swing

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s. inglese (da to swing, oscillare, vibrare) usato in italiano come sm.

1) Nel pugilato, lo stesso che sventola. Nel golf, il movimento che il giocatore imprime al bastone per colpire la palla.

2) Nel jazz, effetto di dondolio ritmico che induce l'uditorio a battere il piede, schioccare le dita o dondolare a tempo. Il termine nacque verso il 1898 con il ragtime, a indicare l'effetto danzante generato dal conflitto tra il regolare “um-pa um-pa” di marcia e le continue sincopi nelle melodie. Nel jazz esso divenne un effetto voluto e intensificato ad arte: accentando i tempi deboli della battuta, rendendo più fluida e scorrevole la scansione del ritmo, dilatando appena la durata di alcune note a scapito delle altre e pronunciandole in modo idiomatico. Così perfezionato, lo swing divenne il marchio del jazz nel 1935-45, tanto che il decennio fu detto “periodo swing” . In forme diverse, lo swing è sempre rimasto, anche se non ne è più un ingrediente d'obbligo. Esso inoltre è talora presente in Africa, in Sudamerica e nella musica da ballo derivata dal jazz. Il periodo swing si aprì con l'improvviso successo dell'orchestra di B. Goodman, il cui ritmo danzante espresse felicemente il ritrovato ottimismo dell'America uscita dalla crisi. Ma quel ritmo era stato perfezionato da artisti neri (B. Moten, F. Henderson) rimasti in ombra. In breve lo swing divenne la musica della nazione, una merce prodotta su scala industriale da orchestre bianche, eleganti e vuote (A. Shaw, T. e J. Dorsey, G. Miller, H. James); questa sua facciata inconsistente e caduca conquistò il mondo con i dischi e i film di Hollywood, improntando anche la canzone europea. All'ombra di essa fiorì il più genuino e duraturo swing nero. Esso fu creato da orchestre capaci di sposare orecchiabilità e ricerca (D. Ellington, J. Lunceford) o di far ballare con un ritmo infuocato (W. Count Basie, C. Webb). Ma toccò l'apice nell'opera di alcuni eccelsi improvvisatori neri (R. Eldridge, C. Hawkins, L. Young, B. Carter, J. Hodges, T. Wilson, A. Tatum, C. Christian, L. Hampton, B. Holiday) spesso riuniti in piccoli complessi. Tra questi spiccano quelli in cui Goodman (unico genio bianco dello swing) riuscì a far convivere solisti bianchi e neri in opere d'ammirevole equilibrio ed eleganza. Nel 1945, con l'esplosione del bebop, lo swing apparve di colpo datato, e cadde nell'oblio.

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