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Microeconomia

I costi di produzione

Poiché l'impresa ricava il suo reddito dalla differenza tra i ricavi conseguiti vendendo la produzione e i costi sostenuti, è intuitivo che sarà interesse dell'azienda ridurre al minimo i costi. Ma che cos'è il costo? In generale, il costo, come abbiamo già visto, si può definire: ciò che si deve sacrificare per ottenere qualcosa.

Con riferimento all'impresa si distinguono sul piano analitico tre tipi di costo: il costo totale, il costo unitario e il costo marginale.

Il costo totale è tutto ciò che l'impresa sacrifica per ottenere la produzione.

Il costo totale

Ai due tipi di input – fissi e variabili – che è possibile distinguere nel breve periodo corrispondono due tipi di costi, analogamente, fissi e variabili.

I costi fissi sono quelli che, al variare delle dimensioni dei volumi prodotti, restano immutati. Esempio tipico è il costo dell'impianto di produzione, ovvero gli ammortamenti relativi. Sono costi fissi anche le spese per la pubblicità, le assicurazioni ecc.

I costi variabili sono quelli il cui ammontare è strettamente collegato al volume di produzione realizzato in un determinato periodo. Gli esempi più ovvi sono le materie prime, l'energia, le lavorazioni esterne.

Il costo totale di breve periodo è dunque dato dalla somma dei costi variabili e dei costi fissi.

Graficamente, in un diagramma in cui sull'asse delle ascisse sono indicate le quantità di prodotto e sull'asse delle ordinate i costi in valore, la curva dei costi fissi è rappresentata da una retta parallela all'asse delle ascisse: non varia al variare della quantità. La curva dei costi variabili ha un andamento prima più ripido poi meno ripido poi nuovamente in rapida ascesa (l'inverso della curva 9.5a) in conformità con la legge dei rendimenti decrescenti.

Il costo medio

Il costo medio è dato dal rapporto fra costo totale di produzione e ammontare complessivo di output realizzato. Per ciò stesso il costo medio viene anche definito costo unitario (CU), cioè costo di una unità di prodotto. Nel breve periodo, dove è utile distinguere i costi totali fra variabili e fissi, il costo medio totale si definisce come somma fra costo variabile medio e costo fisso medio.

Formalmente:

La funzione di costo medio è tipicamente rappresentata da una curva a U (vedi figura 9.6). Questo andamento è immagine della legge dei rendimenti variabili di scala. Per livelli crescenti di output il costo unitario prima decresce (rendimenti crescenti di scala), poi aumenta (rendimenti decrescenti di scala). I due rami sono separati da un unico punto di minimo che individua il livello efficiente di impiego dell'impianto.

Il costo marginale

Il costo marginale è la variazione del costo totale a fronte di un piccolo incremento della quantità prodotta. Rappresenta dunque approssimativamente il costo addizionale di un'unità in più di prodotto.

In termini matematici, se la funzione di costo è derivabile, il costo marginale (C') ne è allora la derivata prima. Si noti inoltre che, in virtù della sua stessa definizione, al calcolo del costo marginale concorrono esclusivamente i costi variabili (CTV). Formalmente :

Nella figura 9.6 è rappresentata la curva di costo marginale insieme con quella del costo medio. Questa viene intersecata dal costo marginale nel suo punto di minimo. Alla sinistra di tale punto, in corrispondenza del tratto decrescente della curva del costo medio, il costo marginale è inferiore. Per tutti i livelli di output alla destra del punto di intersezione il costo marginale è superiore al costo medio.

La forma delle curve è sempre la stessa per qualsiasi tipo di impresa. La curva del costo marginale è crescente. La curva del costo medio ha la forma di una U.

Ciò significa che il costo marginale cresce al crescere della quantità prodotta: dapprima il prodotto marginale di una singola quantità aggiuntiva è grande: le ragioni empiriche possono essere molteplici.

Per esempio, aumentare i dipendenti in un laboratorio da 1 a 2 consentirà di attivare risorse prima inoperose e di ottenere i vantaggi insiti nella divisione del lavoro. Il costo di un'unità di prodotto in più è basso. Ma a mano a mano che l'impresa si avvicina a una piena utilizzazione degli impianti produttivi, il prodotto addizionale di ogni nuovo lavoratore diventerà più piccolo e il costo marginale aumenterà sempre più velocemente.

La forma a U del costo medio suggerisce che dapprima il costo medio è alto e diminuisce con il crescere della quantità prodotta. Ciò perché i costi fissi, che compongono il costo medio, si ripartiscono su un numero via via maggiore di prodotti. La parte ascendente della curva è spiegata, invece, dall'aumento dei costi variabili al variare della quantità prodotta per effetto della legge dei rendimenti crescenti. Il punto in cui la curva del costo medio è al suo minimo coincide con la quantità di prodotto che minimizza il costo medio totale. Esso è anche detto il punto di dimensione efficiente dell'impresa. In questo punto la curva del costo marginale incrocia quella del costo medio. A bassi livelli di produzione, il costo marginale è al di sotto del costo totale medio, per cui il costo medio totale è decrescente. Dopo l'incrocio delle due curve, però, il costo marginale sale sopra il costo medio totale.

Media

Figura 9.6

Approfondimenti

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