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Transilvània

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Generalità

Regione storico-geografica (ca. 61.000 km²) della Romania centrale, limitata dalla Valacchia a S, dalla Moldavia a E, dalla Bucovina a NE, dal Banato a SW, dalla Crisana a W e dal Maramures a NW. È formata da un vasto altopiano (300-500 m) inciso da vari tributari del Danubio (Somes, Mures, Olt) e racchiuso dai rilievi montuosi dei Carpazi Boscosi a N, dei Carpazi Orientali a E, delle Alpi Transilvaniche (o Carpazi Meridionali) a S e dei monti Apuseni (Carpazi Occidentali) a W. La popolazione è costituita in prevalenza (70%) da romeni, quindi da ungheresi, con delle minoranze di Rom e tedeschi: la popolazione magiara della Transilvania è storicamente fonte di attriti tra Ungheria e Romania. Le principali risorse economiche sono rappresentate dall'agricoltura (cereali, barbabietole da zucchero, frutta, lino, vite), dall'allevamento del bestiame, dallo sfruttamento del sottosuolo (ferro, lignite, gas naturale, salgemma, ma anche oro e rame) e dall'industria (alimentare, chimica, metalmeccanica, tessile e del legno), che è concentrata nelle città di Cluj-Napoca (la città maggiore), Braşov, Sibiu e Tîrgu Mureş. La Transilvania produce circa il 35% del PIL romeno, e il prodotto lordo pro capite è più alto della media nazionale. Anche Ardeal; in ungherese, Erdély; in tedesco, Siebenbürgen (“sette città”, cioè i centri di insediamento della popolazione sassone). § Per i tappeti della Transilvania, v. Siebenbürgen.

