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Gestalt

sf. tedesco. Scuola psicologica, chiamata anche psicologia della forma (e in tedesco Gestaltpsychologie), nata in Germania negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale, i cui massimi esponenti furono M. Wertheimer, K. Koffka e W. Köhler. La concezione fondamentale alla base della Gestalt è che nella nostra percezione del mondo esterno noi non cogliamo delle semplici somme di stimoli, i quali si uniscono a dare gli oggetti, ma percepiamo delle forme, che sono qualcosa di più e di diverso della semplice somma degli stimoli che la compongono. Tale teoria si opponeva polemicamente a quanto sostenevano gli psicologi associazionisti ed elementaristi i quali concepivano invece il processo percettivo come una semplice opera di sommazione degli stimoli e vedevano il lavoro dello psicologo soprattutto come un'opera di analisi del percepito, in cui era importante separare il momento della “sensazione” da quello della vera e propria “percezione”. Per gli psicologi della forma, invece, tale analisi non era possibile, essendo le forme stesse le minime unità d'analisi, ulteriormente inscindibili; essi pensavano inoltre che le forme si costituissero sulla base di certe leggi percettive sostanzialmente innate, legate alla dinamica del sistema nervoso, mentre per gli associazionisti i legami fra le sensazioni elementari si costituivano sulla base dell'esperienza passata dell'individuo. La nascita della Gestalt si ebbe con un famoso esperimento di Wertheimer, del 1911, sul movimento apparente o stroboscopico: il “fenomeno phi”. Esso consiste nel fatto che, presentando due luci proiettate su uno schermo a una certa distanza l'una dall'altra, e separate da un breve intervallo temporale, il soggetto non percepisce due luci immobili, ma un'unica luce in movimento dalla prima alla seconda posizione. Il fenomeno in quanto tale era noto già da tempo (e del resto è alla base del movimento cinematografico), ma l'originalità di Wertheimer consiste nell'interpretazione che ne diede. Il fenomeno phi dimostrava, infatti, come il fatto percettivo fosse inanalizzabile; il movimento (in questo caso il dato più importante che emergeva a livello percettivo) sarebbe stato distrutto da un processo di analisi, che avrebbe portato solo a trovare degli stimoli stazionari. Nel 1923 Wertheimer enunciò una serie di leggi, sulla cui base gli stimoli si organizzano in forme: per la legge della vicinanza, gli stimoli tendono a organizzarsi in forme sulla base della loro vicinanza. "Per la legge della vicinanza vedi il disegno a pg. 41 del 10° volume." , "Per la figura 1 vedi il lemma del 9° volume." . Per la legge della somiglianza, più gli stimoli sono simili più tendono a organizzarsi in forme. "Per la figura 2 vedi il lemma del 9° volume." "Per la legge della somiglianza vedi il disegno a pg. 41 del 10° volume." . Per la legge del moto comune, gli stimoli che si muovono solidalmente tendono a essere percepiti come unità. Per la legge della continuità, gli stimoli disposti in continuità tendono a essere percepiti unitariamente. "Per la legge della continuità vedi il disegno a pg. 41 del 10° volume." , "Per la figura 3 vedi il lemma del 9° volume." Per la legge della chiusura, le forme chiuse vengono percepite meglio delle aperte, e se la chiusura è incompleta il soggetto tende a completarla percettivamente. "Per la legge della chiusura vedi il disegno a pg. 41 del 10° volume." , "Per la figura 4 vedi il lemma del 9° volume." Per la legge dell'esperienza passata, le forme di cui il soggetto abbia un'esperienza passata vengono viste preferibilmente rispetto alle altre. "Per la figura 5 vedi il lemma del 9° volume." "Per la legge dell’esperienza passata vedi il disegno a pg. 41 del 10° volume." . Per la legge della pregnanza, una forma è tanto più buona, quanto più le condizioni date lo consentono. Secondo l'italiano C. L. Musatti, tutte queste leggi potrebbero ridursi a un'unica legge della “massima omogeneità”, secondo cui gli stimoli tendono tanto più a raggrupparsi in forme quanto più sono omogenei tra loro. Gli psicologi della forma si sono occupati soprattutto di percezione, ma hanno dato dei contributi importanti in tutti i settori della psicologia, particolarmente nel campo dell'apprendimento (sostenendo l'esistenza dell'apprendimento per insight, o intuizione, in polemica con i behavioristi) e del pensiero. Anche se negli ultimi anni del Novecento l'influenza di questa scuola è andata diminuendo, la Gestalt è comunque una pietra miliare nella storia della psicologia moderna.

D. Katz, La psicologia della forma, Torino, 1950; W. Köhler, La psicologia della Gestalt, Milano, 1961; P. Guillaume, La psicologia della forma, Firenze, 1963; S. Ginger, La Gestalt, Roma, 1990.