terracòtta

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Lessico

(meno comune tèrra còtta), sf. (pl. terrecòtte) [sec. XIV; da terra+ cotto]. 1) Prodotto ceramico a pasta colorata, porosa e, solitamente, non rivestita, ottenuto da argille comuni ricche di impurità ferrose che nella cottura danno un caratteristico colore rossiccio. Le modalità di formatura e di cottura dei manufatti in terracotta sono quelle comuni a tutti i materiali ceramici. Largamente impiegata per vasellame e oggetti artistici, la terracotta costituisce, in virtù della sua porosità, dell'elevata resistenza alla compressione e della stabilità all'invecchiamento, il più diffuso materiale da costruzione (laterizio).

2) Oggetto fatto di tale materia, specialmente con intenti artistici o decorativi: una terracotta etrusca; negozio di terrecotte.

3) L'arte di modellare la terracotta è detta coroplastica.

Arte

I primi manufatti di terracotta, risalenti in Oriente al VI-V millennio a. C., erano modellati sovrapponendo anelli d'impasto l'uno sull'altro (colombini), che venivano saldati con la pressione delle dita; successivamente si ottennero per pressione di una sfoglia d'argilla in uno stampo o anche colando una soluzione di argilla e acqua nel cavo di un modello. Solo verso la fine dell'epoca neolitica fu introdotto l'uso del tornio. Caratteristica del mondo antico fu la produzione su larga scala di terrecotte figurate e decorative eseguite con argilla più o meno depurata, cotta e poi dipinta a vivaci colori. La produzione di figurine votive, già diffusa in Egitto e in Oriente, si sviluppò a Creta e in Grecia nel periodo minoico-miceneo (santuari di Petsofá, Piskoképhalos, Gazi, dell'acropoli di Micene) e ancora più ampiamente dopo l'età geometrica; di età ellenistica sono le statuette di Tanagra, Mirina, Taranto ecc. In Grecia, in Asia Minore e in Italia i santuari hanno restituito migliaia di statuette, maschere e busti fittili raffiguranti divinità o devoti, tipici ex voto a carattere popolare, legati come tipologia e stile ai modelli della grande statuaria delle varie epoche. Tecnicamente si passò dalle statuette piene, modellate a mano, a una produzione di tipo industriale con l'uso di matrici. In terrecotta furono eseguite anche grandi statue di culto o acroteriali che venivano plasmate su un'armatura lignea. Tra gli esempi più noti il gruppo di Zeus e Ganimede da Olimpia, lo Zeus di Paestum, l'Apollo e le altre statue fittili di Veio. Di grande importanza e bellezza, soprattutto nell'Italia meridionale, in Sicilia, nel Lazio, in Campania e in Etruria, fu la produzione di terrecotte architettoniche che rivestivano le strutture lignee dei templi, dalle lastre a rilievo o dipinte che decoravano gli architravi, alle sime ricurve o traforate, alle antefisse, ai frontoni. Tra i complessi più noti quelli di Selinunte, Gela, Siracusa, Satrico, Falerii, Veio. Va ricordata infine la produzione di arulae con figurazioni a rilievo e quella dei grandi sarcofagi di terracotta con decorazione plastica e dipinta, tipica della Magna Grecia e della Sicilia. La plastica fittile, abbandonata nell'alto Medioevo, ricomparve nell'architettura romanica e in quella gotica, soprattutto nell'Italia settentrionale, per formare fregi e decorazioni su chiese e altri edifici. Tale uso continuò largamente nel Quattrocento, soprattutto in Lombardia ed Emilia (Milano, Ospedale Maggiore). Successivamente decadde, soppiantata spesso da quella in stucco. Come mezzo espressivo della scultura la terracotta trovò nella plastica del Quattrocento importanti affermazioni, come nei gruppi scultorei di Niccolò dell'Arca e di G. Mazzoni e nelle celebri terrecotte invetriate dei Della Robbia. In seguito la terracotta fu per lo più impiegata, con risultati spesso notevoli, solo per bozzetti preparatori, perdendo terreno rispetto alle altre materie scultoree.

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