Questo sito contribuisce alla audience di

fèudo

Guarda l'indice

Lessico

sm. [sec. XIV; germanico fehōd, ricchezza di beni mobili].

1) Istituto giuridico-economico che ha qualificato un intero periodo della storia medievale europea (età feudale), dando vita a un sistema di rapporti e di strutture politiche (sistema feudale, feudalesimo) entro il quale la distinzione tra aspetti pubblici e privati nella vita sociale tende a essere quasi annullata o, almeno, fortemente sfumata. Per il diritto feudale, vedi Libri feudorum.

2) Il territorio o fondo concesso in feudo; possedimento feudale: concedere, ricevere in feudo. Per estensione, grande proprietà terriera, per lo più data in usufrutto ad altri; fig. scherzoso, piccolo possedimento terriero; luogo di cui ci si sente padroni assoluti: domani siete tutti invitati nel mio

3) All'epoca dei Comuni, il compenso corrisposto ai pubblici ufficiali.

Cenni storici: le origini

Il termine feudo appare più tardi dell'istituto corrispondente, e cioè non prima della fine del sec. IX. Deriva, a quanto pare, dal germanico-francone fehōd, che richiama il tedesco Vieh (bestiame) e quindi beni in genere (come in latino pecus, pecunia, peculium). All'inizio il termine si accompagnò quasi sempre a quello di beneficium (beneficium, quod vulgo dicitur feodum). Se il rapporto feudale caratterizza un periodo della storia europea, qualificandola come età feudale, ciò non vuol dire che aspetti più o meno appariscenti di tipo feudale non appaiano in altri periodi della storia europea (dalla clientela romana a certe forme di prefeudalesimo in area bizantina e visigotica, e agli stessi rapporti di signoria fondiaria del tardo mondo antico o anche dell'età moderna) e che forme analoghe e del tutto indipendenti di feudalesimo non si presentino in altre aree del mondo, come è avvenuto nel Giappone, il quale ebbe per molti secoli e fino agli ultimi decenni dell'Ottocento nei daimyō e nei samurai una nobiltà feudale e militare molto simile a quella occidentale (vassallaggio e cavalleria). Il vincolo feudale vero e proprio si presenta in Europa anzitutto nell'ambito del regno franco, trovando in un istituto del mondo germanico l'elemento di dipendenza personale che più lo ha caratterizzato, e cioè il legame che univa il capo militare col suo seguito (Gefolgschaft, latino comitatus), legame fondato sulla fedeltà dei liberi gregari (antrustiones tra i Franchi del periodo merovingio, gasindii presso i Longobardi) con il rex, comandante della spedizione. Accanto a tale vincolo personale di fedeltà e, rispettivamente, di protezione (detto mundeburdio, commendatio e poi vassallaggio), è da porre anche, quale premessa al rapporto feudale, un vincolo “reale” (avente cioè per oggetto una res, una cosa), consistente nella concessione di una terra o di altro bene in usufrutto, quale corrispettivo di determinati servizi o prestazioni. Di derivazione tardo-romana e tipico di un'economia fondata sul latifondo in un quadro politico e sociale di crisi del potere centrale (crisi dell'Impero), tale rapporto detto beneficio, trovò vasta utilizzazione, oltre che in campo ecclesiastico, nell'ambito della corte franca (i cosiddetti vassi casati, beneficiari cioè di terra con casa, in compenso dei servizi prestati) e nei rapporti economici e sociali (manenti, coloni, massari, concessionari di “precarie” ecc.). Quando, a partire dalla metà del sec. VIII, i re franchi della dinastia carolingia dovettero far fronte alla minaccia arabo-islamica incombente dalla Spagna attraverso i Pirenei e, per contrastare le incursioni della cavalleria dei Mori, dovettero armare a loro volta un esercito a cavallo, finanziarono i cavalieri concedendo a essi in beneficio (precariae verbo regis) terre prelevate dal fisco o dai grandi patrimoni ecclesiastici.

