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Rabelais, François

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Vita e opere

Scrittore francese (La Devinière 1494-Parigi 1553). Data e luogo di nascita di colui che è considerato il più tipico rappresentante dell'arte e dello spirito francese del Rinascimento sono dubbi. Poco si sa della sua giovinezza e della sua educazione. Grazie all'attività forense del padre, ebbe un'infanzia agiata ed ebbe modo di conoscere presto nelle liti giudiziarie di contadini e conventi molti aspetti della vita contemporanea finiti poi nella sua epopea, ridanciana e burlesca, comunemente chiamata Gargantua et Pantagruel dal titolo dei due primi famosi libri. Notizie sulla sua biografia lo danno nel convento di Angers, la città dove nacque sua madre, nel 1520 come novizio francescano. Cambiò poi ordine ed esercitò anche la professione di medico, tra i primi a effettuare audaci autopsie. Lo si sa dotato di vasta cultura, curioso di ogni disciplina del sapere. Conosceva il greco e l'italiano ed era in contatto con umanisti: Pierre Amy, André Tiraqueau, Amaury Bouchard, Guillame Budé. Per opporsi al soffocamento della ricerca di una libera cultura passò all'ordine benedettino, nell'abbazia di Ligugé (dove conobbe il poeta Jean Boudet), con un indulto papale e poté continuare così senza contrasti i suoi studi di greco e le letture degli autori italiani del Rinascimento (Pulci, Baldassarre Castiglione), che gli consentirono di scoprire un precursore nel benedettino Teofilo Folengo (Merlin Cocai) e nelle sue Maccheronee un'ispirazione per la creazione di alcuni eroi. Spirito inquieto, sensibile alle esigenze della cultura, specialmente di quella ispirata a Erasmo da Rotterdam (col quale ebbe anche uno scambio di lettere) e alle istanze dell'evangelismo rappresentato da Margherita di Navarra e dagli uomini che facevano corona al re Francesco I col Collegio di Francia, riuscì a viaggiare, ad arricchire la propria esperienza e a fare nuove conoscenze, entrando in rapporto con molti degni spiriti che volevano il rinnovamento interno della Chiesa cattolica in Francia rappresentata e immobilizzata dai teologi della rigida Sorbona. Dopo il 1526 non si hanno notizie sicure per qualche anno; certo è che Rabelais finì con l'abbandonare l'abito monacale per dedicarsi alla medicina, passando per varie città universitarie. Nel 1530 era a Montpellier e nel 1532 a Lione, medico nel Grande Ospedale. Lione era un attivo centro editoriale e librario. Rabelais pubblicò le Epistolae medicinales del ferrarese Giovanni Manardi e gli Aforismi di Ippocrate e si legò d'amicizia a Étienne Dolet e a Mellin de Saint-Gelais. Dopo aver composto lunari e operette d'occasione, nel 1532, con l'anagramma Alcofribas Nasier, pubblicò il primo libro del suo capolavoro Les horribles et espoventables faictz et prouesses du tresrenommé Pantagruel. L'anno dopo Rabelais fece un primo viaggio in Italia al seguito, come medico personale, di Jean Du Bellay, vescovo di Parigi. Il suo libro però venne condannato dalla Sorbona, ma ciò non gli impedì di pubblicare (1536) La vie inestimable du Grand Gargantua, père de Pantagruel. Nell'edizione definitiva il secondo volume precederà il primo, e va detto che nello scrivere il Pantagruel Rabelais presupponeva la conoscenza di un'opera popolare dedicata a Gargantua, padre del suo eroe. Il secondo volume non manca di polemizzare con la Sorbona e con tutti i conformisti difensori della tradizione; spezza inoltre una lancia in favore degli évangéliques, i preriformati, o i novatori, che Francesco I dopo l'affaire des placards (manifesti contro la messa che nell'ottobre 1534 erano stati affissi simultaneamente in tutto il regno e persino nel castello reale di Amboise) colpì con rigore. Molti umanisti cercarono scampo presso i loro protettori e mentre C. Marot si rifugiava da Margherita, poi regina di Navarra, Rabelais si unì al suo protettore Jean Du Bellay recandosi con lui a Roma, dove rimase dal 1535 al 1536, facendo esperienza degli usi della Curia romana e dove il papa Paolo III lo assolse dall'aver infranto i voti monacali. Ottenne così di passare al clero secolare e di esercitare la medicina, in cui venne proclamato dottore a Montpellier nel 1537. Si immerse dunque negli amati studi di anatomia e di scienze naturali. Pochi anni dopo (1540-41) soggiornò a Torino come medico e consigliere del governatore del Piemonte, il signore di Langey, e sempre contestato dalla Sorbona pubblicò nel 1546 il Tiers livre des faictz et dictz héroïques du noble Pantagruel. Di nuovo Rabelais cercò rifugio presso il cardinale Du Bellay e dal 1547 al 1549 fu a Roma per il suo terzo soggiorno. Intanto a Lione nel 1548 usciva il quarto libro del Pantagruel. Non vi erano attacchi a nessuno, solo avventure e buffonate, ciononostante il libro fu attaccato con astio anche da Calvino; Rabelais rispose da par suo nel 1552 con un'edizione ampliata del Quart livre des faictz et dictz héroïques du noble Pantagruel, violento, acido, sferzante contro i conformisti e i bigotti, coi quali non voleva aver nulla in comune. Rinunciò persino ai benefici ecclesiastici e morì pochi mesi dopo l'uscita del suo libro. Nel 1564 uscì il Cinquièsme et dernier livre preceduto nel 1562 dai primi sedici capitoli col titolo L'isle sonnante (Roma assordata dal suono delle campane e corrotta dalla politica della Curia papale) con aggiunte e falsi rilevabili dagli avvenimenti posteriori alla morte dell'autore.

