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Biedermeier

Nome di un gusto, di una letteratura, di una corrente figurativa e di uno stile di arredamento fioriti nell'età della Restaurazione in Germania. Il termine era all'origine il parodistico cognome (bieder, dabbene) di un personaggio, un maestrino filisteo, rinunciatario e sentimentale, autore fittizio di una raccolta di poesie pubblicate da L. Eichrodt fra il 1850 e il 1857 sulla rivista umoristica Fliegende Blätter (Fogli volanti). Il termine, dispregiativo, entrò nella storia della cultura agli inizi del sec. XX, passando a significare non più solo un “tipo”, ma un'intera epoca, un modo di vedere la vita limitato ma non privo di risorse e di grazia. L'età del Biedermeier vede infatti la crisi dei valori del Romanticismo e l'affermarsi di una filosofia della rinuncia alla soluzione dei grandi problemi e alla conciliazione di reale e ideale. Un sorridente-melanconico procul negotiis che insegna il culto delle “piccole cose” e una specie di quietismo in armonia con gli ordinamenti dello Stato, l'ethos classico del dominio sulle passioni e sulle forze demoniache che ci insidiano, un nostalgico ripiegamento sul passato, con forti venature barocche, specie in Austria, terra cui il Biedermeier risulta particolarmente congeniale, un amore per una natura dagli sfondi mitici e paurosi confluiscono nel Biedermeier con i prodromi del realismo e del materialismo e col pensiero della destra hegeliana. Non tutto è ridicolo in quest'epoca che sta attirando sempre più l'attenzione degli storici della cultura. In letteratura, ad autori “impolitici” e antieroici come lo squisito Mörike (che Lukács non esita tuttavia a definire “nanetto da giardino”) si affianca il “patriota” Uhland; nello stesso movimento rientrano mondi poetici lontanissimi, come quelli di Grillparzer, Stifter, Raimund, della Droste-Hülshoff, di Lenau ecc. Il particolarismo tedesco, consacrato dalla Restaurazione, favorisce lo sviluppo di letterature regionali; tacciono i sodalizi letterari; il Biedermeier non ha manifesti programmatici. Fioriscono la Unterhaltungsliteratur (letteratura amena) e i generi minori come gli almanacchi letterari, la novella, il racconto in versi, la Dorfgeschichte (storia paesana, creata da B. Auerbach) e la ballata. In pittura, con Moritz Ludwig von Schwind e Peter Fendi si giunge a composizioni deliziose e intime, che hanno qualche affinità con quelle di certi impressionisti francesi e dei macchiaioli toscani. Lo stile Biedermeier si ritrova nelle piccole cose, nel mobilio di casa, nelle stoviglie, in tutto quanto serve a rendere gemütlich (accogliente) la casa, unico rifugio rimasto. § Lo stile di arredamento Biedermeier, sviluppatosi principalmente nei Paesi di lingua tedesca, è una derivazione dello stile Impero, con una ricerca di maggior sobrietà e funzionalità nelle forme e un deciso rifiuto degli ornamenti in bronzo. Molto diffuso tra le classi ricche e medie fra il 1825 e il 1860, è caratterizzato dalle sedie con gambe curvilinee, dai divani ben imbottiti disposti intorno al tavolo da tè a formare il centro per la conversazione, dalle tappezzerie a tinte vivaci, dai tappeti, dai ricami a punto croce, dai soprammobili; tipico anche il mobile a vetrina (detto servante) per mettere in mostra le porcellane e le cristallerie. I materiali usati per l'esecuzione dei mobili sono il mogano (adoperato per le impiallacciature), il legno di ciliegio, di pero, di quercia e di betulla. Durante l'ultimo periodo lo stile si appesantisce nello sforzo di adattarsi a quello neorococò.

Bibliografia

A. P. Berkhout, Biedermeier und poetischer Realismus, Amsterdam, 1942; C. Magris, Il mito asburgico nella letteratura tedesca moderna, Torino, 1963; W. Weiss, Enttäuschter Pantheismus, Vorarlberg, 1967; M. Praz, La filosofia dell'arredamento, Milano, 1981.

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