Vibo Valentia (città)

Indice

capoluogo della provincia omonima, 476 m s.m., 46,34 km², 33.669 ab. secondo una stima del 2007 (vibonesi), patrono: san Leoluca (1° marzo).

Generalità

Città della Calabria situata sul versante nordorientale del monte Poro, poco distante dalla costa tirrenica, nell'entroterra del golfo di Sant'Eufemia. L'abitato si divide in una parte alta, antica, ai piedi del castello, e in una più moderna, con vie rettilinee e impianto regolare, in zona pianeggiante.

Storia

Colonia greca fondata dai Locresi col nome di Hipponion (sec. VII a. C.), accrebbe la propria potenza bellica sotto la protezione del tiranno di Siracusa Gelone, tanto da sconfiggere la stessa Locri nel 422 a. C. Partecipò con le città della Lega Italiota alla battaglia dell'Elleporo (389 a. C.); nel 388 a. C. fu occupata da Dionisio I di Siracusa, che la distrusse cedendone il territorio a Locri. Nel 379 a. C. fu ricostruita, grazie all'intervento dei Cartaginesi, e divenne dominio dei Bruzi. Nel 192 a. C. i Romani vi dedussero una colonia, cui venne dato il nome di Valentia; prevalse però la denominazione preellenica di Vibo, anche se in età imperiale appare citata come Vibo Valentia o Vibonia. Nell'89 a. C. divenne municipio e centro molto florido, prosperando fino all'epoca bizantina; nel porto, realizzato da Agatocle, sorsero cantieri navali e fu costruito un campo trincerato, facendo della città un importante luogo strategico per il controllo della media Calabria. Assalita dai Saraceni nell'850 e nel 983, venne fortificata dai Normanni (1056-57). Nel 1235 Matteo Marcofaba, per volere di Federico II, ricostruì completamente la città, che assunse il nome di Monteleone. Dal 1420 fu feudo dei Caracciolo, dei Brancaccio e nel sec. XVI passò ai Pignatelli. Nel 1799 prese parte attiva alla Repubblica Napoletana, ma venne occupata dal cardinale Ruffo. Con Gioacchino Murat fu prescelta come capoluogo della Calabria Ulteriore, decadendo al ritorno dei Borbone. Nel 1848 partecipò ai moti risorgimentali e nel 1860 venne liberata dalle truppe garibaldine. Fino al 1863 si chiamò Monteleone e successivamente Monteleone di Calabria; riprese l'antico nome nel 1928. È diventata capoluogo di provincia nel 1992.

Arte

La città, dominata dal castello normanno (costruito nel sec. XI con materiale proveniente dai vicini templi greci, successivamente rimaneggiato e in parte distrutto dal terremoto del 1783), vanta splendide costruzioni religiose, tra le quali spicca il duomo di Santa Maria Maggiore o di San Leoluca, sorto tra il 1680 e il 1723 su una costruzione del sec. XIII. Nell'interno, a croce latina a una navata, sono presenti interessanti opere d'arte: numerose tavole del Cinquecento, il busto in argento di San Leoluca (1745), un sepolcro del sec. XVI sostenuto da due leoni risalenti al sec. XIII, sculture cinquecentesche di Antonello Gagini, preziose argenterie e paramenti sacri. La chiesa del Rosario, di origine duecentesca, fu rifatta nel sec. XVIII; l'interno conserva resti di sepolcri del sec. XIII, notevoli statue lignee e tele settecentesche. Degne di nota sono la secentesca chiesa di Santa Maria degli Angeli, che custodisce, nell'altare maggiore, il gruppo statuario del Cristo morto (sec. XVII) e un notevole pulpito di legno intagliato, e la chiesa di San Michele (1519), costruita in forme rinascimentali, con campanile secentesco. Sulla collina del Belvedere sono le rovine di Hipponion, dove gli scavi hanno portato alla luce tratti delle mura (sec. V-IV a. C.) e resti di un tempio dorico (sec. VI-V a. C.).

Musei

Nel Museo Archeologico Statale “Vito Capialbi”, allestito nel castello, si trova un'importante collezione di epigrafi greche e latine, terrecotte, monete, medaglie e cospicuo materiale archeologico fittile. In piazza San Leoluca sorge il Valentianum, ex convento domenicano del sec. XV, restaurato nel 1982, dove sono ospitati il Museo dell'Emigrazione, che espone documentazione relativa all'emigrazione meridionale dal 1870 in poi, e il Museo di Arte Sacra, che custodisce, tra l'altro, il Tesoro del duomo e sculture del Gagini e di Cosimo Fanzago.

Economia

Importante centro commerciale e industriale, Vibo Valentia annovera stabilimenti metallurgici, meccanici, chimici, petroliferi, tessili, alimentari e del cemento, concentrati soprattutto nella frazione di Bivona. Nelle aree pianeggianti è praticata la coltivazione di agrumi, olivi, viti, ortaggi, alberi da frutto e cereali; il patrimonio zootecnico è costituito da ovini, caprini, bovini e suini. Rilevante è il traffico (materie prime, petrolio e prodotti agricoli) del porto di Vibo Valentia Marina, principale scalo marittimo della costa tirrenica calabrese, nonché vivace stazione balneare dotata di un porticciolo turistico.

Curiosità

La domenica di Pasqua si svolge il caratteristico rito dell'Affrontata, con l'incontro tra le statue di Gesù Risorto, di San Giovanni e della Madonna, che resta svilata, cioè si libera del velo da lutto, mostrando la fastosa veste azzurra punteggiata di stelle d'oro.

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