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L'arte del '600 e del '700

L'architettura neoclassica

I caratteri del neoclassicismo sono particolarmente evidenti nel campo dell'architettura: il repertorio classicista (dagli ordini allo schema-tipo del tempio) forniva un materiale razionalmente funzionale alla progettazione, che gli architetti misero al servizio di mutate condizioni sociali e politiche nel momento in cui la nuova classe in ascesa, la borghesia, subentrava alle vecchie caste privilegiate. La città, come luogo deputato della vita civile, divenne il tema principale: si costruirono non solo palazzi e chiese come templi classici, ma anche teatri, caserme, ospedali, mercati, prigioni; si agì sul tessuto urbano, creando strade, piazze, giardini: nacque allora il concetto stesso di urbanistica in senso moderno.

Francia

Un'accettazione esemplare delle tematiche e delle funzioni dell'architettura classicista appare in Francia. Qui infatti furono strettamente funzionali all'ideologia illuminista e della rivoluzione francese l'utopia urbanistica di Étienne-Louis Boullée (1728-99) e di Claude Nicolas Ledoux (1736-1806), i loro progetti rigorosamente razionali, la loro volontà teorizzatrice che dell'oggetto architettonico vuol fare non tanto un modello ma un "tipo", cioè "uno schema". Nel periodo napoleonico il neoclassicismo improntò il volto di Parigi, che era allora veramente la capitale del mondo, dandole la fisionomia di città moderna, con importanti interventi urbanistici (dalla sistemazione delle Tuileries a piazza della Concordia, da Rue de Rivoli a Place Vendôme, dagli Champs-Élysées all'Étoile) nei quali il ruolo di oggetti architettonici, quali l'Arco di Trionfo dell'Étoile (1806) di Jean François Chalgrin (1739-1811), o la chiesa della Madeleine (1806) di Pierre Vignon (1763-1828), o l'Arco del Carrousel (1806-08) di Charles Percier (1764-1838) e Pierre François-Léonard Fontaine (1762-1853), non è solo quello simbolico e celebrativo, ma anche quello strutturale di punti di riferimento e di organizzazione dello spazio urbano.

Italia

In Italia le teorie architettoniche neoclassiche trovarono un singolare veicolo di diffusione nelle raccolte di incisioni di Giovanni Battista Piranesi (Mormigliano Veneto 1720 - Roma 1778), il quale si distinse nell'ambito della nascente cultura neoclassica per la commossa rievocazione del mondo antico, di tono quasi romantico, che anima tutte le sue incisioni mediante un segno intensamente pittorico e una raffinata abilità tecnica (Capricci; Vedute di Roma, 1748; Vedute di Pesbo, 1778). Invece poco resta della sua attività di architetto (sistemazione della piazza dei Cavalieri di Malta a Roma).

Paragonabile all'esempio di Parigi è il caso di Milano, che nel breve periodo del Regno italico assunse il ruolo di capitale. Essa diede vita a un'intensa attività edilizia col rinnovamento "illuminista" del folignese Giuseppe Piermarini (1734-1808), a cui si devono la ristrutturazione del Palazzo Reale (1770-78), il Teatro alla Scala (1776-78), il Palazzo Belgioioso (1773) e la Villa Reale a Monza (1777-80). Tale rinnovamento fu proseguito da successori e allievi, come Luigi Cagnola (1762-1833; Arco della Pace), il luganese Luigi Canonica (1762-1844; Arena di Milano) e toccò i punti più alti con l'utopia rivoluzionaria del progetto di Giovanni Antonio Antolini (1756-1841) per il Foro Bonaparte (1801) e con l'elaborazione del primo piano regolatore della città (1807), straordinariamente innovativo, anche se non attuato.

Nonostante che il neoclassicismo si sia diffuso in modo capillare in tutte le altre regioni italiane, a confronto di Milano appaiono di minor portata episodi come l'espansione neoclassica di Torino, o gli interventi di Giuseppe Valadier (1762-1839) a Roma, anche se essi trovarono il loro punto di forza nella felice sistemazione scenografica di Piazza del Popolo e del Pincio.

Inghilterra, Stati Uniti e Germania

Condizioni strutturali e tradizioni culturali particolari distinguono l'adozione dei modelli neoclassici in Inghilterra, favorita dalla radicata tradizione del palladianesimo (diffusa dall'architetto Inigo Jones, 1573-1652, che ne conobbe le opere venete durante un soggiorno in Italia) rispetto alla quale il neoclassicismo si pose come fenomeno di continuità. Tale esso appare nell'attività di architetto, teorico e decoratore dello scozzese Robert Adam (1728-92) e in quella dei suoi seguaci; nel gusto sobrio e controllato delle opere di sir John Soane (1753-1837), nell'edilizia civile e negli interventi urbanistici di John Nash (1752-1835) a Londra (Trafalgar Square; Regent Street). Va però ricordato che in Inghilterra il neoclassicismo non ebbe il carattere prevalente assunto in altri paesi e si trovò a coesistere con interessi tipicamente preromantici, spesso sensibili al pittoresco, com'è evidente nella singolare fusione di spunti diversi nell'architettura di parchi e giardini.

I modelli del gusto neoclassico inglese ebbero larga diffusione negli Stati Uniti, specialmente attraverso l'attività di architetto dello statista Thomas Jefferson (1743-1826), che contribuì in modo determinante a fare del neoclassicismo lo stile ufficiale della giovane nazione: si pensi al valore ideologico e simbolico dell'assetto interamente neoclassico dato alla nuova capitale, Washington, il cui piano fu elaborato dal francese Pierre-Charles L'Enfant (1754-1825).

Il neoclassicismo trovò larga diffusione in Germania, dove caratterizzò intere città. Ma gli interventi di Karl Friedrich Schinkel (1781-1841) a Berlino e di Leo von Klenze (1784-1864) a Monaco, per l'accentuata volontà monumentalistica e per l'esplicito riferimento archeologizzante, appaiono ben lontani dalle istanze progressive del neoclassicismo francese e inglese. Nell'opera di questi architetti, il riferimento ai modelli classici, puntiglioso fino alla vera e propria copia, assume aspetti quasi revivalistici, tanto che si parlò in proposito di movimento "neogreco".

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