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Lessico

sf. [sec. XIX; da dissociare]. Atto ed effetto del dissociare e del dissociarsi. In particolare: A) in biologia, dissociazione cellulare, separazione e isolamento delle cellule costituenti un tessuto. È una tecnica molto usata in citologia, istologia, embriologia e si effettua mediante l'impiego di sostanze chimiche che agiscano sulla sostanza intercellulare (per esempio, la tripsina) o di microaghi che separino meccanicamente le cellule. B) In psicopatologia, riferito soprattutto alla schizofrenia, stato psicopatologico in cui avviene un deterioramento dei legami fra le varie funzioni psichiche e, di conseguenza, una mancanza d'integrazione e organizzazione dell'attività psichica globale, pur non essendo necessariamente danneggiate le singole funzioni. C) In chimica, scissione di molecole in atomi, gruppi atomici o ioni, per azione del calore o per il passaggio della sostanza in soluzione (dissociazione elettrolitica).

Chimica: generalità

Essendo la dissociazione una reazione di equilibrio, è possibile definire sia una costante sia un grado di dissociazione. La costante di dissociazione è data dal rapporto tra il prodotto delle concentrazioni delle molecole che hanno origine dalla dissociazione e la concentrazione delle molecole indissociate. Consideriamo, per esempio, il caso di un composto binario AB che si dissocia in un catione A e in un anione B; all'equilibrio si ha AB⇄A++B-, indicando allora con c₁ e c₂ e C le concentrazioni rispettivamente di A+, di B- e delle molecole non dissociate, la costante di dissociazione K è rappresentata dalla relazione: c₁∤c₂/C=K. Il grado di dissociazione è definito come il rapporto α, variabile da 0 a 1, tra il numero delle molecole dissociate e il numero di quelle presenti prima dell'inizio della dissociazione.

Chimica: dissociazione elettrolitica

Fenomeno per il quale numerosi composti chimici, detti elettroliti e appartenenti alle classi degli acidi, delle basi e dei sali, in soluzione risultano dissociati in particelle, che secondo la loro natura presentano una o più cariche elettriche positive o negative; tali particelle cariche si indicano con il nome di ioni: cationi si dicono quelle a carica positiva, anioni quelle a carica negativa. Così, l'acido cloridrico, HCl, si dissocia nei due ioni H+ e Cl-, l'acido solforico H₂SO4 in due ioni H+ e uno ione SO;, l'uno e l'altro dando quindi cationi H+, caratteristici degli acidi di questo tipo. Le basi si dissociano invece dando ioni OH- e il corrispondente catione metallico, come per esempio l'idrossido di calcio Ca(OH)₂, che si dissocia in un catione Ca2+ e due anioni OH-; i sali si dissociano nei cationi del metallo e negli anioni dell'acido da cui derivano, per esempio il cloruro di sodio, NaCl, negli ioni Na+ e Cl-. In realtà, la dissociazione elettrolitica non porta alla formazione di ioni puri e semplici ma a quella di ioni solvatati, ossia legati con un certo numero di molecole del solvente. Questa interpretazione della natura delle soluzioni degli elettroliti, formulata nel 1887 da S. A. Arrhenius, consentiva di interpretare in modo convincente i fenomeni di elettrolisi e i valori dei punti di ebollizione e di congelamento di tali soluzioni. Secondo la teoria di Arrhenius, la dissociazione degli elettroliti non è però completa, ma dà luogo a uno stato di equilibrio nel quale coesistono molecole indissociate e gli ioni originati dalla dissociazione: così, in una soluzione acquosa di acido solforico si avrebbero due equilibri:

corrispondenti alla ionizzazione di un solo atomo di idrogeno e del secondo atomo rispettivamente dell'acido solforico. In questi equilibri, la percentuale di molecole dissociate di un elettrolita, cioè il grado di dissociazione, varia in larga misura in dipendenza della natura dell'elettrolita: secondo una vecchia classificazione, peraltro ancora oggi usata, fortissimi o forti si dicono quelli dissociati in modo praticamente completo, medi, deboli o debolissimi quelli dissociati in misura via via minore, fino a molto meno dell'1%. L'entità della dissociazione è influenzata, oltre che dalla diluizione della soluzione, con la quale aumenta, dalla temperatura e da altri fattori, in particolare dalla natura del solvente: l'acqua, che presenta un alto valore della costante dielettrica, è il solvente ionizzante per eccellenza, mentre in altri solventi, a parità di ogni altra condizione, la ionizzazione di un determinato elettrolita può risultare anche di molto minore. Successivamente, una serie di risultanze sperimentali, come per esempio le indagini spettroscopiche condotte sulle soluzioni di ioni colorati, hanno portato a correggere alcuni aspetti dell'originaria teoria di Arrhenius. In particolare si ammette oggi che nelle loro soluzioni gli elettroliti forti siano sempre dissociati in modo completo. In effetti, tali composti allo stato solido sono costituiti da reticoli cristallini che contengono già formati i rispettivi ioni, come per esempio il cloruro di sodio, il cui reticolo è dato da un insieme di ioni Na+ e Cl-: quando il composto passa in soluzione, tali ioni abbandonano il reticolo che va disfacendosi e migrano liberamente nella massa del solvente, senza che neppure una piccola parte di essi si riunisca a formare molecole NaCl indissociate. Questi elettroliti vengono oggi denominati ionofori in quanto, sono soltanto portatori di ioni; mentre gli elettroliti deboli, secondo la teoria di Arrhenius, vengono denominati ionogeni in quanto gli ioni non esistono nella molecola dell'elettrolita solido ma si generano, attraverso una reazione di dissociazione, quando l'elettrolita si discioglie nel solvente.

Chimica: dissociazione termica

Processo nel quale si realizza, mediante riscaldamento, la rottura di una molecola complessa in molecole più semplici, oppure di un composto in altri o addirittura nei suoi elementi costituenti. Tale dissociazione, che avviene con assorbimento di calore, si rappresenta come una reazione chimica omogenea o eterogenea il cui equilibrio si sposta nel senso della decomposizione al crescere della temperatura. Per esempio, nella produzione della ghisa all'altoforno si introduce, oltre al minerale e al coke, anche del carbonato di calcio, che si decompone nella terza zona dell'altoforno secondo la reazione

dando calce e anidride carbonica con notevole assorbimento di calore. La dissociazione termica è molto importante per l'ottenimento, da minerali, di ossidi facilmente riducibili; così, nel caso della siderite, FeCO₃, si esegue una dissociazione termica preliminare in ambiente ossidante secondo la reazione

ottenendo l'ossido ferrico Fe₂O₃, che è ridotto poi facilmente nell'altoforno.