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Àvari (storia)

popolazione nomade, probabilmente mongolica. Calati da NE nelle steppe della Russia meridionale, gli Avari si sparsero nel sec. VI in un arco di territori compreso tra il basso Volga e le bocche del Danubio, scacciando o incorporando le tribù di Unni superstiti dell'impero di Attila. Favoriti da Giustiniano, che si servì del loro capo, il qagan Kandikh, per contenere altri barbari prementi sui confini (557), costituirono un blocco potente e aggressivo a N dell'Impero bizantino, che si dilatò sottomettendo gruppi di Slavi (Anti, Sloveni, Vendi) e di Germani (Turingi); ma in Turingia si scontrarono coi Franchi del re d'Austrasia Sigeberto e furono sconfitti e bloccati (562). Sotto il qagan Baian (565-602) gli Avari giunsero alla massima potenza: alleati coi Longobardi, sterminarono i Gepidi stanziati in Transilvania e si insediarono nell'attuale Ungheria (567), rimanendone i soli padroni dopo la migrazione dei Longobardi in Italia (568) e facendone la base per un'ulteriore espansione. Vennero così a conflitto anche con Bisanzio, contro cui combatterono con alterna fortuna per quasi un ventennio (582-601), occupando Sirmio e attaccando Adrianopoli e Anchialo, finché furono disfatti al Tibisco da un esercito dell'imperatore Maurizio, al comando del generale Prisco. I successori di Baian approfittarono della crisi interna dell'Impero bizantino e degli attacchi mossi contro di esso dai Persiani per compiere un'incursione in Italia (nel Friuli, 610) e per tentare, d'accordo coi Persiani, un attacco a Costantinopoli che, dopo varie avvisaglie, venne sferrato nel 626, ma fallì grazie alla difesa predisposta dall'imperatore Eraclio e dal patriarca Sergio. Gravemente indeboliti, gli Avari furono poi progressivamente sopraffatti nella Penisola Balcanica dagli Slavi e dai Bulgari, alleati con Bisanzio, e si ridussero in Ungheria. Qui furono attaccati dai Franchi di Carlo Magno e di suo figlio Pipino, che in tre campagne (791-796) li sottomisero, occupando il loro campo trincerato (il Ring) tra il Danubio e il Tibisco, col suo centro presso l'attuale Györ, asportandone il tesoro, frutto di due secoli di rapine, e introducendovi il cristianesimo; ma solo nell'803 il qagan Zodan fece definitivo atto di sottomissione a Carlo Magno. Da allora gli Avari, incapaci di resistere alle pressioni dei Franchi, dei Bulgari e degli Slavi, scomparvero in breve dalla storia. Su una gran parte dell'area da loro occupata sorse la carolingia Marca orientale o avarica, la futura Austria. I reperti archeologici attestano l'esistenza presso di loro di forme artistiche di carattere mongolico. A essi è attribuita l'introduzione dell'uso della staffa.