutato rapporto tra docente e allievo, la cui istruzione doveva cominciare dalla conoscenza della materia (corso preliminare tenuto da Johannes Itten) per liberare le facoltà creative dell'allievo stesso, mentre lo studio della storia dell'arte doveva, secondo Gropius, essere rinviato al momento in cui l'impostazione del progettista sarebbe stata così solida da permettergli di “affrontare ogni problema in funzione dei fatti specifici”. L'insegnamento era impostato su linee parallele: da una parte l'artista e l'artigiano con l'ausilio di laboratori specializzati (lavorazione della pietra, del legno, della ceramica, dei metalli, delle materie coloranti, dei tessuti, studio dell'arte grafica, della fotografia, della scenografia ecc.), dall'altra l'allievo in una partecipazione attiva alla creazione collettiva. Gropius chiamò attorno a sé a Weimar, oltre al già citato J. Itten, L. Feininger (incisione su legno), G. Marcks (ceramica), A. Meyer (architettura), G. Muche (arte tessile), P. Klee (arte vetraria), O. Schlemmer (scultura), V. Kandinskij (pittura murale), L. Moholy-Nagy (metalli) e L. Schreyer (teatro). Dal 1921 al 1923 insegnò a Weimar anche Theo van Doesburg. Avversato dalle forze conservatrici di stampo guglielmino che il nuovo spirito della Repubblica di Weimar non aveva saputo controllare, venuta a mancare la collaborazione con l'industria, che era uno dei presupposti sostanziali della scuola, nel 1925 il Bauhaus si trovò in gravissime difficoltà. La municipalità di Dessau si offrì allora di ospitare un nuovo Bauhaus e Gropius progettò e costruì quell'edificio che ne divenne la sede fino al 1931, realizzando sicuramente il più significativo progetto della sua carriera, in una sintesi funzionale che interessò tutta l'architettura successiva. La scuola divenne centro di orientamento internazionale. Ai vecchi maestri se ne aggiunsero nuovi: H. Meyer, M. Breuer (mobili), J. Albers, H. Bayer (tipografia e pubblicità). Da Dessau si diffusero testi come Pädagogiches Skizzenbuch (Taccuino di schizzi pedagogici) di Klee, Neue Gestaltung (Nuove forme) di Mondrian, Malerei, Photographie, Film (Pittura, fotografia, cinema) di Moholy-Nagy e centinaia di disegni per edifici e oggetti di uso prodotti su scala industriale, sulla base di quell'industrial design tuttora vivissimo. Nuove pressioni politiche nel 1928 costrinsero Gropius a lasciare la scuola, la cui direzione venne assunta da Meyer e due anni dopo da Mies van der Rohe, che la lasciò nel 1931, anno in cui anche Klee la abbandonò e in cui la scuola tentò un'effimera continuazione a Berlino. Mies van der Rohe, Gropius, Moholy-Nagy, Albers e Feininger emigrarono negli USA e ritentarono l'esperimento a Chicago, con un nuovo Bauhaus, oggi Institute of Design, mentre a Ulma, nel dopoguerra, Max Bill cercò di riprendere, adattandolo ai tempi nuovi, il programma del Bauhaus. Importanti mostre retrospettive del movimento sono state organizzate a New York (1938), a Monaco (1950) e a Parigi (1969). Dal 1979 il Bauhaus Archiv di Berlino, progettato dallo stesso W. Gropius, accoglie una collezione di oggetti recuperati in tutto il mondo, mostre e una ricca documentazione sulla storia della scuola e dei suoi protagonisti.

Bibliografia

W. Gropius, Idee und Aufbau des Staatlichen Baubauses, Weimar-Monaco, 1923; S. Giedion, W. Gropius, l'homme et l'œuvre, Parigi, 1954; W. Scheidig, Bauhaus Weimar, 1919-1924, Lipsia, 1966, Londra, 1967; G. Naylor, The Bauhaus, Londra, 1968; N. Pevsner, L'architettura moderna e il design. Da William Morris alla Bauhaus, Torino, 1969; G. C. Argan, Walter Gropius e la Bauhaus, Torino, 1988.