Questo sito contribuisce alla audience di

Sjöström, Victor

regista e attore svedese (Silbodal, Värmland, 1879-Stoccolma 1960). Fu con M. Stiller, nei cui film recitò diverse volte, il grande caposcuola del cinema svedese, al quale si accostò nel 1912 dopo una rilevante carriera d'attore teatrale iniziata nel 1896 in Finlandia e proseguita in patria (su testi di A. Strindberg e H. Ibsen, W. Shakespeare, A. Dumas figlio, V. Sardou ecc.) specialmente in compagnie di giro in provincia. Tra le sue interpretazioni dell'epoca va segnalata quella nel dramma islandese di J. Sigurjónsson Berg-Ejvind e sua moglie, dal quale venne poi tratto il film I proscritti. Sjöström tornò occasionalmente alle scene nel 1920 e più stabilmente tra il 1931 e il 1957 su drammi di C. Zuckmayer e K. Munk. Per lo schermo, già nel 1913 con Ingeborg Holm, si dimostrò in grado come regista di volgere il melodramma in un realismo per quei tempi sconosciuto, mentre in Terje Vigen (1916), sulla traccia d'un poema di Ibsen, per la prima volta si confrontò col lirismo della natura. Ma fu nel 1917 con (I proscritti) che raggiunse la sua prima vetta di regista-attore. In certo senso quasi predestinato a tradurre in cinema i romanzi ciclici e le saghe contadine della scrittrice nazionale S. Lagerlöf, ne ricalcò la tematica mistica e umanitaria, già allora sensibilmente arretrata per la Svezia industriale, con fedeltà, discrezione e buona fede, cantando i paesaggi e caratterizzando i personaggi con sempre reiterata inventività. Tösen fraan stormyrtorpet (1917; La ragazza della fattoria Stormyr), Ingmarssönerma (1918-1919; I figli di Ingmar) in due parti, Karin Ingmarsdotter (1920; Karin figlia di Ingmar) furono i titoli successivi, fino a uno più famoso, (1921; Il carretto fantasma) che con la sua miscela naturalistica e irrazionale rappresentò un punto di riferimento per tutto il cinema nordico. Invitato a Hollywood nel 1923 e ribattezzatovi Seastrom, diresse nove film tra cui uno con Greta Garbo e, a differenza di Stiller, riuscì a imporsi alla Metro-Goldwyn-Mayer che gli lasciò mano libera per due opere degne del suo passato: The Scarlet Letter (1926; La lettera scarlatta), dal romanzo di N. Hawthorne, e nel 1928 (Il vento), straordinario western tragico che risultò, in terra straniera, forse la più eccelsa dell'intera sua attività. Rientrato in patria, concluse la carriera registica in Gran Bretagna nel 1936, ma continuò quella di attore e, come direttore della Svensk Filmindustri dal 1943, quella di animatore culturale delle nuove generazioni. Fu prescelto dal migliore e più affezionato dei suoi allievi, I. Bergman, come protagonista di uno dei suoi film più sentiti, Smultronstället (1957; Il posto delle fragole).