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Tarquìnia

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comune in provincia di Viterbo (45 km), 133 m s.m., 279,50 km², 15.162 ab. (tarquiniesi), patrono: Maria Santissima (prima domenica di maggio) e san Secondiano (9 agosto).

Generalità

Cittadina della Maremma laziale, situata alle pendici di un colle alla sinistra dello sbocco del fiume Marta nel Tirreno, in prossimità della via Aurelia. La sua posizione privilegiata la rende popolare meta turistica per i preziosi reperti archeologici e medievali e per le sue risorse naturali: la campagna maremmana, i monti della Tolfa e i monti Cimini, la vista dell'Argentario e dell'isola del Giglio. Fino al 1872 si chiamò Corneto e fino al 1922 Corneto-Tarquinia. È sede vescovile dal sec. IV.

Storia

Tra le più potenti e ricche città etrusche, certamente risalente all'Età del Ferro (forse all'inizio del primo millennio), secondo la leggenda fu fondata verso il 1500 a. C. da Tarconte, originario della Lidia, depositario dell'arte aruspicina e alleato di Enea nella guerra contro Turno e Latino: particolari che adombrerebbero l'origine asiatica degli Etruschi. Gli iniziali rapporti amichevoli con Roma si trasformarono, all'epoca dei Tarquini (sec. VI a. C.), in predominio. Verso il sec. V a. C. incominciò il lento declino e la leggenda parla della cacciata da Roma di Tarquinio il Superbo (509) e delle guerre che ne seguirono. L'ostilità continuò fino alla terza guerra sannitica, allorché Tarquinia, sconfitta con la lega degli italici a Sentino (295), dovette rassegnarsi a riconoscere la supremazia di Roma. Divenuta città alleata, si conservò fedele anche nei momenti più difficili, come durante la seconda guerra punica quando non solo non parteggiò per Annibale, ma fornì a Scipione la tela di lino delle vele per il trasporto dei soldati in Africa (204). Durante la guerra sociale non fece causa comune con gli altri socii. Fu compensata dalla lex Iulia che le concesse la cittadinanza romana (90 a. C.). Centro prosperoso ancora in età imperiale, accolse presto il cristianesimo. In seguito conobbe le devastazioni barbariche e saracene, tanto che gli abitanti si ritirarono sul colle vicino (sec. VIII o IX) dove esisteva già il nucleo abitato di Corneto, il cui nome prevalse. Riacquistata la floridezza con l'agricoltura e il commercio marittimo, si eresse a comune e intrattenne rapporti con Pisa, Firenze, Genova e Venezia. Fu sottomessa alla Chiesa dal cardinale Albornoz (1355), che la tolse a Giovanni di Vico. Subì altre signorie, tra cui quella dei Vitelleschi (sec. XV). Nel sec. XVI tornò sotto il dominio diretto dello Stato Pontificio, di cui seguì le sorti.

Arte

La città etrusca di Tarquinia sorgeva sul colle La Civita, parallelo al colle sul quale sorge l'abitato moderno. Il suo porto era a Gravisca (Porto Clementino). Sono visibili resti delle mura e il basamento a blocchi di un grande tempio, la cosiddetta “Ara della Regina”. Nel nucleo più antico della città (Corneto Vecchio) è possibile ammirare ciò che resta di chiese e palazzi medievali; notevoli sono la chiesa romanica di Santa Maria di Castello (1121-1208), di influsso lombardo con decorazioni cosmatesche, la chiesa di San Giacomo Apostolo (sec. XII) e la chiesa romanico-gotica di San Francesco (sec. XIV). Sono visibili anche diciotto torri quasi intatte (di altre venti rimangono i basamenti). Sulla collina dei “Monterozzi” si estende per chilometri la necropoli, dichiarata patrimonio dell'umanita dall'UNESCO e composta da circa 6000 tombe di ogni forma e dimensione, molte delle quali completamente dipinte. Le tombe a camera decorate costituiscono la più completa documentazione dello sviluppo della pittura etrusca dal sec. VI al II a. C. Tra le più antiche sono le tombe dei Tori, degli Auguri, della Caccia e Pesca, delle Leonesse, dei Giocolieri; del sec. V sono le tombe del Barone, dei Leopardi, del Triclinio, delle Olimpiadi; la tomba dell'Orco è del sec. IV e quella del Tifone del sec. II a. C.

Musei

Il Museo Nazionale Etrusco, collocato nel rinascimentale palazzo Vitelleschi (1436-90), possiede una delle maggiori raccolte di reperti etruschi del mondo. Vi è inoltre custodita l'elegante scultura rinvenuta sull'Ara della Regina, i Cavalli Alati (sec. IV-III a. C), che ornava il frontone del tempio. Di recente istituzione è Etruscopolis, un museo sotterraneo ricavato a 50 m di profondità da una cava usata dagli Etruschi, con un plastico dell'antica Tarquinia e la ricostruzione di alcune tombe famose con affreschi e arredi funerari.

Economia

A partire dagli anni Ottanta del sec. XX la città è stata investita da un processo di progressiva terziarizzazione che ha prodotto un aumento dei servizi di mercato. Mentre i comparti dell'agricoltura (cereali, ortaggi, uva e olive) e dell'allevamento restano significativamente rilevanti, il settore industriale tradizionale (edilizia e chimica) registra una flessione. Consistente è l'industria alimentare (pasta, olio e vino). Di grande importanza nell'assetto economico è il turismo, sostenuto da notevoli capacità ricettive.

Curiosità

Tra le più note feste tradizionali di Tarquinia sono, in primavera, la Giostra delle Contrade, in occasione della quale le cinque contrade, in costume medievale, si sfidano nella Giostra del Saracino, e la Processione del Cristo Risorto, che si svolge la domenica di Pasqua.

Bibliografia

P. Romanelli, Tarquinia, la Necropoli e il Museo, Roma, 1957; M. Pallottino, Tarquinia, Milano, 1959; M. Moretti, La Tomba della Nave, Lerici, 1961; G. Dilcher, Zur Verfassungsgeschichte von Corneto im Frühen Mittelalter, Tubinga, 1963; H. Hencken, Tarquinia and Etruscan Origins, Londra, 1968; P. Cicerchia, Tarquinia, Roma, 1990.