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Simon, Michel

(propr., François), attore svizzero di lingua francese (Ginevra 1895-Bry-sur-Marne, Parigi, 1975). In teatro con Sacha e Georges Pitoëff a Ginevra e Parigi, recitò Shakespeare, Shaw e Pirandello (memorabile capocomico dei Sei personaggi in cerca d'autore nel 1923), imponendo poi la sua fisicità, la sua dizione imperfetta, il suo talento mimico e la sua straordinaria buffoneria in varie commedie quali Jean de la Lune di M. Achard (1928, portata sullo schermo nel 1931) e Fric-Frac di E. Bourdet (1936). Esordì nel cinema muto con Il fu Mattia Pascal (1925) di Pirandello, interpretò un giudice nella Passione di Giovanna d'Arco (1928) di C. T. Dreyer e divenne interprete favorito di J. Renoir per il quale, in epoca sonora, diede splendida prova di sé in La chienne (1931; La cagna) interpretando un personaggio drammatico e in Boudu sauvé des eaux (1932; Boudu salvato dalle acque) nella figura di un “barbone” anarcoide, considerato il suo capolavoro accanto al bizzarro marinaio dell'Atalante (1934) di J. Vigo. Di gran classe anche le sue prove per M. Carné (Drôle de drame, 1937; Il porto delle nebbie, 1938) e J. Duvivier (I prigionieri del sogno, 1939; Panico, 1947). Durante la guerra tornò in Italia dove recitò in La bellezza del diavolo (1950) di R. Clair e in Fabiola (1949) e Tempi nostri (1954) di A. Blasetti. Tornò alle scene nel 1961 in Alcool di J. Robert. Da ricordare in seguito le sue interpretazioni in Il vecchio e il bambino (1966) di C. Berri, Contestazione generale (1969) di L. Zampa, La maison (1970) di G. Brach, Blanche (1972) di W. Borowczyk, La più bella serata della mia vita (1973) di E. Scola. Suo figlio François (Ginevra 1917-1982), attore e regista teatrale, fu tra i migliori interpreti del cinema svizzero (Charles mort ou vif, L'invito, La morte del direttore del circo delle pulci) e apparve anche in film francesi e italiani (Corpo d'amore, 1971, e Quartetto Basileus, 1982, di F. Carpi; Cristo si è fermato a Eboli, 1979, di F. Rosi).