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fotocomposizióne

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Descrizione generale

Sf. [sec. XX; foto+composizione, calco del francese photomontage]. Insieme dei procedimenti, ottico-meccanici o elettronici, per comporre, giustificare e presentare testi su materiale fotografico, la fotocomposizione ha soppiantato la composizione in piombo. I testi possono essere prodotti sia su pellicola, pronta per la riproduzione e il trasporto sulla matrice offset o rotocalco, sia su carta, il che richiede un'ulteriore lavorazione. La prima idea della fotocomposizione ha avuto origine dalla tecnica linotype e monotype: la realizzazione di un film fotografico avrebbe infatti reso superfluo l'uso del piombo. I primi tentativi risalgono già alla metà del sec. XX: il gruppo di fusione della linotype venne sostituito da una macchina fotografica e, invece delle matrici metalliche incise, si usarono matrici fotografiche che recavano, in negativo, il carattere o il segno da riprodurre.

Cenni storici

Nel 1954 fu presentata la Linofilm, che disponeva di cinque telai, contenenti ciascuno 88 caratteri e segni. Questa prima generazione di macchine è dotata di una tastiera, simile a quella della linotype, che aziona comandi meccanici o elettromeccanici; di una macchina fotografica e di una memoria che consente la giustificazione automatica e la trasformazione dei codici di ingresso in comandi operativi. Ogni carattere viene fotografato singolarmente sulla pellicola, che si sposta a ogni esposizione; le dimensioni dei caratteri si determinano variando il rapporto di ingrandimento della matrice; le correzioni vengono apportate ricomponendo le parole o le righe sbagliate e montandole successivamente sulla pellicola da correggere. Macchine di questo tipo, a comando manuale, si sono diffuse per la fotocomposizione di titoli o di brevi diciture (fototitolatrici). Nelle macchine della seconda generazione la tastiera è separata dalla fotocompositrice vera e propria e fornisce nastri perforati in codice, che vengono poi inseriti (se necessario con i nastri di correzione) in un miscelatore, per ottenere il nastro definitivo che comanda la fotocompositrice. Alcune di queste macchine possono ricevere un nastro codificato senza tenere conto della giustezza: la giustificazione definitiva e la conseguente suddivisione delle parole sono effettuate automaticamente dall'elaboratore incorporato nella fotocompositrice. Quelle della terza generazione sono macchine elettroniche, con altissime velocità di lavoro; non hanno più una vera e propria matrice, ma i caratteri più comunemente usati sono contenuti, in forma digitale, nella memoria di un elaboratore (memoria base); esse possono essere comandate sia da nastro perforato che da banda magnetica. I singoli caratteri vengono disegnati su un tubo a raggi catodici (con un sistema analogo a quello della riproduzione di immagini televisive) da una finissima successione di righe verticali affiancate, la cui posizione e lunghezza sono determinate dalla “digitalizzazione” del disegno del carattere, o segno, contenuta nella memoria base del computer; un'unità fotografica trasferisce sulla pellicola l'immagine che appare sul tubo catodico, dal quale deriva il nome del sistema: CRT (Cathode Ray Tube). Nelle macchine della quarta generazione il carattere è invece formato direttamente sulla pellicola da un raggio laser del diametro di 0,025 mm, con una sequenza di righe orizzontali: la velocità può arrivare a 300.000 caratteri/ora o più, e la densità delle linee a oltre 1000 per centimetro. L'intermittenza del raggio laser, necessaria a scandire le serie di linee, è ottenuta con un modulatore otticoIl carattere memorizzato può essere deformato elettronicamente: si possono ottenere così caratteri inclinati, condensati o allargati. L'elevato grado di flessibilità di queste macchine consente anche di correggere automaticamente la distanza tra le varie lettere, nelle combinazioni critiche (per esempio la A e la V) migliorando l'estetica della composizione.

Bibliografia

J. W. Seybold, Le basi della fotocomposizione, Milano, 1979; A. Ghiozzo (a cura di), Manuale dell'industria grafica. Composizione, fotocomposizione, ..., Milano, 1981.