Cenni storici: le diverse fasi del feudo

Nacque così, in ambito militare, il pieno incontro dei due rapporti, quello personale o vassallatico, legato da giuramento, e quello “reale” o beneficiario, inteso a permettere che il cavaliere (i paladini di Francia dei poemi cavallereschi) potesse, coi proventi che traeva, armare sé e il proprio seguito. A tale fase militare del feudo fece seguito il grande e decisivo periodo del feudo che si può chiamare politico, nel senso che il rapporto feudale (vassallaggio-beneficio) penetrò nelle strutture politico-amministrative del regno franco, divenuto ormai (dall'anno 800) Sacro Impero dopo la coronazione di Carlo Magno da parte del papa. La compagine di questo Impero, che tende a identificarsi con l'Europa, è amministrata localmente da funzionari, militari e civili a un tempo: conti e marchesi (comites, marchiones), in rapporto inizialmente gerarchico e burocratico con il palazzo imperiale di Aquisgrana (e per il regno italico, ex-longobardo, con il palazzo regio di Pavia). Tale impalcatura amministrativa (nella quale i missi dominici funzionavano da collegamento tra centro e periferia, ispezionando continuamente il territorio dell'Impero) non resse a lungo come tale e ben presto, già con Carlo Magno, subì un'inflessione di tipo, appunto, feudale. Il rapporto gerarchico si andò cioè rapidamente trasformando in rapporto vassallatico, sicché conti e marchesi ribadirono il loro rapporto verso l'imperatore con giuramento di fedeltà, riconoscendosi suoi vassalli (homagium), e ottenendo per contraccambio in beneficio la contea o la marca, e cioè i proventi derivanti dall'esercizio della giustizia e dall'esazione dei tributi nell'ambito di tale territorio, senza obbligo di versarli nell'amministrazione centrale. Tale esenzione, insieme al diritto di essere giudicati, in caso di accusa, da una “curia” o corte dei “pari”, si disse, con termine latino, immunitas, e cioè esenzione da obblighi o tributi (munera).

Cenni storici: vassallaggio, beneficio e immunitá

Ecco perché, con descrizione assai spicciativa, e valida eventualmente solo per la fase politica, si continua a ripetere che il feudo si compone di tre elementi: vassallaggio, beneficio e immunità, mentre a qualificarlo sono sufficienti i primi due. Il processo di feudalizzazione della società europea medievale, iniziato agli apici, si estese gradualmente verso il basso, con subinfeudazioni di cariche e di funzioni minori (capitanei, milites, ecc.), sicché ai vassalli maggiori (conti e marchesi) si trovarono sottoposti, con vincolo analogo e rispettivo beneficio, i valvassori (vassalli vassallorum) e, sotto di essi, i valvassini. La piramide feudale incontrava in tal modo alla sua base quei rapporti di tipo eminentemente privatistico che legavano i padroni delle terre ai propri concessionari (enfiteuti, livellari, ecc.), ciò che portava, come si disse, a saldare e quasi a confondere in un'unica complessa struttura l'esercizio di diritti pubblico-amministrativi e quello di diritti privati connessi con la proprietà e il godimento del suolo. Accanto poi a conti e marchesi e agli altri feudatari laici, anche vescovi e abati entrarono, già nel periodo carolingio, a far parte in qualche modo del ceto feudale, in quanto già in precedenza nel regno franco era il re a immetterli nel possesso dell'ufficio e del beneficio ecclesiastico, mediante la consegna del bastone episcopale o abbaziale (per baculum), atto che era già di natura tale da includere, per assimilazione, questi uffici ecclesiastici nell'ambito delle strutture feudali. Sicché la formula onnicomprensiva che spesso si trova nei documenti imperiali è: episcopi, abbates, comites et vassalli dominici. La cerimonia mediante la quale si veniva a creare il vincolo di vassallaggio consisteva nella pronuncia della formula di giuramento con cui il vassallo si diceva homo del suo signore (homagium) e prometteva di essergli fedele; ciò dicendo il vassallo metteva le proprie mani congiunte in quelle del signore (immixtio manuum). Seguiva da parte del re, per i feudi maggiori (detti honores), la consegna dello stendardo (per i vescovi e abati di un bastone o scettro).

