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L'età dell'opera

L'opera in Francia

Fra Settecento e Ottocento operarono a Parigi molti dei maggiori compositori del tempo (C.W. Gluck, N. Piccinni, G. Spontini, L. Cherubini, G. Rossini, V. Bellini, G. Donizetti, G. Meyerbeer fra gli operisti; F. Chopin e F. Liszt fra i pianisti-compositori) e la vita musicale fu vivacissima: funzionavano teatri d'opera di grande prestigio; ai "Concerts du Conservatoire" (fondati da F.-A. Habeneck nel 1828) erano eseguiti i maggiori capolavori della letteratura sinfonica; la pratica musicale era diffusa nelle case borghesi. Grande prestigio ebbero anche istituti musicali come il conservatorio di Parigi (diretto a lungo da Cherubini) e l'École Niedermeyer (derivata da quella fondata nel 1817 da A.-E. Choron), dai quali uscirono i musicisti che nella seconda metà dell'Ottocento rinnovarono la tradizione musicale nazionale.

Verso un nuovo linguaggio "francese": Gounod

Charles Gounod (Parigi 1818 - 1893) fu allievo di A. Reicha e quindi, al conservatorio di Parigi, di L. Halévy, J.-F. Lesueur e F. Paër. Nel 1839 vinse il Prix de Rome e a Roma passò poi un triennio ricco di esperienze, approfondendo la conoscenza della musica sacra dei secoli XVI-XVII. Di nuovo a Parigi, Gounod fu organista e maestro di cappella e per qualche tempo vestì l'abito talare, finché, dopo una crisi mistica, fu convinto dalla celebre cantante P. Viardot, da lui già conosciuta a Roma, a scrivere per lei la sua prima opera, Sapho (1851). Dal 1870, abbandonata la moglie A. Zimmermann, che aveva sposato nel 1852, Gounod visse a Londra, dove intrattenne una burrascosa relazione con la cantante G. Weldon. Tornato a Parigi nel 1874, si dedicò soprattutto alla musica sacra.

La sua produzione comprende un'ingente quantità di musica vocale, sacra (popolarissima l'Ave Maria, 1852) e profana, anche se la sua fama è soprattutto affidata alle opere teatrali: ne completò 12, fra cui Le médecin malgré lui (1858), Mireille (1864), Roméo et Juliette (1867), Cinq-Mars (1877), Polyeucte (1878), Le tribut de Zamora (1881) e Faust (1859), il suo lavoro più fortunato, ancora oggi rappresentato in tutto il mondo. Tre le opere incompiute: Ivan le terrible, Georges Dandin e Maître Pierre.

Nel teatro musicale francese a lui contemporaneo, ancora dominato dal gusto del grand-opéra, le opere di Gounod rappresentarono un evento nuovo, per l'eleganza formale e la raffinatezza di scrittura con cui vengono proposte le sue effusioni melodiche, impregnate di un sentimentalismo fra mistico e sensuale. Sempre teso a una nobile compostezza, lo stile di Gounod assimilava, infatti, influssi della musica sacra italiana, oltre che di J.S. Bach, W.A. Mozart e F. Mendelssohn, quando queste componenti non erano ancora inserite nella cultura musicale del paese.

Massenet: fra sentimento e sensualità

Jules-Émile-Frédéric Massenet (Montaud, Saint-Étienne, Loire 1842 - Parigi 1912) studiò al conservatorio di Parigi, dove ebbe come insegnanti A. Laurent, A. Thomas, N.H. Reber e F. Bazin, al quale succedette molti anni dopo (1878-96) alla cattedra di composizione. Nel 1863 vinse il Prix de Rome con la cantata David Rizzio e venne in Italia. Durante il soggiorno italiano, stese, fra l'altro, la prima suite per orchestra, un'Ouverture de concert, il Requiem e l'abbozzo del dramma sacro Marie-Magdeleine. Tornato a Parigi (1865), si mise in luce con la raccolta di liriche da camera Poème d'avril, influenzata da R. Schumann, con alcuni lavori sinfonici e con un'operina teatrale ricca di brio, La grand-tante (1867). Da allora si dedicò prevalentemente al teatro. Il primo vero successo fu Marie-Magdeleine (1873), a cui seguirono moltissime opere: per unanime consenso, Manon e Werther, tratte rispettivamente dall'omonimo romanzo di A.-F. Prévost e dai Dolori del giovane Werther di J.W. von Goethe, sono i capolavori in cui Massenet trovò la propria vena più autentica, incline alla sottile ed elegante esplorazione dell'animo femminile, a sensuali dolcezze, a voluttuose e struggenti malinconie.

Nella storia dell'opera francese Massenet si ricollega idealmente a C. Gounod e con la sua sensibilità più analitica e sottile afferma un gusto in parte nuovo. Insieme a G. Bizet, influenzò G. Puccini e la Giovane Scuola italiana; dal suo modello appare condizionato anche il primo C. Debussy.

Riepilogando

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