La critica

La sua opera, specie nei primi due libri, pur nella faceta immaginazione di eroi cavallereschi calati nella realtà di ogni giorno, fra contrasti con nemici maligni e volgari, ha spirito altamente umanistico e, al di là delle trovate narrative, dove Rabelais fa tesoro della novellistica occidentale e di quella italiana in particolare, mostra una cultura che attinge dalla civiltà greca e latina, mentre accoglie del cristianesimo il sogno primitivo basato sulla giustizia e sulla purezza del cuore. Le storie dei due giganti sono un pretesto per liberare l'uomo da uno stato di mortificazione in cui l'avevano posto la Chiesa e la società oppressiva del tempo. L'uomo è inaridito e ha bisogno di bere, di saziare la sua sete di sapere. La dive bouteille non è simbolo di oblio, ma fonte indispensabile. L'uomo ha bisogno di riscoprire la sua verità fisica, lo spirito filosofico deve vivere a fianco dello spirito di gaiezza e non soffocarlo. La leggenda che voleva Rabelais satirico irresponsabile non ha senso. Con l'andare dei secoli la sua opera è stata valutata come un'eccezionale documento dello spirito del Rinascimento francese. La lingua del suo capolavoro è stata studiata come un'enorme fucina letteraria di vocaboli spesso costruiti mutuandoli dal mondo antico e dalla lingua italiana contemporanea. La critica scientifica, a cominciare da Sainte-Beuve, per continuare con Brunetière, Abel Lefranc, ecc., ha dimostrato l'impossibilità di sintetizzare il pensiero dell'autore e i francesisti di ogni Paese affrontano Rabelais come un genio perennemente da scoprire con contributi per la lingua, la letteratura, la filosofia, la pedagogia, la scienza, la retorica. Particolarmente interessante, anche in Italia, la fortuna critica, dovuta a studiosi insigni, come Ferdinando Neri, Franco Simone, Giovanni Macchia, Mario Bonfantini, Ezio Raimondi, Carlo Cordié, quest'ultimo certo il più sottile indagatore delle edizioni rabelaisiane.

Bibliografia

A. Lefranc, Rabelais. Ètudes sur “Gargantua”, “Pantagruel”, le “Tiers livre”, Parigi, 1953; V. L. Saulnier, Le dessein de Rabelais, Parigi, 1957; M. Tetel, Rabelais, New York, 1967; idem, Rabelais et l'Italie, Firenze, 1969; F. Gray, Rabelais et l'écriture, Parigi, 1974; M. A. Screech, Rabelais, Londra, 1979; V. L. Saulnier, Rabelais, 2 voll. Parigi, 1982; K. Baldinger, Ètudes autour de Rabelais, Ginevra, 1990.