Rembrandt, Harmensz van Rijn o Rhijn

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Biografia

Pittore, incisore e disegnatore olandese (Leida 1606-Amsterdam 1669). Iniziati nel 1620 gli studi umanistici presso l'Università di Leida, preferì in seguito dedicarsi alla pittura, divenendo allievo di J. van Swanenburgh (fino al 1624) e, ad Amsterdam, di P. P. Lastman (1624-25); dal 1625 tenne bottega a Leida con J. Lievens, ma nel 1631-32 si trasferì ad Amsterdam, dove divenne ricercatissimo quale ritrattista e insegnante, e dove svolse attività di collezionista e mercante d'arte. Dopo il 1642, in coincidenza sia con alcuni lutti familiari (la morte di tre figli e della moglie Saskia), sia con una profonda evoluzione del suo stile, la sua fortuna presso i contemporanei declinò progressivamente, e tra il 1657 e il 1658 dovette svendere tutti i suoi beni in favore dei creditori; negli ultimi anni, diradata quasi del tutto l'attività d'artista, continuò il commercio d'arte insieme al figlio Tito e alla compagna Hendrickje Stoffels.

Le opere della giovinezza

La vastissima produzione di Rembrandt (ma molte opere sono state assegnate in epoca successiva ad artisti operanti nella sua bottega) suole essere divisa cronologicamente e stilisticamente in vari periodi. Nelle primissime opere (dal 1625 gli oli, dal 1626 le acqueforti) Rembrandt appare ancora legato al classicismo italianizzante dei suoi maestri, influenza già superata peraltro nella Presentazione di Gesù al Tempio (ca. 1629, L'Aia, Mauritshuis) e nell'incisione della Resurrezione di Lazzaro (ca. 1631), opere in cui raggiunse esiti altamente drammatici giocando sugli effetti di luce e ombra, non senza reminiscenze dei caravaggisti di Utrecht. Nei primi anni di Amsterdam, in seguito al grande successo ottenuto dalla Lezione di anatomia del dottor Tulp (1632, L'Aia, Mauritshuis), dove rinnovò la tipologia del ritratto di gruppo disponendo su diagonali i personaggi e indagandone a fondo le espressioni, Rembrandt eseguì numerosi ritratti secondo i canoni ufficiali: colore sobrio, luce uniforme, particolari ben definiti (Marten Soolmans e sua moglie Oopjen Coppit, 1634, Parigi, collezione privata); “ufficiali”, cioè impostati su schemi convenzionalmente barocchi, sono anche i numerosi quadri religiosi per lo statolderFederico Enrico (1633-46). Una più libera espressione della gioia di vivere si ha invece nelle coloratissime composizioni mitologiche, in parte mutuate da Rubens (Ratto di Proserpina, 1631, Berlino, Staatliche Museen; Ratto di Ganimede, 1635, Dresda, Gemäldegalerie), e nei molti ritratti della moglie (Autoritratto con Saskia,ca. 1635, Dresda, Gemäldegalerie), mentre un'approfondita ricerca delle possibilità dinamiche della linea si nota nei numerosi disegni con studi di nudi e nelle acqueforti (Apparizione dell'angelo ai pastori, 1634). Nel periodo 1636-42 Rembrandt raggiunse l'apice della fama, ma già andava mutando progressivamente il suo stile, tendente alla sobrietà della composizione, alla pennellata larga e pastosa, al colore caldo e tonale della gamma rosso-bruno-dorato: il nuovo stile ha i suoi primi, grandi capolavori nell'Addio di Davide a Gionata (1642, San Pietroburgo, Ermitage), nella famosa Ronda di notte (1642, Amsterdam, Rijksmuseum; più esattamente la Compagnia del capitano Banning Cocq, ed è una scena diurna) e nella complessa ricerca coloristica dell'acquaforte con la Morte della Vergine (1639). Inoltre, dal 1636 Rembrandt prese a trattare un nuovo soggetto, il paesaggio, spesso dal vero, in oli, disegni e incisioni in cui si possono distinguere due filoni, uno di tipo più veristico e uno di tipo fantastico, con una natura in tempesta drammaticamente intesa, influenzato in parte da H. Seghers (Veduta di Amsterdam, ca. 1641, acquaforte; Paesaggio con ponte levatoio, ca. 1640, Madrid, collezione Duca d'Alba).

