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Anatomia

sm. [sec. XIII; dal latino femurris]. Osso lungo della coscia, di cui rappresenta l'impalcatura scheletrica. È costituito da un corpo o diafisi con sezione prismatica triangolare e da due estremità o epifisi espanse e arrotondate. Di queste, quella superiore si articola con l'osso iliaco (articolazione coxofemorale); presenta una formazione sferica, o testa, cui segue un tratto assottigliato, o collo, separato dal corpo da due sporgenze o tuberosità, il grande e piccolo trocantere, sui quali si inseriscono dei muscoli. L'estremità distale, simile a un cilindro appiattito in senso trasversale e diviso in due parti (condili femorali mediano e laterale) da una incisura (fossa intercondiloidea), si articola nel ginocchio con la rotula e la tibia; sulle due facce laterali dell'epifisi protundono poi due altre tuberosità, gli epicondili mediale e laterale, su cui si inseriscono i muscoli. In relazione alle particolari sollecitazioni dovute al peso del corpo, l'intima struttura dell'epifisi prossimale risulta formata da tessuto spugnoso con lamelle ossee disposte secondo le linee di forza.

Antropologia

Nel passaggio dal quadrupedismo al bipedalismo il femore assume progressivamente una peculiare funzione di sostegno e di risposta, attraverso l'interposizione del bacino alle sollecitazioni di forza determinate, in condizioni sia statiche sia dinamiche, dal peso del segmento superiore del corpo; sono quindi importanti le sue modificazioni in rapporto all'acquisizione della stazione eretta. La prima e più evidente di tali modificazioni è rappresentata dal progressivo aumento della sua robustezza relativa, esprimibile attraverso l'indice di robustezza, i cui valori, già con i neandertaliani, risultano ormai fissati entro i limiti di variabilità riscontrabili per i gruppi umani viventi. Un'altra caratteristica correlata con il bipedalismo si riferisce alla direzione del femore: a stazione eretta acquisita i due femori convergono verso il basso. Questa condizione, che se da un punto di vista puramente anatomico rappresenta una conseguenza dell'espansione trasversale del bacino, costituisce, da un punto di vista architetturale, l'assetto che meglio risponde alle esigenze imposte dalla sollecitazione ponderale del segmento superiore del corpo in stazione eretta. Di particolare importanza è l'indice pilastrico, che costituisce una misura del grado di sviluppo della linea aspra, essendo quest'ultima formazione espressione dell'entità dei muscoli estensori della coscia, il cui maggiore sviluppo appare correlato alla stazione eretta; l'indice pilastrico costituisce un utile mezzo per l'interpretazione e la collocazione dei reperti paleo-antropologici.