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Alla ricérca del tèmpo perduto

(À la recherche du temps perdu), opera narrativa di Marcel Proust, pubblicata tra il 1913 e il 1927, in sette parti: Du côté de chez Swann (Dalla parte di Swann), À l'ombre des jeunes filles en fleurs (All'ombra delle fanciulle in fiore), Le côté de Guermantes (Dalla parte dei Guermantes), Sodome et Gomorrhe (Sodoma e Gomorra), La prisonnière (La prigioniera), Albertine disparue (Albertina scomparsa), Le temps retrouvé (Il tempo ritrovato). Il narratore rivive e interpreta tutta una serie di vicende e di momenti, in parte autobiografici e in parte relativi all'aristocrazia e all'alta borghesia parigine tra l'ultimo ventennio dell'Ottocento e il primo del Novecento, al fine di ritrovare, o meglio “recuperare”, il tempo perduto, di cogliere il senso assoluto dell'esistenza, inafferrabile nell'immediatezza dell'avvenimento. Ciò è reso possibile da una minuziosa ricostruzione dei fatti, illuminata (e perciò solo resa significante) dagli improvvisi interventi della “memoria involontaria”. Ne deriva un continuo alternarsi di realismo minuzioso e di divagazioni liriche, uno sconvolgimento continuo dell'ordine cronologico. L'opera può essere storicamente collegata a due fonti letterarie: la moralistica e l'analisi psicologica che da Montaigne passa per Laclos, Sénancour, Amiel e Bergson; e la memorialistica o saggistica di costume, di cui si trova esempio in Saint-Simon, in numerosi scrittori del Settecento, in Balzac. A volerla svuotare del suo significato metafisico ed esoterico, l'opera consente infatti una lettura balzacchiana: il narratore vi descrive la propria infanzia, la scoperta della società attraverso la mondanità di Swann e l'altera nobiltà dei Guermantes e del Faubourg Saint-Honoré; l'incontro con l'arte, con l'amore, prima giovanile, poi passionale e tormentato dalla gelosia; la rivelazione del pervertimento sessuale; infine la guerra, che viene a mescolare i vari mondi, quasi degradandoli, come tutti i personaggi ormai deformati dal tempo. Di qui il proposito del narratore di scrivere l'opera che racchiudesse il mistero di quella trasformazione. Lo stile, involuto e complesso come il travaglio della memoria, ha contribuito a rendere inimitabile l'opera, alla cui influenza, peraltro, non si sottrae tanta parte della letteratura del Novecento.

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