Cenni storici: la regolamentazione dell'istituto feudale

La regolamentazione di un istituto, come quello feudale, sorto per generazione spontanea quale conseguenza di una crisi delle strutture politiche franche troppo rapidamente passate da una fase arcaica, di tipo tribale, a un'imitazione dell'amministrazione romano-bizantina, fu essenzialmente una regolamentazione di natura consuetudinaria, che sfuggì in gran parte ai controlli dell'autorità centrale. Questa intervenne solo raramente, come con il Capitolare di Kiersy dell'877, in cui Carlo il Calvo permise che i feudi maggiori, prima revocabili e poi vitalizi, divenissero addirittura ereditari, e la Constitutio de feudis del 1037, con cui Corrado II il Salico concesse a sua volta che nel Regnum Italiae anche i feudatari minori (valvassori) godessero dell'ereditarietà dei loro feudi. Il processo verso l'ereditarietà dei feudi, cui si aggiunse in Italia la divisibilità e l'alienabilità (feudo cosiddetto longobardo), finì per deformare l'istituto stesso, donde un netto predominio all'aspetto beneficiario rispetto a quello vassallatico, favorendo in tal modo il particolarismo a tutto scapito dell'autorità imperiale. Appunto per tentare di contenere questa tendenza, già gli imperatori della casa sassone, tra la fine del sec. X e l'inizio dell'XI, avevano fatto ampie concessioni di titoli comitali, o comunque di diritti feudali, ai vescovi i quali, non avendo alla loro morte discendenza a cui trasmettere il titolo, non creavano ostacolo alla devoluzione del feudo e alla rinnovata disponibilità di esso da parte dell'Impero. Inoltre, risiedendo il vescovo nella città della quale era pastore, poteva tenere a freno nel territorio circostante (contado) il potere del feudatario laico che comandava dal suo castello, sito nella campagna.

Cenni storici: diffusione ed evoluzione del feudo

Fu da questa contrapposizione che prese avvio la rinascita cittadina e la conseguente economia di mercato, di contro all'economia chiusa e autosufficiente del castello o della corte feudale (economia curtense). Infatti sulla base dei diritti e privilegi feudali del vescovo, fosse o non fosse vescovo-conte, i cives, chiamati ad assisterlo nell'amministrazione pubblica, andarono intessendo quell'organizzazione cittadina che poi, non senza contrasti, divenne libero comune tra la fine del sec. XI e l'inizio del sec. XII. Sopraffatto nell'Italia centrosettentrionale, il feudo sopravvisse nel regno meridionale (Regnum Siciliae), anche se vi fu validamente contenuto dall'autorità centrale per la presenza, non mai venuta meno, di ampie terre demaniali accanto a quelle infeudate (caratteristica questa del sistema politico e feudale normanno che si ritrova anche in Inghilterra). Fuori d'Italia il sistema feudale, diffusissimo in Francia (nulle terre sans seigneur), fu gradualmente contenuto dalla monarchia che riuscì a trasformare i feudatari in cortigiani, aprendo così la via verso l'assolutismo; mentre in Germania diede luogo al sorgere di veri e propri principati territoriali (come del resto avvenne per la Savoia e il Piemonte) che raggiunsero coi trattati di Vestfalia (1648) la Landeshoheit o sovranità territoriale nell'ambito della superiore potestà imperiale, sicché il Reich germanico offrì in tal modo il primo modello di Stato federale (Kaiser und Reich, e cioè imperatore e dieta imperiale). Il sistema feudale, che adempì in Occidente a un importante compito di capillarizzazione dell'autorità nella fase formativa dell'Europa, fu da questa esportato in altre terre e continenti (cosiddetto feudalesimo coloniale). Ciò avvenne anzitutto a seguito delle crociate per cui, con il formarsi del Regno di Gerusalemme e dell'Impero Latino d'Oriente, le strutture feudali occidentali furono trapiantate, almeno temporaneamente, in Asia Minore. E poi, con la scoperta dell'America e con la conquista coloniale di essa da parte della Spagna, si ebbe un trapianto dell'istituto feudale di tipo castigliano, ma limitato comunque a forma vitalizia (encomienda), che permise ai conquistadores e alle successive generazioni di colonizzatori europei di mettere a profitto, e spesso di sfruttare indiscriminatamente, le terre del Nuovo Mondo.

Autori Vari, I problemi della società carolingia, Spoleto, 1954; idem, I problemi comuni dell'Europa post-carolingia, Spoleto, 1955; R. Coulborn e altri, Feudalism in History, Londra, 1955; F. L. Ganshof, Che cos'è il feudalesimo?, Torino, 1989.