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Mandèi

(Mandājê, gnostici), comunità religiosa che risiede, suddivisa in piccoli gruppi, nell'Iraqmeridionale e lungo il fiume Karun (Iran). Oggi consta di ca. 35.000 seguaci. I Mandei, oltre che una loro propria religione, hanno una cultura autonoma rispetto all'ambiente in cui sono insediati: sono di lingua aramaica e posseggono una scrittura originale. Varie sono le ipotesi sulla genesi di quest'isola culturale; le più accreditate fanno dei Mandei una comunità ebraica eterodossa, trasferitasi all'inizio dell'era cristiana (sec. II, al più tardi) dalle rive del Giordano prima verso oriente e poi nelle sedi attuali mesopotamiche. C'è chi ha visto nei Mandei la testimonianza vivente di un paleocristianesimo, o meglio di quel movimento religioso che faceva capo a San Giovanni Battista e che aveva il suo centro nel rito battesimale. Tale rito infatti costituisce uno degli aspetti più importanti della liturgia mandea, e Giovanni (Jôhānā) è ricordato in vari testi come “Profeta della Verità” e “Inviato dal Re della Luce”. Egli è però considerato come avversario di Cristo e, quale profeta, si oppone a Maometto. Da ciò si ricava che i Mandei fossero in origine una setta ebraica dissidente o eretica, in conflitto sia con i paleocristiani, sia con l'ortodossia ebraica. C'è nei testi dei Mandei un'aspra polemica nei riguardi dell'ebraismo, dalle cui file, tuttavia, essi stessi dicevano di trarre origine. Fino all'epoca dei grandi fermenti che diedero vita al cristianesimo, essi stessi adoravano il dio ebraico (Adonai), poi rinnegato come falso e cattivo. D'altra parte è molto arduo cercare di dedurre indizi storici dalla documentazione degli stessi Mandei, che è costituita da una letteratura religiosa, senza alcun interesse per le vicende storiche: al limite, si potrebbe anche presumere che gli eventuali indizi storici non siano altro che elementi della propaganda ebraica, cristiana e islamica, variamente elaborati in loco e utilizzati ai fini di un costrutto mandeo e per distinguere questo costrutto da altre formazioni religiose. Lo stesso rito battesimale, vista l'importanza che gli conferisce il Vangelo, potrebbe essere penetrato proprio per la predicazione evangelica, anziché essere un elemento originario perpetuato dalla comunità religiosa fondata da San Giovanni Battista. Il nome del Giordano, che i Mandei danno a ogni polla d'acqua utilizzabile ai fini battesimali, potrebbe essere ugualmente mutuato dalla tradizione cristiana, e dunque non ci attesterebbe tanto una realtà geografica quanto un'“idea”. La stessa Gerusalemme di cui si parla nei testi mandei è una realtà mitica e non geografica; tanto è vero che la si pone sulle rive dell'Eufrate. E infine Giovanni Battista, visto come avversario di Gesù, può nascere dall'interpretazione in senso anticristiano della contrapposizione implicita, ma in altro senso, già nel Vangelo. Queste considerazioni sono imposte dalla comparazione storico-religiosa, in quanto si conoscono, per esempio in Africa, numerosi movimenti religiosi indigeni che hanno interpretato ai propri fini la predicazione missionaria cristiana, acquisendo il rito battesimale al centro della loro liturgia e il Battista, il Giordano e Gerusalemme nella loro mitologia. Quel che la documentazione mandea ci attesta sicuramente è un'ideologia religiosa di tipo gnostico e la sua formazione, come problema storico, riguarda lo gnosticismo in genere, come continuazione dell'antico dualismo mazdeo nei termini di culture in qualche modo condizionate dalla propaganda biblica, sia ebraica sia cristiana. La documentazione mandea è costituita da una vasta letteratura, anonima, in versi e in prosa, di difficile interpretazione in senso unitario e organico. I testi più antichi risalgono forse al sec. III. I più importanti sono: il Ginza (Tesoro) con contenuto dottrinale, mitologico e cosmologico; il Libro di Giovanni (o dei Re), di contenuto mitologico ed escatologico; il libro canonico di preghiere, detto Qolastā (Inni). L'ideologia di base è un dualismo che vede nella realtà gli effetti di una lotta tra le forze del bene (o della Luce, nhura) e le forze del male (o delle Tenebre, ksuka). Da una specie di Essere Supremo (designato con vari nomi, tra cui “Vita”) della Luce promanano per gradi altri tre esseri supremi (altre “Vite”) di universi sempre inferiori, fino all'ultima Vita, di nome Ptahil, creatore di questo mondo. La lotta tra Luce e Tenebre si esplica in una presa di contatto stabilita da uno o più esseri dei due campi, intesa sempre come una caduta da una condizione originaria ottimale. D'importanza fondamentale appare l'esigenza di mettere in una relazione di analogia le realtà terrestri con le ideali realtà celesti: a questo scopo la realtà umana si proietta in un Adamo prototipico celeste che sarebbe servito da modello alla creazione dell'Adamo terrestre. La soteriologia predice il ricongiungimento delle realtà terrestri alle realtà celesti, promosso da un comportamento dei terrestri adeguato ai modelli celesti. Donde la necessità dei riti battesimali purificatori che liberano i Mandei dal “mondano” condizionato dagli esseri delle Tenebre. I riti battesimali si tengono ogni domenica in acque correnti denominate “Giordani”; per la frequenza di questi riti gli Arabi hanno chiamato i Mandei Subba (Battisti). Essi stessi oltre che Mandei si sono chiamati anche Nasorei, ossia “osservanti”. La stretta osservanza delle regole religiose ha fatto delle comunità mandee altrettanti centri teocratici, in cui il sacerdote è anche “re” (malka). Fino al sec. XIX esisteva anche un “sommo sacerdote”, una specie di re dei re delle singole comunità, detto ris ama (“capo del popolo”), ma adesso questa carica è vacante. È un segno della disgregazione dell'unità organica mandea. I Mandei, che vanno sempre diminuendo di numero, sopravvivono in piccole comunità disperse, anche se ancora collegate culturalmente.

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