Storia

Nell'età antica la Transilvania era il cuore politico del regno dei Daci e, con la Dacia, fu inclusa da Traiano nell'impero di Roma (inizio sec. II-2a metà sec. III). Al tempo delle grandi migrazioni vi affluirono genti germaniche, slave e asiatiche; la regione fece parte dell'impero degli Unni, più tardi del primo regno dei Bulgari. Nel sec. X la Transilvania iniziò a passare sotto l'influenza ungherese, consolidatasi poi sotto il regno di Stefano I, che nel 1003 impose anche la cristianizzazione nel segno del Papa di Roma. Nel sec. XI si formarono nuovi importanti gruppi etnici: gli Székely, probabilmente d'origine magiara (o forse unna?) nella Transilvania orientale e i Sassoni (tedeschi e fiamminghi), divisi a loro volta in quattro comunità. A esse il re Andrea II d'Ungheria (1205-35) concesse una larga autonomia, chiamando inoltre i Cavalieri Teutonici stabilirsi in alcune aree di frontiera per proteggere il territorio dalle invasioni dei Cumani (che poi finirono per stabilirsi comunque in Transilvania) e dei Mongoli; da allora i Sassoni si rivelarono il raggruppamento etnico più attivo e più sviluppato culturalmente di tutta la Transilvania, che verso la metà del sec. XIII era completamente amministrata da un “vaida”, o voivoda. Il sistema politico della Transilvania era basato sull'“Unione delle Tre Nazioni” fruenti di grandi libertà e privilegi: gli Székely, i Sassoni e i Magiari, che rappresentavano la nobiltà feudale ungherese. Sotto il loro dominio stavano i contadini romeni, eredi dei Daci latinizzati che erano sempre rimasti nella regione. La necessità di premunirsi contro i Turchi che avanzavano dal sud e contro eventuali insurrezioni dei valacchi spinse le tre “nazioni” a un patto di stretta alleanza (“unione fraterna” di Kapolna, 1437); proprio in quel periodo fu però un romeno convertito al cattolicesimo, Giovanni Hunyadi, a ottenere dal Papa e dal re d'Ungheria il titolo di Principe di Transilvania, nel 1448. Dopo la sconfitta degli ungheresi a Mohács (1526) per opera dei Turchi, la politica dei voivodi transilvani apparve abile e brillante: vassalli ora dell'Impero asburgico ora degli Ottomani, essi riuscirono a garantirsi una specie d'indipendenza e persino ad aspirare ai troni d'Ungheria (con Giovanni Szapolyai e Giovanni Sigismondo suo figlio) e di Polonia (con Stefano Báthory, re di Polonia dal 1576 al 1586). La Riforma intanto moltiplicava i motivi di dissidio interno: i magnati ungheresi si orientarono verso Calvino, i Sassoni seguirono Lutero, i Székely furono unitariani, mentre i contadini valacchi rimasero legati alla Chiesa orientale e i filoasburgici si mantennero uniti a Roma. La Transilvania fu per questo il primo luogo d'Europa dove, anche se per poco tempo, la libertà di culto venne sancita per legge (editto di Torda, 1568). All'inizio del sec. XVII la Transilvania conobbe un periodo di guerre continue per la crisi dell'Impero turco e di quello asburgico, cui si sommava la spinta espansiva dei principi di Valacchia e dei re ungheresi. I tentativi di completa germanizzazione (e cattolicizzazione) della Transilvania portati dalle truppe asburgiche vennero sventati da Gábor Bethlen (1613-29), in quell'epoca uno dei più ostinati nemici degli Asburgo, contro i quali scatenò minacciosi attacchi; il suo successore, György I Rákóczy (1630-48), fu a sua volta un campione del protestantesimo e delle libertà transilvane contro gli Asburgo, arrivando anche a diventare re d'Ungheria. Il periodo di questi due regni, dal 1613 al 1648, venne chiamato l'“età d'oro” della Transilvania, la cui capitale Alba Iulia (Gyulafehérvár, in ungherese) divenne il principale centro protestante in Europa orientale. Nella seconda parte del secolo i Turchi ripresero però l'avanzata e sottomisero per breve tempo la Transilvania; sconfitti poi a Vienna (1683), furono soppiantati ancora una volta dagli Asburgo, che nel 1691 tolsero alla Transilvania l'indipendenza facendone press'a poco una provincia ungherese e forzandone il passaggio al cattolicesimo. Il dominio della casa d'Austria apparve ancora più pesante nel sec. XVIII: Giuseppe II giunse ad abolire i privilegi delle tre “nazioni” sostituendo i principi transilvani con governatori austriaci. Si andava sollevando intanto la condizione dei romeni, che nel 1791 chiesero all'imperatore Leopoldo il riconoscimento di “quarta nazione” della Transilvania e la libertà religiosa; il placet imperiale rimase però lettera morta per l'opposizione della nobiltà magiara e dei sassoni. Il sec. XIX vide ormai di fronte, in una contrapposizione nazionalistica ed economico-sociale, romeni e magiari: nelle rivoluzioni del 1848, i primi si mantennero fedeli all'imperatore combattendo insieme al suo esercito (e poi a quello dello zar Nicola I di Russia, intervenuto a suo favore) contro le armate degli insorti magiari; ne furono premiati (1853-54) con l'abolizione della servitù e la concessione della pari cittadinanza. Ma nel 1867, la nuova struttura dualistica dell'Impero asburgico segnò la fine delle autonomie transilvane; la regione fu incorporata nell'Ungheria e dovette subire uno spietato processo di magiarizzazione, che provocò naturalmente il malcontento dei romeni e l'insorgere di un irredentismo romeno. Quando la Romania si schierò (1916) con l'Intesa nella prima guerra mondiale, la Transilvania fu subito occupata (agosto) da truppe romene, ma l'immediata reazione austrotedesca (settembre-ottobre) ricacciò i Romeni al di là delle Alpi Transilvaniche. Terminata la guerra, fra l'ottobre 1918 e l'agosto 1919 la Transilvania vide mesi caotici in cui le assemblee nazionali delle diverse comunità etniche proclamarono contemporaneamente l'annessione alla Romania e all'Ungheria; il governo comunista rivoluzionario ungherese di Béla Kun tentò l'occupazione militare della Transilvania, ma fu battuto dalle truppe romene che arrivarono a occupare Budapest. Con i Trattati di Versailles e del Trianon (giugno 1919 e giugno 1920), la Transilvania passò al regno di Romania (re Ferdinando I di Romania e la regina Maria vennero incoronati ad Alba Iulia nel 1922), ma la minoranza ungherese rimasta entro i confini romeni non fu meno scontenta di quanto fosse stata, un tempo, la minoranza romena. Nel 1940 l'arbitrato di Vienna (Ciano-Ribbentrop) assegnava una parte della Transilvania all'Ungheria, ma con la pace di Parigi del 1947 l'intera regione tornava a far parte della Romania.

Bibliografia

P. Teleki, Ungheria ed Europa, Budapest, 1940; A. Giannini, Le vicende della Romania, Milano, 1941; F. Curato, La Conferenza della Pace (1919-20), I, Milano, 1942; L. Makkai, Histoire de la Transylvanie, Parigi, 1946; C. Brodherick, Transylvania: a Critical Study, Londra, 1975.