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socialdemocrazìa

sf. [da social(ista)+democrazia, sul modello del tedesco Sozialdemokratie]. Denominazione comunemente indicante i partiti socialisti di tendenza marxista operanti in Austria, in Germania e negli altri Paesi dell'area nordeuropea tra gli ultimi decenni del sec. XIX e i primi decenni del XX. Dopo la Rivoluzione sovietica e il diffondersi dei partiti comunisti collegati nella III Internazionale, il termine di socialdemocratico passò a designare esclusivamente quei movimenti politici e ideologici che, pur ispirandosi all'interpretazione marxista dei rapporti di classe, intendevano condurre la loro battaglia per l'emancipazione del proletariato all'interno dei sistemi liberal-democratici, accettandone le regole parlamentari e collaborando, anzi, con le forze della borghesia progressista per migliorarne l'assetto istituzionale e difenderli dagli attacchi dei gruppi reazionari o fascisti (l'esempio valga in particolare per i Paesi scandinavi). Tale modo di operare era, comunque, già tipico delle socialdemocrazie del periodo della II Internazionale e particolarmente di quella tedesca, che rappresentarono il primo riuscito tentativo di fornire un'organizzazione stabile ed estesa su scala generale alle masse proletarie, inserendole da protagoniste nel dibattito politico nazionale. In tali formazioni partitiche si fronteggiavano, però, anche linee teoriche e d'azione profondamente diverse, che spingevano verso un più ravvicinato sbocco rivoluzionario della lotta di classe, senza percorrere il lento processo di riforme graduali nell'ambito delle strutture statali borghesi, oppure che tendevano ad allontanarsi dalle direttrici stesse della dialettica marxista. Esemplari in proposito sono le vicende della socialdemocrazia tedesca che, costituitasi ufficialmente nel 1875 dall'unificazione dei gruppi lassalliani con quelli marxisti ortodossi di A. F. Bebel e di W. Liebknecht e rifondata al Congresso di Erfurt del 1891, fu caratterizzata dal costante dibattito fra il “centro” guidato da K. Kautsky, la destra “revisionista” di E. Bernstein e la “sinistra” di R. Luxemburg. I partiti di ispirazione socialdemocratica cercarono sempre di mantenere stretti contatti in organizzazioni internazionali, rinnovate dopo i traumi della prima e della seconda guerra mondiale, in chiara opposizione ai legami soprannazionali ispirati dal Partito Comunista dell'Unione Sovietica, fino al COMISCO, sorto nel 1947 dal Congresso di Bournemouth e dominato dalla cospicua presenza del forte Partito laburista al governo in Gran Bretagna. Al fine di fornire un panorama unitario dei partiti socialisti e socialdemocratici, si rinvia per la loro trattazione alla voce socialista.

Bibliografia

E. Bernstein, Socialismo e socialdemocrazia, Roma, 1945; L. Valiani, Storia del socialismo del secolo XX, Firenze, 1945; E. Collotti, La socialdemocrazia tedesca, Torino, 1959; F. Manzotti, Il socialismo riformista in Italia, Firenze, 1965; L. Cortesi, Il socialismo tra riforme e rivoluzione, Bari, 1969; O. Lizzadri, Il socialismo italiano dal frontismo al centro-sinistra, Roma, 1969; G. Averardi, I socialisti democratici, Roma, 1971; G. D. H. Cole, Storia del pensiero socialista, Bari, 1972; J. Droz, Storia del socialismo, Roma, 1978.