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Il novecento

"La Ronda" e il rondismo

La rivista romana "La Ronda", pubblicata fra il 1919 e il 1922, rifiutò l'esperienza dell'avanguardia. Il suo stesso titolo, alludendo alla ronda militare, prospettava l'esigenza di ordine nelle fila del mondo letterario. Venne proposta una sorta di nuovo classicismo, tutto "italiano", che si rifaceva al magistero di Manzoni e Leopardi. I rondisti (V. Cardarelli, A. Baldini, R. Bacchelli, E. Cecchi, B. Barilli) guardarono alla prosa, e in particolare alle Operette morali leopardiane, come a un mezzo per trovare un perfetto equilibrio formale, serio e dignitoso. L'esigenza finiva però per far trascurare la necessità di una costruzione strettamente romanzesca. Ne derivò quindi una sorta di "frammentismo" luminoso e affascinante, anche se perfettamente opposto a quello drammatico e urlato della "Voce", soluzione stilistica elegante, ma per lo più priva di contenuti originali.

Vincenzo Cardarelli

Vincenzo Cardarelli è lo pseudonimo di Nazareno Caldarelli, di Tarquinia (1887-1959), l'esponente di maggior rilievo della tendenza a una parziale restaurazione dei valori poetici tradizionali. Autodidatta, collaborò alla rivista "La Voce", e fu tra i fondatori della "Ronda". Molte delle sue opere sono scritte in un misto di poesia e di prosa; Prologhi (1916); Viaggi nel tempo (1920); Prologhi Viaggi Favole (1929); Il sole a picco (1929).

In seguito i versi furono raccolti e pubblicati a parte in Poesie (1936, 1942, 1948). Quasi estranea al panorama della lirica europea del Novecento, la sua poesia si rifà ai modelli della tradizione italiana, in primo luogo a Leopardi: frutto di una cura meticolosa, essa è caratterizzata da una chiarezza classica, che Cardarelli contrappose all'ermetismo. Temi dominanti sono il tempo e le stagioni, non colte nel loro divenire, ma rappresentate nella loro assolutezza, fissate perfettamente dalla parola; dominano i paesaggi caratterizzati da chiare e accurate descrizioni.

Misurate e classicheggianti le prose (Solitario in Arcadia, 1947; Villa Tarantola, 1948), in cui ricorre il mito delle origini, di un'Etruria assolata e allusiva; quelle autobiografiche sono pervase spesso da una profonda malinconia dovuta a un presente sempre amaro.

Riccardo Bacchelli

Il bolognese Riccardo Bacchelli (1891- 1985), di cui è rilevante l'opera narrativa, fu tra i fondatori della rivista "La Ronda". Al classicismo programmatico egli però giunse dopo aver superato una precoce crisi decadente, di cui sono testimonianza i versi dei Poemi lirici (1914). Il difficile equilibrio tra intelligenza e sensualità, moralità e fantasia, poli estremi della sua singolare e complessa ispirazione, si può dire già raggiunto nelle due felici opere Lo sa il tonno del 1923 (deliziosa favola satirica, dove un pesce spada e una remora aiutano un giovane tonno a raggiungere una disincantata e matura saggezza), e Il diavolo al Pontelungo del 1927 (storia degli esperimenti anarchici in Italia e del loro fallimento, dove una manzoniana ironia si alterna a momenti d'intensa drammaticità). In altri romanzi, invece, l'equilibrio si spezza per il prevalere di ambizioni intellettualistiche che spingono lo scrittore a tentare il tema erotico (La città degli amanti, 1929) o a scandagliare i misteri della psiche (Oggi, domani e mai, 1932), allontanandolo da quel contatto con la terra e con la storia in cui vive la sua migliore ispirazione. La vocazione di Bacchelli al racconto, all'evocazione storica e illustre, si realizza compiutamente nella vasta narrazione de Il mulino del Po (1938-40): il freno della storia e la lezione di Manzoni temperano l'esuberanza talora barocca dello stile, costringendolo nei limiti d'un realismo di sapore romantico e d'un epos popolaresco che abbraccia un secolo intero di storia. Nei successivi romanzi (Il pianto della figlia di Lais, 1945; Lo sguardo di Gesù, 1948; Non ti chiamerò più padre, 1959; Il coccio di terracotta, 1966) prevale nello scrittore una virile malinconia, orientata in senso religioso. Al tema dell'amore coniugale, già affrontato in Una passione coniugale (1930), Bacchelli tornò in Rapporto segreto (1967) e nell'Afrodite: un romanzo d'amore (1969) di struggente lirismo.

Antonio Baldini

Il romano Antonio Baldini (1889-1962), scrittore e giornalista, elegante estensore di terze pagine, fu tra i fondatori della rivista "La Ronda". Dopo un libro di memorie sulla prima guerra mondiale (Nostro Purgatorio, 1918), si specializzò nel genere del ritratto pungente e ironico. Tra i racconti è da ricordare Michelaccio (1924), personaggio ormai proverbiale fra caricatura e maschera popolare, che rappresenta un villano che vive in un suo mondo fuori dal tempo. Scrisse inoltre le prose romane Rugantino (1942) e testi nati dalle sue esperienze di viaggio.

Bruno Barilli

Oltre che letterato, Bruno Barilli (1880-1952), nato a Fano, fu compositore e critico musicale. Tra i fondatori della rivista "La Ronda", egli mantenne un denso equilibro fra curiosità espressiva e desiderio di tradizione. Scrisse numerosi saggi di critica musicale (Delirama, 1924; Il sorcio del violino, 1926; e Il paese del melodramma, 1929), libri di viaggi (Il sole in trappola. Diario del periplo dell'Africa, 1931; Parigi, 1933; Il viaggiatore volante (1946), e la raccolta di frammenti Capricci di vegliardo (1951). La sua prosa, barocca, vivace e cromatica, è comunque lontana dal decoro e dalla compostezza espressiva predicati dalla "Ronda".

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