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Impèro, stile-

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Generalità

Fase dello stile neoclassico francese, cronologicamente compresa, con la debita approssimazione, nei primi tre decenni del sec. XIX. Il suo inizio coincise con la presa di potere di Napoleone, la cui personalità ebbe valore determinante in campo estetico-artistico. Le origini storiche dello stile, come risposta a una precisissima esigenza politica, sono dunque essenzialmente francesi, sebbene i suoi influssi siano stati in varia misura sensibili in tutti i Paesi europei. Pur condividendo con il neoclassicismo alcune componenti essenziali, lo stile Impero snaturò le istanze illuministe e coincise con una scelta programmatica di carattere formale; si articolò quindi in un linguaggio organizzato che coinvolse tutte le arti, dalla pittura (J.-L. David, A.-J. Gros, P.-P. Prud'hon) alla scultura (A. Canova, J.-A. Houdon, A.-D. Chaudet) alle arti applicate, ed espresse con eloquente retorica l'ideale estetico della nuova corte e una volontà di dominio paragonabile, per quanto meno realizzata, a quella esercitata da Luigi XIV sulle fabbriche reali. La scelta del repertorio formale classico non escluse un certo “colonialismo” stilistico, nel recupero archeologico degli stili egizio ed etrusco. L'architettura dell'Impero, che è stata considerata un momento involutivo rispetto alla vitalità dell'opera degli architetti della Rivoluzione, è caratterizzata dall'adozione dell'ordine classico in dimensioni giganteggianti; esso fu applicato in una serie di strutture monumentali, che tuttavia non alterarono sostanzialmente la fisionomia della capitale: così il Tempio della Gloria (oggi chiesa della Madeleine; B. Vignon, 1805-07), la Camera dei Deputati (B. Poyet, 1806-07), la colonna di place Vendôme (Gondoin e Lepère, 1806-10), la Borsa (A.-T. Brongniart, 1808) e l'opera multiforme di Percier e Fontaine (Malmaison, Arco di Trionfo del Carrousel, apertura della Rue de Rivoli), gli architetti napoleonici per eccellenza, attivi in moltissime fabbriche imperiali.

Arredamento

Per quanto riguarda l'arredamento, il mobile francese dello stile Impero è caratterizzato da un senso di pesantezza della forma e dall'uso prevalente del mogano spoglio di intarsi, al posto dei quali spiccano invece le appliques in bronzo e le placche di porcellana ispirate a motivi decorativi desunti dalle antichità egizie, greche e romane, oltre ai motivi di repertorio quali la “N” e l'onnipresente corona d'alloro stilizzata. Nella scelta tipologica ebbero fortuna soprattutto i caratteristici letti a profilo di barca (letto en bateau) e quelli “imperiali” e “alla turca”, le seggiole “a gondola”, le consoles, il guéridon, il saut-de-lit (lavabo costituito da un catino in porcellana su un supporto di legno a 3 o 4 gambe), i tavoli da lavoro con il piano rialzabile e forniti di specchio, la toilette (molto simile alla console) con specchio orientabile, il tavolino somno posto nelle camere accanto al letto, la psyché, grande specchio “manovrabile” ovale o rettangolare, racchiuso in una cornice di mogano e sorretto da due montanti laterali. Artisti e botteghe artigianali contribuirono alla fortuna dello stile Impero nel campo di tutte le arti applicate e il loro apporto fu determinante per la formazione e la diffusione del gusto del tempo: dalla bottega di mobilieri famosi come Jacob alle fornaci delle porcellane di Sèvres dirette da A.-T. Brongniart; dalle manifatture di tessuti a cui diede grande impulso C. Pernon alle arazzerie dei Gobelins e di Aubusson; dai prodotti dell'oreficeria dominata da P.-P. Thomire, J.-B-C. Odiot, M. G. Biennais, Henri Auguste agli strumenti musicali di S. Erard. Echi dello stile Impero perdurarono oltre il periodo napoleonico, sopravvivendo e riaffiorando durante tutto l'Ottocento.

Moda

Lo stile Impero è molto ben definito anche nella storia della moda: esso caratterizzò il periodo tra Direttorio e Restaurazione e si riferisce in primo luogo alla moda francese, il cui influsso sull'evoluzione generale del costume fu essenziale. La moda Impero mantenne le caratteristiche di quella del Direttorio, accentuando la derivazione dallo stile antico: essa diventò l'espressione di un regime politico che voleva affermare l'ordine non solo nello Stato ma anche nel costume. Essenziale fu infatti anche nella moda l'intervento autoritario di Napoleone, che fece dell'imitazione dell'antichità classica la norma ufficiale. Il cerimoniale napoleonico fissò linee, tessuti e colori non solo per l'abito di corte sia maschile (derivato dall'uniforme militare di parata) sia femminile, ma anche per l'abbigliamento in genere. Si attenuò la diffusione della moda “nuda”; il punto di vita rimase stretto da una cintura sotto il seno, la linea della gonna, sempre sciolta, divenne più diritta. L'orlo, che si prolungava spesso in un piccolo strascico, verso il 1810 si alzò fino alla caviglia, mentre gli scarpini senza tacchi lasciavano quasi completamente scoperto il piede. Nelle acconciature proseguì la moda dei capelli corti, alla Tito, alla Caracalla, con piccoli ricci piatti sulla fronte o raccolti sulla nuca. L'abbigliamento maschile continuò a svilupparsi secondo i sobri modelli inglesi: frac e pantaloni attillati, lunghi o al ginocchio, completati da stivali. La fantasia e il gusto personale si sbizzarrirono nel taglio dei panciotti e nei complicatissimi nodi delle cravatte. Comparvero il cappello a cilindro, la redingote e il carrick.

Bibliografia

Y. Brunhammer, Il mobile in Europa dal XVI al XIX secolo, Novara, 1966; N. Aprà, Il mobile Impero, Novara, 1970; M. Bassolini, Lo stile impero in Italia, Roma, 1981.