Questo sito contribuisce alla audience di

Órsa Maggióre

Guarda l'indice

Descrizione generale

(latino scientifico Ursa Maior, abbreviazione UMa). Vasta costellazione boreale, detta anche Grande Carro, compresa fra 8h e 14h di ascensione retta e fra +30º e +75º di declinazione; è facilmente riconoscibile per la caratteristica disposizione delle sue stelle più brillanti, tutte di magnitudine superiore a 3m,5. Alle nostre latitudini è circumpolare e assume, nelle diverse stagioni, posizioni diverse: si trova infatti allo zenit nelle sere di primavera, passa a ovest dell'Orsa Minore d'estate, diventa bassa sull'orizzonte d'autunno e si ritrova a est dell'Orsa Minore d'inverno. Viene anche usata come un impreciso, ma efficace, orologio siderale: la linea delle 12h di ascensione retta passa infatti fra le prime due ruote del carro, Phecda(γ UMa) e Megrez (δ UMa). L'Orsa Maggiore è poi utilissima per orizzontarsi: la Stella Polare (l'estremità codale dell'Orsa Minore) si trova infatti sul prolungamento della linea che congiunge le ultime due stelle, Dubhe(α UMa) e Merak (β UMa). Parte delle stelle della costellazione, e precisamente Merak, Phecda, Megrez, Alioth(ε UMa) e Mizar (ξ UMa), fanno parte di un ammasso, composto da circa 100 stelle, al quale appartiene anche Sirio (α CMa), in movimento alla velocità di circa 30 km/s verso la costellazione dell'Aquila. Vi si trovano anche tre ammassi di galassie, posti a qualche centinaio di megaparsec di distanza da noi, ma osservabili solo con potenti telescopi. Le sette stelle dell'Orsa occupano solo la porzione orientale della costellazione che è terza per vastità dopo l'Idra e la Vergine. L'astro più cospicuo, α UMa, è Dubhe (l'Orso) alquanto superiore alla 2m. Tra le stelle doppie, è celebre la coppia Mizar (ξ UMa) e Alcor; ξ UMa ha componenti di 4m,4 e 4m,9 e periodo di 60 anni. R UMa è una mireide rossa variabile fra la 7m e la 13m in 302 giorni; W UMa è una variabile a eclisse (7m,9-8m,5) a componenti strette e interagenti con periodo di sole 8 ore. Nell'Orsa Maggiore vanno anche ricordate la nebulosa planetaria M 97 detta il “gufo” di 9m,1 visuale, nonché numerose galassie a spirale, di cui le più interessanti sono la M 81 (di 8m), M 82 (di 9m, separata di 1º,5 dall'altra) galassia in esplosione e radiosorgente intensa, entrambe distanti circa 10 milioni di anni luce; e M 101 (di 9m) orientata frontalmente .

Storia

Testimonianze di età neolitica sulla costellazione sono state rinvenute in disegni e incisioni su conchiglie fossili. Le citazioni più remote sono probabilmente quelle contenute nelle Sacre Scritture (libro di Giobbe, XV sec. a. C.) e nell'Iliade (IX sec. a. C.). Presso gli antichi Ebrei la plaga celeste era denominata Mezarim; Dubhè presso i Fenici; Callisto (la bella), Fenice (la risorgente), Elica (l'avvolgentesi) per i popoli del bacino mediterraneo. Gli astronomi babilonesi furono i primi a scorgere nell'allineamento delle sue stelle la figura di un carro (il Carro Lungo, per distinguerlo dal Carro Corto nell'Orsa Minore); i Greci vi videro un orso e la chiamarono Arctos (da cui Artico, Artide); gli Egizi vi figurarono un bue con gli attributi del dio Seth; i Galli un cinghiale del quale riprodussero il sembiante sulle monete; i Cinesi l'assimilarono alla figura di un carro agricolo (Pé-teou). Anche i Latini scorsero nelle sette stelle maggiori uno strumento rurale, il plaustrum (aratro), trascinato da sette grandi buoi (septem triones, da cui il termine settentrione). Gli Arabi diedero un nome a ciascuno dei sette astri nei quali, peraltro, essi immaginarono le Piangenti, le prefiche che accompagnavano una Grande Bara (la Piccola Bara era l'adiacente Orsa Minore). In epoca medioevale, i Sassoni chiamarono la costellazione il Carro di Re Artù, e i Giapponesi il Cocchio dell'Imperatore; mentre una tradizione paleocristiana vi volle scorgere la resurrezione di Lazzaro e, anche, il Carro di Davide.