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neogòtico

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Definizione

agg. e sm. (pl. m. -ci) [sec. XIX; neo-+gotico]. Fenomeno culturale considerato il primo dei molti revivals dell'Ottocento (il termine più correttamente usato dalla critica è infatti gothic revival), la cui origine è legata alla ripresa di interesse per il Medioevo che caratterizzò la cultura europea ottocentesca.

Architettura

I primi aspetti del neogotico sono rintracciabili in Inghilterra, dove il gotico aveva goduto di fortuna ininterrotta (nonostante la diffusione del classicismo palladiano) nell'ambito delle poetiche preromantiche del pittoresco e del sublime; in questa prima fase, però, le costruzioni in neogotico sono piuttosto episodi frammentari, nel genere delle finte rovine o di piccoli edifici nei giardini, oppure legati a singolari fatti letterari, come la celebre casa a Strawberry Hill (1748-50), fatta costruire da H. Walpole, l'autore del celebre romanzo Il castello d'Otranto, che contribuì a creare una vera moda medievalistica in Inghilterra. Più ampie e complesse appaiono le motivazioni del movimento neogotico nella successiva fase ottocentesca, quando l'affermarsi del romanticismo, che individuava nell'arte l'espressione dello spirito dei popoli, portò a identificare nell'architettura medievale il simbolo della storia e della tradizione nazionale dei vari Paesi europei, in evidente rapporto anche con il recupero medievalista attuato dal romanzo storico (da W. Scott in poi) e dal melodramma romantico. Altro aspetto importante fu il fiorire, per la prima volta su basi scientifiche, degli studi storici e critici sull'arte del Medioevo (da J.-B. Seroux d'Agincourt a A.-F. Rio in Francia; da L. Cicognara a P. Selvatico in Italia, ecc.), la pubblicazione di precisi rilievi dei monumenti più famosi, la pratica del restauro sempre più largamente diffusa. La tendenza a far rivivere nel neogotico lo stile nazionale fu particolarmente viva nei Paesi nordici, soprattutto in Germania (dove già nel 1773 era apparso il celebre saggio di J. W. GoetheDell'architettura tedesca). I due momenti più alti del movimento neogotico sono rintracciabili, intorno alla metà del secolo, in Inghilterra e in Francia: nel primo caso esso si sostanzia delle istanze etico-sociali che sono alla base dell'attività di A. W. Pugin, autore di rilievi di edifici medievali inglesi e francesi e, in collaborazione con C. Barry, del capolavoro del neogotico inglese, il Palazzo del Parlamento a Londra (1836-60). Stabilendo un organico rapporto tra architettura e società, Pugin sottolineò il valore “morale” del gotico, e insieme la sua qualità di modello costruttivo: tema questo, della fusione di etica ed estetica, che fu poi ripreso, con atteggiamento più estetizzante e letterario, da J. Ruskin, e in chiave esplicitamente sociale da W. Morris. In Francia, invece, l'azione di architetto, teorico e restauratore di E. Viollet-le-Duc accentuò il gotico come un modello di razionalità strutturale ancora valido per gli sviluppi della moderna tecnologia. Anche il metodo del restauro integrativo o interpretativo, adottato dall'architetto su vasta scala, se oggi appare inaccettabile, sottolineava allora la sua volontà di ridare al gotico una funzione nella società moderna. La grande diffusione dello stile neogotico in Europa (si ricorda ancora l'attività in Inghilterra e Germania dell'architetto inglese G. Gilbert Scott) ebbe scarsi riflessi in Italia, proprio per la mancanza di una tradizione che sostanziasse il riferimento stilistico, per cui il neogotico ebbe poche manifestazioni originali e finì per essere rapidamente assimilato agli altri aspetti revivalistici dell'eclettismo ottocentesco nostrano.

Ebanisteria

Nella storia del mobile il neogotico, che rientra nella stessa moda revivalistica della corrente architettonica, portò in auge la tecnica dell'intaglio e del traforo (ogive e rosoni) nel ripristino di cuspidi, colonne polistili. Ma, diversamente dall'architettura neogotico, il mobile neogotico non ebbe grandi sviluppi e fortune di rilievo nei singoli Paesi europei in cui si manifestò questa moda, presto sopravanzata dalle nuove concezioni e dalle nuove tecniche di fabbricazione del mobile, ormai avviato verso sviluppi di produzione industriale.