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Lessico

sf. [da in-2+polline]. Trasporto dei granuli di polline dalle antere agli stimmi (nelle Angiosperme), oppure dalle squame polliniche agli ovuli (nelle Gimnosperme). Nel linguaggio corrente spesso non si fa distinzione fra impollinazione e fecondazione, ma a rigore i due termini non sono affatto equivalenti e non sono da confondere: i granuli di polline infatti sono microspore, non cellule gamiche (gameti), le quali ultime vengono prodotte solo in un tempo successivo all'impollinazione, dagli organismi aploidi (tubetti pollinici) che si formano con la germinazione dei granuli.

Tipi d'impollinazione

In base al tipo di fiore (uni- o bisessuale) e al modo in cui i sessi risultano distribuiti sulle piante (monoicismo, dioicismo) lo svolgimento dell'impollinazione acquista caratteristiche diverse, che si indicano con denominazioni particolari: si ha autoimpollinazione (o impollinazione autogama, impollinazione omoclina, impollinazione illegittima, autogamia) quando il polline cade sullo stimma del medesimo fiore che lo ha prodotto (il quale, pertanto, deve essere ermafrodito); si ha impollinazione eteroclina (o impollinazione incrociata, impollinazione intraspecifica, allogamia, ecc.) se il polline cade sullo stimma di un altro fiore, sia che questo appartenga alla stessa pianta (geitonogamia), sia a un'altra pianta della stessa specie (xenogamia); in quest'ultimo caso si può avere che i due individui fra i quali avviene l'impollinazione, pur essendo della medesima specie, abbiano origine diversa (gnesiogamia), oppure appartengano a varietà diverse (notogamia). Quando l'impollinazione avviene fra piante appartenenti a differenti specie, infine, si ha l'ibridogamia (o ibridazione). In generale la condizione di ermafroditismo non implica necessariamente l'autogamia, anzi nella maggior parte dei fiori monoclini esistono dispositivi anatomici, funzionali o ecologici atti a ostacolare l'autoimpollinazione o a impedirne l'esito (differente epoca di maturazione degli organi maschili rispetto a quelli femminili, diversità di lunghezza fra stami e stili, conformazione particolare degli organi sessuali, secrezione sullo stimma di sostanze che inibiscono la germinazione al polline prodotto dallo stesso fiore, ecc.); in talune specie, per contro, l'autogamia risulta non solo possibile ma favorita e talvolta è l'unica forma di impollinazione possibile (piante cleistogame). Dal momento che i granuli pollinici non sono capaci di motilità propria, salvo in pochi casi, il loro spostamento avviene tramite l'intervento di agenti naturali esterni, in primo luogo le correnti aeree (impollinazione anemofila) e gli animali (impollinazione zoidiofila), molto raramente anche le acque (impollinazione idrofila). Ciascuno di questi tipi di impollinazione comporta la produzione di un certo tipo di polline, nonché una conformazione particolare dell'apparato fiorale e un adeguato meccanismo di fioritura; nelle piante anemofile, per esempio, il polline è polverulento, leggero, talvolta dotato di espansioni alari, in modo da poter più facilmente restare sospeso nell'aria; inoltre, per garantire che, nonostante l'esiguo numero di probabilità favorevoli, un numero sufficiente di fiori venga impollinato, tali piante ne producono in quantità enormi. Altre caratteristiche frequenti in specie di piante anemogame sono i fiori maschili a forma di amenti penduli, che al minimo movimento dell'aria liberano il loro polline, e i fiori femminili con stimmi lunghi e sporgenti, più o meno vischiosi, atti a imprigionare i granuli pollinici; per lo più, infine, queste specie hanno fiori privi di perianzio e fioriscono precocemente, quando la pianta è ancora priva di foglie, in modo da non ostacolare l'arrivo del polline. Nella maggior parte dei casi l'impollinazione zoidiofila o zoogama avviene per opera di insetti (i. entomogama) , raramente anche con l'aiuto di altri animali, particolarmente piccoli uccelli, chiocciole, lumache, o anche pipistrelli. L'opera di tutti questi pronubi è di estrema utilità per le piante (che, a seconda dell'animale impollinatore, vengono dette entomofile, ornitofile, malacofile, ecc.), che infatti ricorrono a un'infinità di accorgimenti più o meno ingegnosi sia per interessare i pronubi (colori vistosi, profumo, secrezioni di sostanze zuccherine), sia per rendere inevitabile il risultato della visita (struttura viscosa del polline, che aderisce facilmente all'epidermide dei pronubi; conformazione dei fiori staminiferi, che obbliga il pronubo a imbrattarsi di polline sulle parti del corpo che, nei fiori pistilliferi, vengono a contatto con la superficie stimmatica, ecc.), sia infine per richiamare l'attenzione dei vari animali (funzione vessillare della corolla e di altre parti fiorali o funzione di richiamo del profumo). Nell'impollinazione idrogama, molto meno diffusa delle precedenti e propria solo di alcune specie acquatiche (per esempio Vallisneria spiralis), talune piante liberano sott'acqua granuli di polline di eccezionale lunghezza, che sono trasportati dalla corrente e vengono in tal modo portati a contatto con gli stimmi; in altre specie sono i fiori staminiferi che si staccano e, galleggiando sulla superficie dell'acqua, riescono a impollinare i fiori pistilliferi con le loro lunghe antere sporgenti.