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Storia

Guerre combattute dai Greci contro i Persiani; la prima nel 490 a. C. contro Dario, la seconda nel 480-479 a. C. contro Serse. "Per le guerre persiane vedi cartina al lemma del 15° volume." "Vedi cartina storica vol. 17, pag. 90" Fonte principale per la conoscenza di esse resta l'opera di Erodoto a cui si affiancano, talora contrastando con essa, il libro XI di Diodoro, derivato da Eforo, le “vite” di Aristide e di Temistocle di Plutarco e da ultimo il testo epigrafico del decreto di Temistocle, scoperto a Trezene, da considerare probabilmente un falso propagandistico del sec. IV.

Storia: prima guerra persiana

La causa immediata della I guerra fu la rivolta ionica capeggiata da Aristagora, tiranno di Mileto, e appoggiata con 20 navi da Atene, con 5 da Eretria, che si concluse con la presa e la distruzione di Mileto (494). La tendenziosità e la palese avversione di Erodoto – che attinge notizie e giudizi da Ecateo – al tentativo degli Ioni e al loro capo Aristagora rende difficile la ricostruzione critica degli avvenimenti e la comprensione dei movimenti e degli scopi di Aristagora. Certo va ridimensionata la considerazione erodotea dell'aggressione persiana alla Grecia come punizione di Atene e di Eretria: Dario infatti, già prima della rivolta ionica, aveva cercato di espandere l'impero assicurandosi il possesso degli Stretti, della Tracia e la sottomissione della Macedonia. Le guerre persiane dunque sono un momento dell'espansione achemenide. La spedizione di Mardonio intrapresa nel 492 mirava non, come dice Erodoto (VI, 44), a raggiungere Atene ed Eretria, ma a continuare quella sottomissione dell'Europa che Dario aveva iniziato nel 512. Nel 491 fu fatta ai Greci richiesta di sottomissione, nel 490 una flotta persiana di 100 navi mosse dalla Cilicia e, dopo aver espugnato Nasso e sottomesso le Cicladi, si diresse verso l'estremità meridionale dell'Eubea. Qui i Persiani costrinsero alla resa la città di Caristo e presero Eretria deportandone la maggior parte degli abitanti. Restava da compiere l'azione contro Atene. Per consiglio dell'esule Ippia, Dati, generale persiano, fece approdare la flotta nella baia di Maratona, sulla costa orientale dell'Attica, a ca. 40 km da Atene. A questo punto notevoli sono le incongruenze contenute nel racconto erodoteo (VI, 102-120) sia per quanto riguarda l'improvvisa decisione di Milziade di passare all'offensiva, senza attendere i rinforzi spartani di cui era imminente l'arrivo, sia per quel che riguarda l'esito della mischia per i Persiani che appare più simile a un insuccesso che a una rotta disastrosa se l'esercito persiano poté imbarcarsi sulle navi senza lasciare né prigionieri né preda e poté puntare verso Atene per coglierla di sorpresa: tentativo sventato solo dalla pronta intuizione e velocità di Milziade.

Storia: seconda guerra persiana

Nel decennio che intercorre fra la I e la II guerra persiana gli Ateniesi, su consiglio di Temistocle, rinforzarono la loro potenza navale destinando alla flotta la somma ricavata dallo sfruttamento annuale delle miniere del Laurio (sul numero delle triremi costruite, 200 secondo Erodoto, 100 secondo altri, vive sono ancora le discussioni dei moderni). Questa decisione ebbe un'importanza fondamentale nello sviluppo degli avvenimenti successivi. Il nuovo attacco persiano, sollecitato fin dal 486-485 dai Tessali desiderosi di recuperare, con l'aiuto persiano, la loro egemonia nella Grecia centrale, cominciò a delinearsi solo nel 481. Forze di terra e di mare furono radunate a Sardi. Di qui Serse, figlio di Dario, marciò nel 480 verso Abido e l'Ellesponto. In Grecia già dal 481, per invito degli Ateniesi e degli Spartani, si radunarono presso il santuario di Posidone sull'Istmo di Corinto i delegati delle città greche decise a stringersi in lega per difendersi dal barbaro. Restò fuori dall'alleanza tutta la Grecia settentrionale, con i Tessali, i Beoti e molti altri membri dell'Anfizionia Delfica. Rimasero neutrali Argo, Siracusa, Corcira. Gli alleati, dopo non poche incertezze e contrasti, decisero di opporre resistenza ai Persiani sulla linea delle Termopili e dell'Artemisio. Lo stretto passaggio delle Termopili, fra il monte Eta e il golfo Maliaco, fu difeso con straordinario accanimento dagli Spartani e dai loro alleati, al comando di Leonida, ma ogni sforzo fu vano di fronte alla superiorità numerica e alla perizia tattica del nemico che nell'agosto del 480 riuscì a passare. L'esercito di Serse irruppe, attraverso la Beozia, nell'Attica devastandola, mentre la flotta persiana si presentava dinanzi al Pireo. La flotta greca intanto, di fatto al comando di Temistocle (di nome il capo era il navarca spartano Euribiade), dopo una tempestiva ritirata dall'Artemisio, si disponeva nello stretto bacino di mare tra Salamina e la costa attica. Sulla topografia della battaglia di Salamina (settembre 480) e sui movimenti delle due flotte avversarie molti punti sono ancora oscuri. È gloria precipua di Temistocle aver convinto gli Spartani ad accettare la battaglia ed essere riuscito, con abile manovra, ad attirare la flotta nemica in quell'angusto braccio di mare. La distruzione di gran parte della flotta persiana rese impossibile a Serse l'invasione del Peloponneso: Serse decise così di ritirarsi per svernare a Sardi lasciando Mardonio in Tessaglia per riprendere di là le operazioni nella primavera successiva. Ma nel 479, allorché Mardonio si accinse a passare in Attica, nuovamente sgombrata dalla popolazione, le forze spartane guidate da Pausania si congiunsero a Eleusi con quelle ateniesi. Mardonio si ritirò in Beozia, in vicinanza della distrutta città di Platea: qui si svolse nell'agosto 479 – nello stesso giorno in cui, secondo la tradizione, la flotta greca vinceva a Micale, a nord di Mileto, la flotta persiana – la battaglia che assicurò ai Greci la vittoria definitiva. Alla notizia della vittoria di Micale tutta la Ionia insorse; mentre il re spartano Leotichide con le forze peloponnesiache rientrava in patria, l'ateniese Santippo conduceva la flotta ateniese nel Chersoneso: qui nella primavera del 478 veniva espugnata Sesto, tenuta da guarnigione persiana. Al di là del fatto politico-militare della vittoria sull'invasore, i Greci sentirono nelle guerre persiane la svolta decisiva della loro civiltà, prendendo coscienza, grazie a esse, dell'opposizione profonda fra la loro concezione della libertà e il dispotismo orientale: questa consapevolezza, da cui scaturì fra l'altro la prodigiosa affermazione di Atene nel sec. V, emerge nei Persiani di Eschilo, la tragedia che costituisce la più viva testimonianza contemporanea di questo avvenimento storico.

G. Nenci, Introduzione alle guerre persiane, Pisa, 1958; C. Hignett, Xerxes Invasion of Greece, Oxford, 1963; L. Braccesi, Il problema del decreto di Temistocle, Bologna, 1968; I. Benedetti Martig, Studi sulla guerra persiana, Firenze, 1990.