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sarcòfago

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Lessico

sm. (pl. -ghi o -gi) [sec. XIV; dal latino sarcophăgus, dal greco sarkophágos, da sárx sarkós, carne+phagêin, mangiare].

1) Grande arca sepolcrale di pietra pregiata e per lo più istoriata e scolpita con bassorilievi o altorilievi, destinata ad accogliere il cadavere.

2) Pietra calcarea orientale alla quale gli antichi attribuivano la facoltà di consumare i cadaveri.

Arte: Egitto

Nell'antico Egitto l'uso del sarcofago risale alle primissime dinastie. Mentre nell'età preistorica il cadavere, rannicchiato e avvolto in tele, pelli o stuoie, era deposto in una fossa, rotonda od ovale, scavata nella sabbia, il che spesso attuava una specie di mummificazione naturale, all'inizio dell'epoca storica entrarono in uso i primi sarcofagi, di legno o terracotta, dapprima di forma quasi cubica per accogliere un corpo rannicchiato, poi, a iniziare dalla IV dinastia, rettangolari, per un cadavere disteso e coricato su un fianco. I sarcofagi più ricchi erano di pietra (calcare, granito o alabastro), talora decorati con una serie di lesene componenti la cosiddetta “facciata di palazzo” e con scritte che generalmente riportano le preghiere dell'offerta e i nomi e i titoli del defunto. Verso la fine dell'Antico Regno, sui sarcofagi lignei comparvero altre e più complesse decorazioni: la “falsa porta”, gli “occhi sacri” (attraverso i quali si credeva che il defunto potesse vedere all'esterno), le rappresentazioni di oggetti del corredo funerario. Nel primo periodo intermedio apparvero anche i primi Testi dei Sarcofagi. Durante il Medio Regno entrarono in uso i sarcofagi antropomorfi, ossia modellati in forma di mummia, che divennero il tipo dominante nei secoli successivi, arricchendosi di decorazioni e di formule tratte dal Libro dei Morti. Particolarmente notevoli quelli della XXI dinastia, con una decorazione miniaturistica ricoperta di una tipica verniciatura gialla e lucida. In alcuni casi, per assicurare una migliore protezione, i sarcofagi erano parecchi, inscatolati l'uno dentro l'altro, cosicché i più esterni finivano con l'acquistare dimensioni colossali. I materiali erano sempre il legno e la pietra per i privati cittadini, mentre per i sovrani si usavano metalli preziosi con incrostazioni di smalti e pietre dure (per esempio i famosi sarcofagi d'oro di Tutankhamon; Il Cairo, Museo). In età saiticaiegò spesso il basalto, accuratamente levigato e sobriamente decorato; successivamente vennero in uso casse rettangolari con pilastrini agli angoli e semplici bare con ritratti di gesso a rilievo. Caratteristici dell'età romana, infine, i sarcofagi recanti in corrispondenza del volto una tavoletta con il ritratto del defunto dipinto a encausto (i famosi ritratti di El Faiyum). Oltre allo scopo pratico, il sarcofago aveva nell'antico Egitto anche un significato simbolico, in quanto in esso venivano attuate le premesse della sopravvivenza, scopo di tutto il rituale funerario. Esso era chiamato il “signore della vita” e la cassa, talora definita “madre”, rappresentava la terra, mentre il coperchio era il cielo (e spesso portava rappresentazioni della dea del cielo Nut). In alcuni casi, specie nei primitivi sarcofagi cubici e nei vasi, usati soprattutto come sepolture di bambini, si voleva forse vedere una riproduzione del grembo materno, preludio a una nuova nascita.

Arte: altre culture

Nel mondo egeo (Creta, Cipro) il sarcofago aveva inizialmente la forma di una piccola vasca fittile a coperchio piatto (larnax) in cui il morto era sepolto in posizione rannicchiata; successivamente si sviluppò la forma a cassa, munita sovente di piedi (sarcofago da Haghía Triáda con ricchissima decorazione dipinta; Iráklion, Museo). A Cipro il coperchio a quattro spioventi presentava solitamente quattro figure (leoni) ai vertici e pareti talvolta decorate con rilievi. In Grecia, anche se il monumento funerario tipico era la stele, non mancano documentazioni di sarcofagi, di solito a cassa prismatica e con coperchio piatto, a volta, a spioventi. Caratteristici della città di Clazomene sono i sarcofagi a forma trapezoidale e con decorazione dipinta (un esemplare notevole si trova al British Museum di Londra). Le pareti della cassa si arricchirono col tempo di motivi architettonici e figurati (sarcofago detto di Alessandro, İstanbul, Museo Archeologico). In Etruria – dove il loro uso si affiancava a quello dell'urna cineraria – i sarcofagi erano in marmo, pietra o terracotta, recanti sul coperchio la figura scolpita o modellata del defunto (o dei defunti) sdraiato (sarcofago fittile da Cerveteri; Roma, Museo di Villa Giulia). Nel mondo romano i sarcofagi, rari in età repubblicana per il prevalente rito dell'incinerazione (sarcofago degli Scipioni), divennero comuni dal II sec. d. C. con lo sviluppo dell'inumazione. La forma più diffusa era quella della cassa con coperchio a spioventi, ma erano frequenti anche i sarcofagi a vasca. Le pareti appaiono riccamente e variamente decorate: con festoni di frutta e fiori, o con altri motivi ornamentali a uno o più registri, con bassorilievi di soggetto mitologico o narrativo, con architetture e scene figurate a piani multipli. Assai diffuso, tra i temi mitologici, il repertorio dionisiaco; comuni anche le scene di battaglia. Più semplice appare il sarcofago ornato di scanalature ondulate (strigilature) spesso arricchito di elementi figurati. I temi decorativi romani passarono, con poche modifiche di tipo simbolico, nei sarcofagi dell'arte paleocristiana, mentre forme e decorazioni nuove e originali distinguono i sarcofagi ravennati, che risentono di influssi orientali e bizantini. Nel Medioevo l'uso del sarcofago decadde, sopravvivendo solo nella forma monumentale dell'arca, all'esterno delle chiese. In forme particolari e con riferimento alla classicità il tema del sarcofago ricomparve nei monumenti funebri del Quattrocento.

Bibliografia

Per l'arte egizia

H. Bonnet, Reallexikon der aegyptischen Religionsgeschichte, Berlino, 1952; A. M. Donadoni Roveri, I sarcofagi egizi dalle origini alla fine dell'Antico Regno, Roma, 1969; Autori Vari, I sarcofagi, Roma, 1990.

Per l'arte romana

G. Pesce, Sarcofagi romani in Sardegna, Roma, 1957; V. Tusa, I sarcofagi romani di Sicilia, Palermo, 1957; R. Turcan, Les sarcophages romaines à représentations dionysiaques, Parigi, 1966; C. Dufour Bozzo, Sarcofagi romani a Genova, Genova, 1968; H. Gabelmann, Die Werkstattgruppen der oberitalischen Sarkophage, Bonn, 1973.