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sàggio (sostantivo)

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Lessico

sm. [sec. XIII; latino tardo exagíum, peso, connesso con exigĕre, pesare, esaminare].

1) Prova, esperimento fatto per accertare qualità, proprietà, valore di qualche cosa; in particolare, in chimica, rapida analisi di una sostanza per stabilire la quantità di un suo componente o il grado di purezza rispetto a un determinato campione di riferimento. In oreficeria, per esempio, per il saggio di una lega d'oro si usa la cosiddetta pietra lidia o di paragone.

2) Parte di un tutto, esemplare dal cui esame si possono ricavare le qualità dell'insieme: un saggio di vino piemontese; chiedere un libro in saggio, in visione gratuita, per recensirlo o adottarlo nelle scuole.

3) Dimostrazione di attitudini, capacità, profitto scolastico e simili, attraverso una specifica prova pratica: ha dato un saggio della propria destrezza; domani avremo il saggio di dettato. In particolare, nella ginnastica, dimostrazione collettiva, pubblica e festosa, di gruppi o squadre di atleti o ginnasti che svolgono una serie di esercizi.

4) In filatelia: A) francobollo stampato come campione in un numero ristretto di esemplari. La maggior parte di questi campioni non viene adottata e forma il gruppo dei “saggi di tipi non adottati”. Tali sono, per esempio, i progetti presentati al concorso per la scelta dei primi francobolli inglesi e i numerosi saggi presentati per l'allestimento delle prime serie del regno d'Italia, noti sotto il nome dei tipografi che li presentarono (saggi Pellas, Sparre, Re, ecc.). B) I francobolli che le amministrazioni postali si scambiano fra loro o cedono all'Unione Postale Universale o riservano per omaggi a personalità. Tali francobolli, che sono privi di potere di affrancatura, recano la sovrastampa “saggio” o l'equivalente in altre lingue (specimen, essai, muestra, ecc.). Anche questi saggi sono ricercati dai collezionisti.

5) In economia, per saggio di sconto, vedi tasso.

6) Per influsso dell'inglese essay, breve scritto, di valore sperimentale più che trattatistico nel quale l'autore esprime in modo libero e asistematico idee, considerazioni, argomentazioni di varia natura.

Letteratura: cenni storici

In senso letterario il saggio ha origini antiche, riconoscibili nelle forme del sermone e dell'epistola (Plutarco, Cicerone, Seneca, San Girolamo, Sant'Agostino), nei trattati umanistici (da Petrarca a Erasmo), nelle operette bizzarre di Doni o di P. Aretino. Primo a usare la forma del saggio in senso moderno, come espressione di un'indagine introspettiva, fu Montaigne, che raccolse negli Essais riflessioni su letture ed esperienze personali. Saggi dopo di lui scrisse Bacone (Essays or Counsels Civil and Moral, 1597), dando inizio a una tradizione che sarà tipica della letteratura inglese, specialmente di quella settecentesca, caratterizzata da un raffinato umorismo (Addison, Steele, Goldsmith, Johnson) e testimonianza di un'alta e civile meditazione, di cui di lì a poco diverrà palestra vivace la stampa quotidiana. Esemplari di questo secolo furono l'Essai sur les mœurs et l'esprit des nations di Voltaire e quello Sur les femmes di Diderot; in Italia vanno ricordati i saggi di Cesarotti, Algarotti e Pagano. Il Romanticismo favorì nell'Ottocento un tipo di saggio più lirico e autobiografico, fino a trasformarlo in una vera e propria prosa d'arte. Tipici in questo senso gli Essays of Elia di C. Lamb dove il lirismo autobiografico si lega all'osservazione di costume. Diversi sono stati gli indirizzi saggistici nelle singole culture nazionali tra Ottocento e Novecento: in Francia è prevalso l'indirizzo letterario, dalle Causeries du Lundi di Sainte-Beuve, ai saggi di Taine, Gautier, France; in America la tendenza politica e morale (Emerson, Thoreau, Irving); in Germania storico-letteraria (H. Grimm, J. Hofmiller) e poi politica (Saggi politici di T. Mann); in Italia gli orientamenti sono stati vari, storico-politici (Manzoni, Cuoco) e letterari (De Sanctis, Croce); in Spagna, filosofici (Unamuno, Ortega y Gasset, D'Ors).