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tiamina

sf. [sec. XX; da tio-+amina]. Vitaminaidrosolubile detta anche aneurina o vitamina B₁. La sua struttura è costituita da un anello pirimidinico unito a un derivatotiazolico con un ponte metilenico:

Molto diffusa in natura, è presente, in forma particolarmente concentrata, nel lievito di birra, nella crusca dei cereali, nelle noci, nel latte, nel tuorlo d'uovo, nella carne. Per azione dell'ATP e in presenza di fosfotransferasi specifiche, viene trasformata in tiaminpirofosfato (TPP) o cocarbossilasi. Tale reazione avviene in numerosi tessuti e, in particolare, nel fegato degli animali superiori. Nei batteri la tiamina interviene sotto forma di coenzima nei processi di decarbossilazione degli alfa-chetoacidi, quali, per esempio, l'acidopiruvico e l'acido alfa-chetoglutarico. Negli animali superiori catalizza la decarbossilazione ossidativa da cui, in presenza di coenzima A, di acido lipoico e di NAD, trae origine l'acetilcoenzima A. Tale sostanza, come è noto, rappresenta la forma in cui i carboidrati entrano nel ciclo dell'acido citrico. Un'altra funzione biochimica della tiamina riguarda il ciclo dei pentosofosfati, attraverso cui avviene la sintesi dei nucleotidi e del coenzima NADH, utilizzato dalle cellule per la produzione degli acidi grassi e per l'idrossilazione degli ormonisteroidi. Il fabbisogno minimo giornaliero per impedire nell'uomo l'insorgenza di ipovitaminosi è di ca. 0,75 mg. La carenza di tiamina produce nell'uomo gravi alterazioni a carico del sistema nervoso centrale e periferico, note con il nome di beri-beri. Oltre che nel trattamento delle manifestazioni correlate a specifici stati carenziali, la tiamina trova impiego nella terapia delle neuriti da altre cause, risultando efficace soprattutto nelle forme associate alla gravidanza e all'alcolismo cronico.