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Alcèsti

(greco Álchēstis), eroina greca, figlia di Pelia e sposa di Admeto. Accettò di morire al posto del marito, al quale il dio Apollo aveva concesso di sottrarsi alla morte, purché un altro si fosse offerto in sua vece. Prima di morire però rivelò all'affranto marito il suo sacrificio ed egli seppe con le sue lacrime commuovere Eracle, tanto che questi scese agli Inferi e la riportò in vita. § Il mito di Alcesti è poeticamente elaborato nell'omonima tragedia di Euripide, rappresentata ad Atene nel 438 a. C. e giunta fino a noi, che si distingue per essere a lieto fine e non priva di qualche nota comica. In Euripide il mito di Alcesti è rimeditato e rivissuto unicamente come realtà umana, priva di venerazione religiosa. Alcesti è, con Antigone, la più dolce e poetica figura femminile lasciataci dalla poesia greca, simbolo dell'amore e della fedeltà coniugale. Alcesti è protagonista anche delle omonime tragedie di J. Racine, rimasta incompiuta, di F. J. de Chaucel detto De la Grange Chaucel, e di P. I. Martello, dell'Alceste seconda (1798) di V. Alfieri, di una tragedia di B. Pérez Galdós e di una di H. von Hofmannsthal. § La stessa vicenda ispirò numerosi musicisti, fra cui G. B. Lulli e Christoph W. Gluck, i quali proprio rievocando l'antico mito realizzarono opere di grande importanza per la storia della musica. L'Alceste di Lulli (1674, opera in cinque atti su libretto di Philippe Quinault) segnò, con il precedente Cadmus et Hermione, il passaggio del compositore francese alla tragédie lyrique e un'anticipazione della riforma gluckiana che un secolo dopo, ancora in una Alceste, quella musicata da Gluck (1767) su libretto di R. de' Calzabigi, avrebbe trovato una delle più significative applicazioni. Gluck stesso ne riassunse i principi ispiratori nella dedica dell'opera a Leopoldo II di Toscana. Nell'Alceste gluckiana (“tragedia per musica” in tre atti, sensibilmente modificata fra la prima rappresentazione avutasi a Vienna il 16 dicembre 1767 e la ripresa parigina del 23 aprile 1776) la vicenda è più lineare che nella tragedia euripidea; le parti migliori, oltre ad alcuni brani corali, sono quelle della protagonista, su cui l'autore si concentra in modo quasi esclusivo, illuminandone con delicatezza i contrastanti stati d'animo.