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Apocalisse

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Sacre scritture

L'ultimo scritto del Nuovo Testamento (e l'unico di carattere profetico) indirizzato “alle sette Chiese che sono nell'Asia” (1,4) che erano allora travagliate sia dalle persecuzioni romane ed ebraiche sia dalle eresie. Nel prologo sono indicati il nome dell'autore (Giovanni) e il luogo della composizione (isola di Patmos). Dopo una prima parte formata da sette lettere (cap. 1-3) inviate alle sette Chiese, ve n'è una seconda (4-22) che contiene sei visioni: il libro con sette sigilli, i sette angeli con sette trombe, i portenti, i sette angeli con sette coppe, la vittoria di Cristo, la Gerusalemme nuova. Oltre a queste visioni ve ne sono altre di minor rilievo. Queste idee e immagini, nella grande maggioranza, sono prese dalla letteratura apocalittica giudaica e adattate dall'autore al nuovo ambiente cristiano che, nella “resurrezione corporea” e nel “regno millenario”, aveva qualcosa di più tangibile in cui credere che non nelle idee di San Paolo e nel Vangelo di San Giovanni. Nel sec. II l'escatologia millenaria diventerà il criterio dell'ortodossia in tutte le Chiese dell'Asia Minore e resisterà a tutte le vicissitudini dei problemi teologici trattati, dando luogo talora a violente manifestazioni di entusiasmo. Il carattere allegorico ed escatologico dell'Apocalisse, con la sua ricchezza di riferimenti immaginifici e simbolici, la viva e potente tensione, fa di essa uno dei libri più suggestivi e più “misteriosi” nel tempo (si pensi all'influsso che l'Apocalisse ha esercitato su molte correnti medievali). Molti studiosi sono scettici sull'autenticità dell'attribuzione a Giovanni; perciò pensano che si tratti di un presbyter Giovanni, che sarebbe vissuto a Efeso. Anche la datazione è discussa. Antichi scrittori (Ireneo, Eusebio, Girolamo) pongono la composizione dell'Apocalisseattorno al 95, altri la fanno risalire all'epoca di Nerone (54-68) e anche di Claudio (41-54). Notevoli sono le differenze linguistiche e di stile che risultano dal confronto fra l'Apocalissee il Vangelo di San Giovanni: il greco dell'Apocalisse è spesso scorretto e lo stile trasandato, mentre nel Vangelo lingua e stile si elevano a un alto livello letterario. Per questo fatto alcuni studiosi avanzano l'ipotesi che l'Apocalissesia opera di un discepolo di Giovanni.

Iconografia

L'illustrazione di episodi dell'Apocalisseè già presente nell'arte paleocristiana e bizantina. L'evoluzione del tema passò attraverso la miniatura per approdare alla pittura monumentale (mosaico detto di Galla Placidia in S. Paolo fuori le Mura a Roma). Nel sec. VIII il commentario dell'Apocalisse di Beato, abate di Liebana (Spagna), è decorato con miniature che sono tra le più antiche e note. Particolarmente importanti nel campo della pittura monumentale sono gli affreschi di San Savin presso Vienne (sec. XI), la cui iconografia prevalse nell'età gotica. L'illustrazione più completa dell'Apocalisse nel Medioevo è costituita dagli arazzi del duomo di Angers, collegabili a codici miniati (ca. 1376-80). In Italia gli affreschi di San Pietro al Monte di Civate, quelli della cripta di Anagni, quelli del transetto della chiesa superiore di. San Francesco ad Assisi preludono al capolavoro di Luca Signorelli: il ciclo ad affresco nella cappella di San Brizio del duomo di Orvieto (1499). La più celebre illustrazione dell'Apocalissesenza dubbio ci è stata fornita dalle 14 xilografie di Albrecht Dürer (1498), che hanno come precedenti le numerose varianti del tema diffuse in Germania dalle Bibbie a stampa. In seguito si abbandonò la rappresentazione dell'intera Apocalisse per prediligerne singoli episodi.