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Disraeli, Benjamin, cónte di Beaconsfield

statista e scrittore inglese (Londra 1804-1881). Grazie alla conversione al protestantesimo del padre Isaac (1817) poté intraprendere la carriera politica, preclusa in quel tempo agli Ebrei. Nel 1826 si impose all'attenzione della società londinese con un romanzo di costume, Vivian Grey. Nel 1828 pubblicava The Voyage of Captain Popanilla, altra satira della vita e delle istituzioni inglesi; nel 1830 fu la volta di The Young Duke, il cui ricavato gli permise di intraprendere un viaggio in Europa e nel Levante. Contarini Fleming fu il delicato romanzo largamente autobiografico che scrisse dopo il viaggio. Nel 1832 iniziò la carriera politica presentandosi come candidato radicale; battuto due volte, con uno spregiudicato cambiamento di fronte passò ai conservatori e nel 1837 fu eletto deputato. Rafforzata la sua posizione in Parlamento, migliorò anche quella sociale sposando nel 1839 Wyndham Lewis, ricca vedova d'un amico. A capo del gruppo della “Giovane Inghilterra” che propugnava un conservatorismo rinnovato, Disraeli pubblicò Coningsby (1844), Sybill or the Two Nations (1845) e Tancred or the New Crusade (1847) sui rapporti delle varie classi sociali, dando battaglia a Peel e al suo liberalismo e provocandone la caduta nel 1846. Durante gli anni di governo liberale (1846-52), con i conservatori all'opposizione, Disraeli si preoccupò della ristrutturazione del partito, di cui divenne il leader ai Comuni (1847). Fu poi cancelliere dello scacchiere nel breve governo conservatore di Derby del 1852 e, di nuovo, nel secondo, dal 1858 al 1859. In questi anni, fino al terzo Ministero Derby (1867), Disraeli studiò la questione della riforma elettorale che allargava il diritto di voto, conducendola in porto. Divenuto primo ministro nel 1868, dovette però presentare ben presto le dimissioni a causa del risultato delle elezioni sfavorevole ai conservatori, e tornare ancora all'opposizione fino al 1874. In questo periodo scrisse il romanzo Lothair (1870), storia di un ricchissimo nobile inglese di idee liberali, nemico dei privilegi di casta e di religione, combattente a Mentana per la causa dell'indipendenza italiana. Alla caduta di Gladstone tornò al potere con larga maggioranza perseguendo un programma imperialista, messo in atto nel 1875 allorché acquistò metà delle azioni del canale di Suez poste in vendita dal chedivè d'Egitto, ricorrendo a nome del governo a un prestito di 4 milioni dalla Banca Rotschild; e solo successivamente il Parlamento ratificò l'audace colpo. Nel 1876, anno in cui fu nominato conte di Beaconsfield, fece conferire alla regina Vittoria il titolo di imperatrice delle Indie. Attento alla questione orientale, convinto della necessità di mantenere Costantinopoli alla Turchia, impedendo alla Russia un accesso agli stretti da dove avrebbe potuto minacciare i possedimenti inglesi dell'India e dell'Estremo Oriente, privò lo zar Alessandro II dei risultati della vittoria ottenuta sui Turchi con il Trattato di Santo Stefano, imponendogliene la revisione al Congresso di Berlino (1878). Abilissimo negoziatore, con l'aiuto di Bismarck e dell'Austria-Ungheria persuase il sultano a cedere Cipro in affitto all'Inghilterra quale contropartita della cessione di Kars e Ardahan alla Russia. Nel 1880, anche a causa dei disordini in Sudafrica e in Afghanistan, la politica imperialista dei conservatori subì un rovescio e Disraeli diede le dimissioni. Nello stesso anno terminò il suo ultimo romanzo, Endynion.

Bibliografia

M. Sadleir, Excursion in Victorian Bibliography, Londra, 1922; P. Bloomfield, Disraeli, Londra, 1961; R. Blake, Disraeli (con bibliografia), Londra, 1966; S. Kantorowicz, Makers of Modern England, Oxford, 1981.