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Fòzio

teologo bizantino, patriarca di Costantinopoli (Costantinopoli circa 801-circa 892). Di famiglia nobile, ebbe una vastissima cultura e fu maestro di filosofia e teologia. Chiamato a corte, fu nominato presidente della cancelleria imperiale. Succedette come patriarca di Costantinopoli a Ignazio, deposto nell'847 dall'imperatore Michele III, ma non ottenne il riconoscimento di papa Niccolò I, che nel Sinodo dell'863 lo condannò. Forte dell'appoggio dell'imperatore, Fozio, prendendo a pretesto l'introduzione nel Credo del filioque, osò scomunicare il papa nel Sinodo dell'867 provocando uno scisma. Il nuovo imperatore Basilio lo depose e Fozio fu condannato nel Concilio Costantinopolitano IV (869-870), indetto con l'approvazione di papa Adriano II; poté riottenere il patriarcato solo dopo la morte di Ignazio (877), non senza un monito benevolo di papa Adriano III. Nuovamente deposto dall'imperatore Leone VI (886), si ritirò in un monastero. È venerato come santo dalla Chiesa orientale. Delle sue opere, oltre all'Epistolario, ricco di testimonianze sull'uomo e il suo tempo, alle Omelie e ai Sermoni, si ricordano soprattutto il Lexicon, la Bibliotheca e l'Amphilochia. Il Lexicon s'inserisce nella grande tradizione glossografica risalente all'ellenismo. La Bibliotheca (titolo originale Myriobiblon) è una rassegna di 279 opere, riassunte e (per la prima volta nella storia) “recensite”, in base a un gusto letterario atticistico e alla sensibilità di cristiano ortodosso dell'autore. Composta forse nell'838, l'opera è un repertorio di fondamentale importanza per la conoscenza della letteratura greca. L'Amphilochia, ritenuta, a differenza delle precedenti, un'opera della vecchiaia di Fozio, è una raccolta di 300 quaestiones, per lo più religiose, dirette ad Amfilochio, metropolita di Cizico.

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