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rupèstre

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Lessico

agg. [sec. XVII; da rupe]. Proprio delle rupi; caratterizzato da rupi: paesaggio rupestre; che cresce sulle rupi: flora rupestre; arte rupestre

Arte: descrizione generale

In una larga accezione l'arte rupestre fa riferimento a ogni manifestazione artistica su roccia diffusa in tutto il mondo dalla preistoria fino ai nostri tempi. In senso più restrittivo si distingue invece un'arte rupestre propriamente detta, post-paleolitica (dopo l'8500 a. C. circa), realizzata su superfici rocciose all'aperto, da un'arte parietale paleolitica, generalmente in grotta di cui celebri esempi si trovano a Lascaux, Altamira o Roc-de-Sers (vedi anche preistoria). Le manifestazione artistiche rupestri post-paleolitiche coprono un vasto orizzonte cronologico (dal Neolitico a epoche storiche anche recenti) e presentano modalità tecniche e figurative molto ricche e diversificate (pittura, incisione, scultura, rapprsentazioni umane, simboliche, animali). Le principali aree di diffusione sii trovano nell'area mediterranea (per esempio in Italia nella Valcamonica) e nordica, nell'Africa sahariana (Tassili) e australe, nell'Asia, nell'Australia, dove in particolare l'arte rupestre , anche di epoca contemporanea, ha un grande interesse etnologico e storico. Posteriori alla conquista spagnola sono le pitture su roccia di una vastissima area dell'America Settentrionale (dalla California al Tennessee) in cui è avvertibile un naturalismo alquanto rozzo. Più notevoli, per ricchezza e complessità di motivi, gli esempi dell'America Meridionale, particolarmente delle aree andino-peruviana e brasiliana. .

Architettura

Un notevole esempio di arte rupestre è quello dato dalle imponenti costruzioni architettoniche. Si tratta di veri e propri complessi ricavati per mezzo di tecniche di scavo nei banchi di roccia che presentano particolari caratteristiche geologiche (spesso si tratta di adattamenti di cavità naturali) o sulle pareti rocciose, fino a costituire vere e proprie sculture-architetture monolitiche in cui lo scavo è applicato anche all'esterno del monumento; in tal caso il termine di architettura rupestre si allarga a comprendere anche i bassorilievi e le sculture monumentali scavate nella roccia. L'architettura rupestre, che si può considerare il “negativo” dell'architettura, in quanto lo spazio viene creato “togliendo” la materia, e non costruendo, ha avuto un larghissimo sviluppo storico-geografico, assolvendo a una funzione principalmente religiosa, funeraria o celebrativa. I maggiori esempi di questo tipo di architettura si trovano nel mondo mediterraneo, innanzi tutto nelle necropoli, dalle cosiddette “tombe a siringa” dell'antico Egitto scavate nella roccia (le mastabe e le piramidi invece, pur avendo una parte sotterranea, non sono monolitiche) alle tombe nabatee di Petra, dove la scultura delle enormi pareti rocciose imita scenari architettonici, fino alle tombe achemenidi, come quella di Dario a Naqsh-i-Rustam presso Persepoli, dove si attua una perfetta contaminazione tra scultura e architettura con realizzazioni di grande abilità tecnica. La stessa perfezione si trova nelle gigantesche opere di scavo e scultura dell'arte egiziana, che offre i suoi maggiori esempi nel tempio di Deir el-Bahari e in quello di Ramesse II ad Abu Simbel, con le colossali statue di divinità sedute all'ingresso del tempio. Anche il culto cristiano utilizzò l'architettura rupestre, specialmente in Oriente, per i complessi monastici: caratteristiche le chiese scavate nel tufo della Cappadocia e le chiese etiopiche del Lasta-Uagh, le cui tecniche sono riprese, nel mondo occidentale, dalle architetture in grotte “basiliane” (Matera, Massafra). Tra le maggiori realizzazioni per mole e impegno architettonico, a parte quelle egiziane, vanno ricordate le architetture rupestri buddhistiche dell'area cinese e soprattutto di quella indiana, dai templi di Ajanta e di Ellora (sec. VI-IX d. C.) alle sculture maurya di Bodh Gaya, fino al colossale Buddha in altorilievo (53 m) di Bamiyan (sec. IV), distrutto nel 2001 dai Taliban.