Le opere della maturità

Il periodo che va dal 1642 al 1655, nonostante l'incomprensione dei contemporanei, fu il più ricco e fecondo dell'attività di Rembrandt, e forse il più apprezzato dalla critica moderna per gli effetti intensamente drammatici e “spirituali” delle sue opere, ottenuti con un'estrema sobrietà della tecnica pittorica, basata essenzialmente sulle masse di luce e di ombra che si compenetrano e si contrappongono. I grandi capolavori vanno dai concentratissimi Autoritratti del Kunsthistorisches Museum di Vienna (il pittore rappresentò se stesso nelle più svariate pose e stati d'animo fin dal 1629) ai quadri religiosi intensamente vissuti (Adorazione dei pastori, 1646, Londra, National Gallery, Cena in Emmaus, 1648, Parigi, Louvre); dai nudi sensuali (Susanna e i vecchi, 1647, Berlino, Staatliche Museen) alle nature morte (Bue squartato, Parigi, Louvre); dai paesaggi intesi come rappresentazione delle forze della natura (Paesaggio fantastico, Londra, Wallace Collection; Il ponte di pietra, Amsterdam, Rijksmuseum) alle serene vedute olandesi (Paesaggio al tramonto, 1654, Montréal, Museum of Fine Arts); dai raffinatissimi disegni a penna e a pennello (nucleo fondamentale a Chatsworth, collezione Duca di Devonshire) alle drammatiche e tecnicamente purissime acqueforti a puntasecca (I tre alberi, 1643; Le tre croci, una delle più alte raffigurazioni del Calvario di tutti i tempi; Faust nello studio, 1652-53).

Le ultime opere

Dopo il 1655, rallentata di molto la produzione di acqueforti e disegni, Rembrandt dipinse ritratti (Jacob Trip, ca. 1661, Londra, National Gallery; La sposa ebrea, Amsterdam, Rijksmuseum), numerosi autoritratti di un'assoluta interiorizzazione (ca. 1664, Firenze, Uffizi, 1669, L'Aia, Mauritshuis), ritratti di gruppo (I sindaci dei drappieri, 1662, Amsterdam, Rijksmuseum) e soggetti religiosi che sono forse la sua più alta espressione dell'umiltà umana di fronte al divino (Giacobbe benedice i figli di Giuseppe, 1656, Kassel, Staatliche Kunstsammlungen; Ritorno del figliol prodigo, San Pietroburgo, Ermitage). Considerato uno dei massimi artisti di tutti i tempi, Rembrandt trattò quindi tutti i temi della cultura della sua epoca, usando in maniera indipendente le tecniche della pittura a olio, dell'incisione e del disegno, nel cui sviluppo segnò una tappa fondamentale; nella sua personalissima ricerca di una verità umana ricondotta all'essenziale, si allontanò rapidamente dalle convenzioni ufficiali dell'arte del suo tempo e la sua pittura venne compresa appieno solo a partire dall'età romantica.

Bibliografia

H. E. van Gelder, Rembrandt, Amsterdam, 1948; L. Münz, Rembrandt's Etchings, Londra, 1952; O. Benesch, The Drawings of Rembrandt, First Complete Edition, 6 voll., Londra, 1954-57; E. R. Meijer, Rembrandt, Novara, 1958; L. Goldscheider, Rembrandt, Paintings Drawings and Etchings, Londra, 1960; C. White, The Drawings of Rembrandt, Londra, 1962; P. Baudiquey, Vangelo secondo Rembrandt, Torino, 1991.

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